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venerdì, 20 novembre 2009
 
A storm this way comes





Questa è una di quelle notti.

Da queste parti, quando il cielo è quello di stanotte dicono essere tempo da terremoti.
Ieri notte una scossa, una scossa di quelle piccole che ormai nemmeno più ci facciamo caso, ha ricordato a tutti che il mostro dorme, ma che nel sonno ci si può sempre muovere. Di scatto, se è il caso.
Una scossa piccola piccola, giusto al centro dello Stretto. Del tipo "occhio, io sono sempre qui, eh?".

Questa è una di quelle notti, quelle notti annunciate da un cielo lattiginoso, livido, con le nubi cariche d'umidità e basse basse, di quelle che guardi in alto e le luci gialle gli si infrangono contro, e sembra sempre che davanti a te, oltre la collina, oltre il palazzone, dietro la curva, il mondo stia prendendo fuoco.
Alzi gli occhi e la notte è color arancio opaco. Tempo da terremoti, dicevano una volta i vecchi.
Quelli che il terremoto l'hanno vissuto davvero.

E' mentre torno a casa da lavoro, a mezzanotte, che i cani mi abbaiano contro. E' la strada che faccio ogni sera, sempre la stessa, stessi passi uno davanti all'altro, stesso asfalto lucido, stesse mattonelle sberciate, stessa immondizia lasciata ad ammonticchiarsi ai lati del marciapiede.
Ma stanotte è una di quelle notti.
Il cielo è rosso e nebbioso. Anche la luna è rossa, quel primo spicchio di luna nuova che riesce per un attimo a fare capolino tra le nuvole arancioni, giusto il tempo di lanciarti un'occhiata severa e poi tornare dietro le quinte umide e viscide del cielo innaturalmente colorato.
Tempo da terremoti. E i cani mi abbaiano contro dalla terrazza del palazzo che ogni giorno, due volte al giorno, guardo dall'alto in basso. Dritto negli occhi.
E stanotte i cani mi abbaiano contro. E i cani i terremoti li avvertono prima degli uomini.

Questa è una di quelle notti che camminare fino a casa mi viene faticoso, e non mi aiutano gli Hellacopters nelle orecchie, non mi danno la carica gli Mc5, non mi sostengono i Sonics. Niente da fare.
E' il cielo, il cielo colorato innaturalmente. Mette ansia. No. fa paura. Fa proprio paura. Da cacarsi sotto.
Sa di catastrofi annunciate.
Di punizioni da vecchio testamento.
Di luci che si spengono e di voci che tacciono giusto un attimo prima dello scatenarsi dei fuochi e dell'alzarsi delle urla di orrore. Stanotte è una di quelle notti.



C'è un semaforo, a Giampilieri, che regolava il traffico in una di quelle stradine che una montagna sbriciolata ha spazzato via, franando e cancellando un paese dalle carte geografiche. Il semaforo ha resistito alla furia degli elementi, alla terra che s'è animata e s'è presa quaranta vite come tributo.
Funziona ancora.
Rosso poi verde, giallo e poi di nuovo rosso, verso una strada che non esiste più di un paese che non c'è più. Sembra il semaforo di Twin Peaks, quello sospeso al centro della strada, quello che il vento faceva dondolare piano, ritmicamente, ipnoticamente, quello che cambiava colore a beneficio di nessuno, quello che a vederlo inquadrato così, con una nota ostinata sotto e l'ambientazione notturna e crepuscolare di David Linch faceva gelare il sudore lungo la spina dorsale.
Sembra una presa per il culo di un dio perfido, quel semaforo di Giampilieri ancora in piedi e ancora attivo quando tutt'intorno è tutto morto. Tutto finito.



Questa è una di quelle notti in cui volendo si riuscirebbe anche a trovare un significato, a quel semaforo. Servirebbe solo ascoltare con un po' più d'attenzione i Blue Oyster Cult.
Per esempio.
Che quando sono obbligato a tenere lo stereo a basso volume per via dell'ora e fuori il cielo incombe sulle colline fagocitandole e colorando l'aria di una nebbia arancione che non ci sarebbe bisogno della luce per vedere nella notte, se non fosse che un brivido freddo dentro suggerisce che c'è qualcosa di temendamente sbagliato nel farsi guidare di notte da una luce naturale colorata di sfumature di rosso, ecco, i Blue Oyster Cult trovano all'improvviso ragione di essere piazzati lì, all'interno della mia collezione di dischi giusto tra Under the big black sun degli X e Ghetto Blaster delle Red Aunts.

Tempo da terremoti, lo chiamavano i vecchi.





Garantisce Mister TheGoblin | novembre 20, 2009 00:34 | commenti


venerdì, 13 novembre 2009
 



The Teethgrinder's tale






E' la Bop's Manor che si prende cura delle mie spoglie mortali quando il giovedi notte torno a casa che ormai pure i lupi hanno smesso di ululare e i pipistrelli di pipistrellare, vittima di un lavoro in nome della passione e dell'onore che impiego per svolgere il quale, mi sta succhiando anche quel residuo di energia che tenevo di scorta per quando sapevo ne avessi avuto bisogno.

Tipo adesso. Tipo martedi, quando dovrò sottopormi ad un interrogatorio perchè un trafficante d'armi, tangentista, massone e mafioso si è sentito offeso e vilipeso e vituperato e financo diffamato dal fatto che io abbia ricordato al mondo che su 'sta cazzo di palla di fango putrescente passeggia tranquillamente e a piede libero un trafficante d'armi, tangentista, massone e mafioso. E per questo dovrò sottopormi ad un interrogatorio. Che mentre il maresciallo ed il luogotenente della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri mi spiegavano tutta la faccenda, impedirgli di ridere con le lacrime è stata davvero un'impresa titanica. E poi tutt'e tre abbiamo bestemmiato. Io perchè mi toccava per diritto, loro due perchè le indagini di tre anni in giro per il mondo per cercare di inchiodare il trafficante d'armi, tangentista, massone e mafioso le avevano sanguinosamente condotte anche loro, anche loro avevano girato l'Italia e mezza Europa in lungo e in largo per tre anni, alla ricerca di carte, di conti, di testimonianze per mettergiela finalmente nel culo al trafficante d'armi, tangentista, massone e mafioso che invece oggi passeggia a piede libero ed è servito e riverito e si inalbera se un minimo ristabilisco unaa verità che non è la verità giudiziaria, una verità che grida vendetta di fronte a DIo, di fronte a Dio e agli uomini, a quegli uomini come il maresciallo e il luogotenente che perchè si potesse scrivere su carta bollata, quella verità, hanno sacrificato famiglia, amori, figli e carriere. E sono luogotenenti e marescialli da venti anni.

E' la Bop's manor che mi ascolta quando alle quattro e mezza di mattina, nudo a letto mentre tutt'intorno ci sono dodici gradi mi siedo sul bordo, al buio, respiro profondo e tento di aprire la mascella che a furia di digrignare i denti mi si è bloccata sulle posizioni ghigno bastardo, ghigno vendicativo e ghigno bestemmiante. E non è un bel vedere.

E' la Bop's Manor che mi spinge tra le braccia di Morfeo quando mi accorgo che i particolari dei pensieri omicidi che mi vengono in mente giusto prima di chiudere gli occhi e perdere i sensi, sono un po' troppo lucidi, un po' troppo studiati, un po' troppo pronti per essere messi in pratica senza eccessive modifiche.

E' la Bop's Manor
che ancora mi tiene aggrappato a quel flebile sospiro di realtà che varcarlo sarebbe un attimo, varcarlo e scomparire, varcarlo e lasciare dietro una lunga scia di cadaveri, varcarlo e rendere il mondo un posto migliore coi metodi che usavano gli avi, teste rotolanti e via passeggiare.

E' la Bop's Manor.

Lei e Medusa.

E insomma, per quanto possa essere merdosissima l'esistenza che mi sono scelto, basta quella salitina di venti metri per accedere alla quale in due secondi vìolo sei, sette inderogabili norme del codice della strada, quelle piante di cappero e ficodindia che accarezzo con la ruota davanti di Alice, quelle scale in cotto che sono sempre umide, sia estate o inverno, quegl'alberi d'ulivo, d'arancio, di limone e di mandarino che vedo e che prima di vedere annuso ovunque mi giri, quel cancelletto di ferro battuto che mi separa dal balconcino-ino-ino, quella porticina verde che appena la apro mi sentono fino a Trapani, quello zerbino di vimini davvero troppo etnico sul quale mi disfo degli anfibi, quell'interruttore della luce che è due passi più in là di quanto dovrebbe essere, quell'odore caratteristico che hanno tutte le Bop's Manor, basta tutto questo.

E poi arrivo qui.












E la vita, nonostante tutto, ritorna a sorridere.

Sempre coi denti digrignati.











Garantisce Mister TheGoblin | novembre 13, 2009 18:54 | commenti (2)


giovedì, 29 ottobre 2009
 
Open up and bleed



(diceva quel tale)







734-663-5549

Era il numero di telefono di Ron Asheton, questo.
Non sto coglioneggiando, dico sul serio. Avevo pure l'indirizzo e-mail, e due o tre volte gli ho scritto. E mi ha risposto.
Terrortubbies chiocciola hotmail.

A telefonare ho provato solo una volta. Mi ha risposto, ho atteso tre secondi e poi ho chiuso.
Non sapevo che cazzo dirgli.
Erano le due di notte, mi sono fatto due calcoli e ho pensato che non avrei rotto troppo il cazzo se l'avessi chiamato lì a Detroit. E invece nemmeno una parola.
Non sapevo che cazzo dire.
Non avevo un cazzo da dirgli
Telefono a quanto di più prossimo ad una divinità abbia mai avuto e non mi viene in mente un cazzo da dirgli. Nemmeno un "Hi Ron", nemmeno una stronzata qualsiasi tipo "You're the best". Sono rimasto lì, con la cornetta premuta all'apparecchio telefonico, sentendomi molto Clizia Gurrado in "Sposerò Simon Le Bon. "Cazzone come pochi altri, nei tempi dei tempi. E avevo già quasi trent'anni.

Erano i tempi in cui ascoltavo TV Eye alle quattro di mattina, ogni volta come fosse la prima volta, quella prima volta che il respiro mi si è mozzato ed il cazzo mi si è marmorizzato, che ho sentito una botta dietro la testa, tipo nel cervelletto, come una legnata che mi ha annebbiato la vista per una trentina di secondi e mi sono visto tutta la storia della musica frullata e gettata nel cesso con un sonoro splosh ed ho capito cos’era che andava e cosa invece non andava nemmeno per il cazzo.

E telefonavo a casa Asheton, Ann Arbour, Detroit, Michigan, United states of America.

E 'sti gran cazzi.

Ecco, questa è una di quelle sere, di quelle sere che diventano quelle notti, di quelle notti durante le quali avrei potuto telefonare a Ron Asheton e dirgli che un suono di chitarra come quello di Funhouse non l'ho mai più sentito, durante le quali commettere le peggio cazzate sarebbe perfettamente normale, durante le quali dormire sarebbe un delitto e rigirarsi cercando di dormire lo è ancora di più, ma ancora niente in confronto al giacere supini colle braccia dietro la testa ad abituare gli occhi al buio e far guizzare lo sguardo lungo il soffitto in attesa di qualcosa finchè il cielo inizia a colorarsi di barlumi di luce.

Una di quelle notti in cui l'idea di telefonare a Ron Asheton sembra perfettamente congrua.

Questo, oppure uscire e massacrare qualcuno.

Ron Asheton.
Uno che la mattina, appena messo il piede fuori dal letto, come prima cosa avrebbe dovuto bestemmiare iddio padre onnipotente per mille ed un motivo.

Il 6 gennaio scorso è morto. E io non gli ho mai parlato.





Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 29, 2009 00:17 | commenti (2)


lunedì, 19 ottobre 2009
 
 Mesiano? Un dilettante








 
Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 19, 2009 15:44 | commenti (1)


sabato, 17 ottobre 2009
 

If Joey sings "Life's a gas"



you better believe it






E insomma succede che ne ho viste talmente tante in questi giorni che ormai vedo, sento, annuso e sogno morte in ogni dove.
E l'autunno non aiuta.
Su quanto mi stia sul cazzo l'autunno, per coloro ai quali interessa, non si avrà difficoltà a rintracciarne testimonianza qui, in giro per i sette mesi di settembre archiviati da quando esiste questo blog.
Sette anni.
Com'è che non mi sia ancora rotto i coglioni di mettere i miei cazzi in piazza non lo so davvero. Il blog, dice. Che da qualche parte ho già sostenuto essere l'equivalente del farsi le seghe con la porta del bagno aperta mentre i genitori sono a casa.
Ma non è di onanismo che avevo intenzione di scrivere.
Di cosa cazzo avessi intenzione di scrivere non lo so nemmeno io.
Ho visto morti.
Morti veri, morti di quelli che non respireranno più, non apriranno più gli occhi, non tiferanno più Messina, non s'incazzeranno più, non vedranno più quell'autunno del quale io mi lamento e mi sento un bel po' stronzo, perchè per quanto merdoso possa essere l'autunno ho sempre la possibilità di continuare a pensarlo, che l'autunno è merdoso. E non è poco. Nemmeno per il cazzo è poco, quando vedi con gli occhi, annusi col naso e tocchi con le mani le vite alle quali ormai tutto questo è precluso.
Morti veri, morti per davvero. Uno di quegli spettacoli che onestamente spero di non dovre mai più rivedere, e che anche se faccio il fico in fondo in fondo una stilettata nello stomaco la sento ancora, se ripenso a queste due settimane.
E vedo morte ovunque. E sogno di morte. E tutto si tinge di nero. Come la porticina rossa di cui dicevano i Rolling Stones.
E quindi, scusami Joey, ma che la vita sia uno spasso è una minchiata che potevi tranquillamente risparmiarti. Anche in considerazione del fatto che non sei arrivato a cinquant'anni, e che farsi spazzare via da un linfoma due anni dopo aver cantato che la vita è uno spasso sembra una macabra presa per il culo. E non è che i Ramones che ti sono sopravvissuti per qualche altro mese direbbero diversamente, se potessero parlare. Ma è difficile che lo facciano, da tre metri sottoterra.




E però, quando voglio convincermi che dopo tutto 'sto cazzo di vita non è la peggiore che potesse capitarmi, mi basta ascoltare The boys are back in town dei Thin Lizzy (quelli veri, quelli del 1976, Brian Robertson, Scott Gorham, Phil Lynnot e Brian Downey, quelli del boogie e delle armonizzazioni di chitarra, dei jeans stretti a pelle e della voce soul), mi bastano le prime due note evvaffanculo se non sospiro profondo e faccio un mezzo sorriso, quelli del tipo "ma si, in fondo chi se ne fotte", quell'attitudine alla Amici miei, alla me ne fotto tre cazzi, alla vada-come-deve-andare-io-resto-sempre-qui.
E allora mi trovo a considerare che si, insomma, tutti i torti alla fine Joey ramone non ce li aveva. La vita è uno spasso. Soprattutto se la puoi continuare a vivere.
Bello avere maestri che ti indottrinano in quattro quarti veloci.
Più che altro, è preoccupante il fatto che a trentasei anni inoltrati bastino due accordi di Gibson Les Paul in un Marshall Supelead a farmi stare bene. A questo punto occorrerebbe aggiungere che due o tre bicchierini di qualcosa di alcoolico aiutano non poco. E insomma, tre accordi e torno a posto. Poi magari penso che Phil Lynnot è morto di overdose, che i Thin Lizzy si sono pateticamente riuniti senza il leader e l'anima di quelo che una volta era un gran gruppo e oggi è un'accolita ridicola di pensionati male in arnese, che se oggi voglio sentire qualcuno suonare The boys are back in town devo per forza ascoltare i Bon Jovi e quindi ripiombo nell'onirismo macabro e mortifero.
E quando ripombo mi capita di fare cose strane. Tipo regredire allo stato adolescenziale. E riprendere in mano le penne a china. E i fogli bianchi. E la lampada dalla luce soffice e obliqua. E i Bad Religion nello stereo. E pure il rhum a bicchieroni interi. E provare se mi riesce ancora di disegnare pezzi di cuore in bianco e nero, strisce d'anima a inchiostro su foglio ruvido, nevrosi e paure e pure un po' di speranza a forme liquide. Come facevo quand'ero un po' più innocente.

Era bellissimo avere diciannove anni.





Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 17, 2009 20:36 | commenti (2)


lunedì, 12 ottobre 2009
 
Ho visto cose che




Ho visto la morte. la morte quella vera, quella che puzza, quella che lascia tracce, quella che sporca, quella che si tocca ed è molle e sfatta, quella che ti fa salire un groppo in gola, e non sono lacrime, non sono solo lacrime, quella che la retina imprime in quelle parti del cervello che non dimenticano, mai.

Ho visto gli occhi, quegli occhi che mio nonno mi raccontava di avere visto da chi aveva subìto le bombe sulla testa durante la seconda guerra modiale. Occhi che hanno perso il colore, la profondità e l'anima. E sono diventati pozzi bui dove la luce non arriva. Che quando i tuoi figli li tirano fuori a pezzi da cinque metri di fango, ecco, mantenere intatta la sanità mentale non è cosa facile.

Ho visto la faccia feroce della natura, la faccia vendicativa della natura che s'incazza e come un dio da vecchio testamento ammazza, smembra, stermina e resta lì, immobile, perchè la cosa non la riguarda. E tutto scorre come prima. Se non fosse che la natura non conosce il bene o il male. Se non fosse che il bene o il male lo creano gli uomini.

E quindi ho visto uomini che si raccontano le loro verità e si lavano la coscienza, si beccano gli applausi e non devono nemmeno sforzarsi a mentire, a promettere qualcosa che sanno immediatamente che non manterranno, a giurare e spergiurare il falso. E ho visto una città che invece è rimasta composta, in silenzio, a tenersi dentro quel dolore che non era il caso di dare in pasto a chi non avrebbe mai capito perchè e nonostante tutto ci avrebbe pontificato sopra.

Ho ascoltato scuotendo la testa l'enorme mole di cazzate dette e scritte dalle grandi firme nazionali, in prima pagina, in prima serata, in prime time. Quelli che arrivano, saccheggiano il lavoro di anni, tagliano e copiano e incollano alla cazzo di cane e poi vanno via, con lo stesso spirito degli esploratori del primo '800 nei confronti del buon selvaggio.

Ho visto gli esperti, esperti no si sa di cosa e a che titolo, farsi bianchi di fronte ad evenienze che chiunque avrebbe previsto. Chiunque tranne gli esperti, che arrivano sempre in ritardo a spiegare cosa avrebbe dovuto fare chiunque al posto loro. Ma chiunque non è un esperto, e come tale non conta un cazzo.







E poi però ho visto il mio lavoro, il lavoro di chi chiuso qui dentro con me si fa il culo per dodici ore al giorno, risarcito con la dignità ed il rispetto che ogni tanto qualcuno gli riconosce, con il credito e l'attendibilità che so, che sappiamo di meritare, con la soddisfazione della consapevolezza che a sbraitare ed abbaiare contro la luna prima o poi qualcuno si accorge di chi aveva ragione e chi no.

Ho visto le facce imbarazzate di chi non sa come rispondere alle domande, di chi non ha più niente da inventare per mascherare la verità, quella verità che ti arriva addosso come una valanga di fango e ti travolge, ti uccide. Ho sentito le risposte balbettanti prima e piccate poi di chi non sa più come giustificare l'incompetenza, la strafottenza, la mediocrità di scelte, cose e persone.

Ho visto una parata di facce importanti, di quelle che appaiono la sera sui tiggì, di quelle davanti ai quali ci sarà sempre un esercito di leccaculo e sottopancia pronti a scappellarsi, di quelle che per un attimo hanno abbandonato il sorrisetto beffardo e hanno visto los guardo di chi il dramma l'ha visto, uno sguardo che è sentenza, appello e cassazione, e che solo per un residuo di umana dignità non si è fatto anche boia.

Ho visto un arcivescovo tuonare dal pulpito come ha fatto solo il miglior cardinale Pappalardo a Palermo negli anni '80, l'ho visto inchiodare alle proprie responsabilità tutta la classe politica senza distinzione di colore, di ruolo, di funzione. L'ho sentito parlare con la voce di Dio, con la voce che accusa e non assolve, con la voce alla quale non si può replicare. E ho visto una classe politica applaudire, applaudire senza capire che le palate di merda stavolta avevano da inghiottirle tutte, fino all'ultima cucchiaiata davanti a mille e cinquecento persone. O forse capirlo e fare finta di niente. Una finta della quale chiunque si è accorto, si è accorto e ha scosso la testa schifato. E consapevole, forse per la prima volta.

Ho visto una città bistrattata, presa a calci in culo dal destino e dagli uomini, derisa e compatita. E nonostante questo, ho visto una città che per una volta ha lasciato che a parlare del nulla e farsi i seghini a due dita fossero gli altri. Lei, la città sfregiata e calpestata, si è tirata sù le maniche, ha ficcato i piedi dentro la merda e si è data da fare. Senza pretendere nulla. Senza avanzare richieste. Con il pudore del silenzio e la forza delle lacrime.

E per un attimo mi sono sentitodi nuovo orgoglioso di essere messinese.














Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 12, 2009 17:54 | commenti (6)


sabato, 03 ottobre 2009
 
La tragedia annunciata

(delle buttane delle vostre madri)







(Questo è giusto per darvi un'idea)



C'è gente, troppa e troppo spesso, che crede che le parole si possano tranquillamente surrogare, o gettare lì come cadaveri in mezzo alla strada, senza conseguenze, senza che qualcuno ci faccia caso.

Tragedia annunciata.

Una frase così, di quelle ad effetto un bel po' stereotipate. Di quelle che vanno bene sia che si parli di cazzi, sia che ci si riferisca a lampioni.
Tragedia annunciata.
Effettivamente, ragionando in ere geologiche, non è che una montagna si sbriciola dall'oggi al domani e ti cade su un paesello del cazzo, costruito in spregio a qualsiasi regola logica, stretto tra un torrente e la montagna.
Non è che un costone di roccia si stacca e trascina una quantità tale di fango da raggiungere i balconi del primo piano nel giro di mezz'ora di pioggia.
Non è così che vanno le cose.
Non è così che agisce la natura.
La natura agisce così quando le si rompe il cazzo per decenni, quando per decenni si disbosca senza criterio, quando si costruisce in posti che solo a guardarli uno si chiede dentro quale pacchetto di patatine Pai l'ingegnere progettista abbia trovato la laurea, quando ci si accanisce a sostituirsi al naturale andazzo delle cose, quando si prende il buonsenso e ce lo si ficca sù per il culo.

E' così che la gente muore. Con queste parole del cazzo. Tragedia annunciata.
E' così che si piglia per il culo chi si aggrapperebbe a qualsiasi speranza pur di non guardare dritto neglio occhi della realtà e vedere che è finita. La casa, due figli seppelliti sotto cinque metri di fango, l'idea stessa di un domani normale. E' finito tutto.

Altro che tragedia annunciata.

Tragedia annunciata un cazzo. Perchè, se una tragedia è annunciata, non ci si fa trovare così colpevolmente impreparati, così dilettantisticamente inermi, così confusamente impotenti. E non serve a niente che Guido Bertolaso venga a fare la sua passerella col culo al caldo in Prefettura, mentre di spalare merda e fango, con pala e piccone, tocca a diciottenni in divisa mimetica (del reggimento nel quale oggi ho avuto orgoglio di aver prestato il servizio militare, dieci anni fa) senza nemmeno il grado sulle mostrine, mentre tutt'intorno si dispiegano uomini volenterosi ma castrati dal fatto di non avere mezzi, senza mezzi, una marea di uomini che non sanno che cazzo fare, che s'industriano come possono ma tutto gli riesce goffo perchè non c'è nessuno che li coordini. E da goffo che era, diventa tutto grottesco, perchè non è concepibile che ci si debba arrangiare a fare come se niente fosse mentre Guido Bertolaso non schioda il culo dalla Prefettura e non trova il modo per far salire lì dove ce ne sarebbe bisogno qualcuno dei cento mezzi cingolati che aspettano in fila sulla statale chiusa al traffico, caricati sui camion che intasano il passaggio tanto che nel giro di venti minuti nessuno ci capisce più un cazzo.

E nel frattempo, in ossequio a 'sta cazzo di professione che più va avanti più mi rendo conto che non serve evamente a un cazzo, un Bop sporco di fango fino al buco del culo (perchè da buon cronista di quelli di una volta il piccolo Bop si infila gli anfibi, indossa la cerata, mette nella tasca posteriore dei jeans la penna ed il taccuino, carica la macchina fotografica, inforca la moto e via pedalare, coi piedi nella melma per dieci ore) è costretto ad annotare mentalmente, a fotografare immagini e registrare voci e grida e lamenti e nomi e cifre nella corteccia cerebrale, talmente tanti nomi e urla e comandi senza senso e lacrime da stordirsi, perchè quando vedi che i cadaveri li tirano fuori a pezzi, prima un braccio, poi mezza testa poi un pezzo di cassa toracica, beh, il minimo che puoi fare è stordirti e cercare quel gelo in fondo al cuore che nemmeno ti fa più bestemmiare, nemmeno ti fa più considerare che sulla pericolosità di quella montagna tu ci avevi scritto decine di volte, tu avevi tirato fuori da cassetti polverosi quelle cazzo di relazioni d'assetto idrogeologico che oggi chi questo immane troiaio lo chiama tragedia annunciata ha fatto di tutto per imboscare perchè scomode, perchè l'elettorato va trattato come una massa di minus habens, perchè renderle pubbliche e agire di conseguenza avrebbe comportato troppo sforzo e troppi disagi e allora niente, lì, in fondo al cassetto sperando che nessun Bop abbia troppa voglia di scavare e trovarla. E invece no, col cazzo. Bop scava, la trova, la pubblica. E si becca le querele.

E se poi qualcuno muore, perchè così facendo prima o poi qualcuno è matematico che muore, ci si rifà sempre sul destino cinico e baro, sulle parole di circostanza di Guido Bertolaso che ha gli anfibi lucidissimi quando invece sarebbe il caso che se li sporcasse un po' andando a spalare un po' di merda anche lui. Ci si rifà al destino cinico e baro e sulle parole di circostanza del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che le interviste le rilascia sempre di fretta, che poi che cazzo c'avrà da avere fretta lo sa solo lei, in macchina col motore acceso e col finestrino abbassato di sole due dita alla "io so io e voi non siete un cazzo", col malvezzo di pronunciare sempre le peggio ovvietà che farebbero irritare anche gesù Cristo e nessuno dei miei colleghi che abbia il coraggio di rinfacciarle in quella faccetta di cazzo che il suo governo del cazzo sta per varare il piano casa, il vaffanculo di piano casa, che se fosse già stato varato invece di piangerne trenta quaranta, cinquanta a quest'ora ne staremmo piangendo cento, duecento, cinquecento.
Ma quando a morire si iniziano a contare in parecchie decine il destino cinico e baro non c'entra più. C'entra la mano dell'uomo, la volontà di non fare un cazzo, di scaricare il siluro nel culo di qualcun altro, sperando che la miccia sia abbastanza lunga da non bruciare mentre la si ha in mano, prima di passarla a qualche altro.
Si chiama politica.
Ecco come si chiama.
E politica contro natura stai sicuro che vince la natura. Dieci a zero, vince.

Che alla natura delle belle frasi della Prestigiacomo, della prosopopea e della mise da combattimento linda come se fosse appena uscita dalla lavanderia di Bertolaso non gliene fotte assolutamente un cazzo.
Così come non gliene fotte un cazzo della madre vestita di bianco che guarda quella che era la sua casa e considera gelidamente che lì sotto ci sono i suoi due figli, senza gridare, senza tradire emozione, con uno sguardo fisso che fa ghiacciare il sangue nelle vene, perchè quando il destino ti mette di fronte a certe cose si perde il lume della ragione e si diventa nè più nè meno che un automa.
Alla natura di tutte 'ste cose non gliene fotte un cazzo, non gliene fotte un cazzo dell'uomo che scava a mani nude della foto qui sopra, che scava
perchè sua madre è rimasta sotto cinque metri di melma, scava a mani nude e le parla, le parla colloquialmente, le parla sapendo che non le risponderà perchè è ormai ridotta in poltiglia, ma lui le parla, le parla tranquillo, a bassa voce, le parla e intanto scava e scava e scava, scava a mani nude perchè nonostante la presenza di Bertolaso in prefettura, nessuno è capace o ha l'autorità o il cervello o anche i coglioni per mandare lì sopra due escavatori, lì dove servono e non parcheggiati ai bordi della strada.
Alla natura non gliene fotte un cazzo che la valanga di fango ha provocato un'esplosione che ha bruciato vivo un povero cristiano, e che dalla finestra della casa sventrata si vede qual cristiano ancora fumare, nero come un tizzone, e quel cristiano non si può nemmeno coprirlo per pudore perchè lì sopra non ci si arriva a mani nude, quel cristiano non lo si può portare giù perchè appena lo si prova a prendere in mano diventa cenere.

Non è stata una tragedia annunciata. E' stato il trionfo della sciatteria, del menefreghismo, delle facce contrite e dei comunicati di solidarietà, del faccio come cazzo mi pare a me perchè non c'è nessuno che faccia rispettare le regole. E quando qualcuno, poniamo il piccolo Bop, fa notare che c'è scritto nero su bianco che è un'enorme puttanata costruire tra una montagna ed un torrente, finisce che passa per Cassandra e si becca pure le querele. Magari da chi ha autorizzato a che si costruisse giusto dove oggi qualcuno piange madri, figli, case, averi, passato presente e futuro.
E la speranza di una vita normale che da ieri notte di normale non avrà mai più un beato cazzo.










Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 03, 2009 00:21 | commenti (7)


martedì, 29 settembre 2009
 
DUE O TRE COSE DA SAPERE




Oggi ho gli occhi verdi
.






Garantisce Mister TheGoblin | settembre 29, 2009 14:14 | commenti (2)


venerdì, 25 settembre 2009
 
Si fa presto a dire Vafanculo


Si, perchè è venerdi mattina, praticamente, è diventato venerdi mattina senza soluzione di continuità col giovedi notte, piove, ci sono i lampi e io sono qui indeciso se tentare di dormire o continuare a cazzeggiare in giro per casa mentre ascolto i Cramps, che quando piove e ci sono i lampi non è che ascoltarsi i Cramps aiuti, perchè adesso, in questo preciso istante storico, ecco, se attraverso la tenda tirata un fulmine illuminasse l'ombra di un chessò, un Nosferatu, invitarlo dentro e offrirgli una birra sembrerebbe la cosa più sensata e normale da fare, coi Cramps e i lampi.

E insomma sono qui che non mi viene sonno nemmeno a tirare craniate contro il muro, e tutto ciò è veramente disdicevole, considerato il fatto che dopo aver lavorato tredici ore ho talmente tanta di quell'adrenalina in corpo che vaffanculo se mi può venire anche lontanamente sonno, e quindi l'alternativa è drogarsi, e io non mi drogo, suonare la chitarra senza ampificatore giusto per dare un senso a sto pezzo di legno con sei corde attaccate sopra che mi pende immotivatamente dal collo, se non fosse che suonare la chitarra elettrica senza amplificatore è l'equivalente del farsi le seghe senza sborrare, oppure ficcarmi a letto e bestemmiare mentre mi giro e mi contorco e penso a quanto sia merdoso il giovedi e cosette di queste.

Che poi io non è che lo faccia apposta ad essere così esistenzialista d'accatto, davvero, a me il venerdi alle due di mattina mi piacerebbe essere già addormentato da due ore, mi piacerebbe essere uno che se proprio deve ascoltare musica insensata almeno si ascolta i Kiss, non i Cramps, si ascolta i Kiss e si bea di quello stato ebete di testa leggera e cervello nebuloso e magari batte il piedino a tempo e mima l'assolo (pregevolissimo) di Love Gun con tanto di smorfia sul bending estremo.

E invece no, i lampi, i tuoni, la pioggia, la chitarra senza amplificatore e i Cramps. E pure la vodka Moskovskaya comprata a sette euro perchè giustamente il resto del mondo la schifa come la peste e le preferisce la Absolut, teste di cazzo che non siete altro che per dignità e rispetto di voi stessi (e pure mio e dei miei coglioni ormai antropomorfi) dovreste bere succo di frutta se non siete capaci di bere come dio comanda. Che poi uno legge che è prodotta in Russia e imbottigliata in Lettonia e pensa che nella migliore delle ipotesi sia stata lasciata a stagionare in un silos pieno di scorie radioattive e cadaveri di vittime del Kgb e si consola dicendo tra sè e sè che comunque sarebbe lo stesso morto presto per l'influenza suina e quindi cazzi.

Niente, sono qui e aspetto il da farsi, e quando dico niente, sono qui e aspetto il da farsi può anche darsi che non mi riferisca a una cosa tipo qui e ora, il divano e le due di un piovosissimo venerdi mattina, nient'affatto, c'è la seria possibilità che mi riferisca alla mia condotta di vita che in questo momento si può tranquillamente elencare con una lunga serie di catastrofi intervallate da ristoratrici secchiate di merda in faccia.

Ah, giusto per la cronaca, poi il coso di qui sotto mi ha querelato, chiedendomi i danni morali, materiali, esistenziali e pure quelli biologici (quindi, se vogliamo essere precisi tecnicamente mi ha intentato una causa civile di risarcimento). Riguardo a quest'ultimo passo, il danno biologico, avrei intenzione di farlo derubricare ed eventualmente suggerirgli di querelare direttamente il signore iddio, che il danno biologico glielo ha procurato nell'attimo stesso del concepimento, che certe persone sarebbe stato meglio affogarle subito, durante il primo bagnetto. E insomma, abbiamo appuntamento in tribunale il 15 gennaio.

Se non lo arrestano prima, intendo.



Garantisce Mister TheGoblin | settembre 25, 2009 02:14 | commenti (3)


lunedì, 14 settembre 2009
 
People who died





E' triste constatare come questo blog, derelitto e abbandonato, sia diventato un ricettacolo di necrologi. Qualcuno ispirato, qualche altro di maniera.
Morti.
Scrivo solo di morti, ormai.
Credo che ci sia una simmetria poco meno che spettacolare in tutta la faccenda. Il blog abbandonato ed i morti che lo popolano.
Se n'è andato anche Jim Carroll. La notizia, in realtà, è che se ne sia andato a sessantanni e non  a sedici, come le conseguenze di una vita dettata da rara dissolutezza avrebbe invece suggerito. A guardare le ultime fotografie faceva davvero spavento, Jim Carroll. Una sottile strato di pelle giallastra sul teschio, e un cappello sulla testa canuta. Era arrivata l'ora.
Era arrivata l'ora proprio per lui, che sulla morte aveva scritto un miracolo di canzone che riusciva ad essere, in cinque minuti scarsi, freddamente chirurgica come la lama del bisturi di un medico legale, eppure ardentemente tragica come il grido disperato dell’anima abbandonata in questa valle di lacrime.
Ne sono arrivate anche troppe, di ore, in questo 2009. E quando la prima notizia di una certa rilevanza, una volta ripresa conoscenza dopo i bagordi natalizi, è la morte di Ron Asheton, è certo che sarà un anno assolutamente del cazzo.
E quindi riesumo il blog per seppellire il cadavere di un tipo che leggere le gesta del quale, quando avevo una ventina d'anni, mi aveva fatto una certa impressione. Soprattutto mentre mi trovavo a considerare che lui tutte ste storie le aveva scritte (e vissute) a tredici anni, periodo della vita in cui il massimo dell'attività trasgressiva nella quale potevo baloccarmi era farmi i seghini a due dita. Metti pure che mi incazzavo perchè non può essere che un moccioso tredicenne scrivesse come una specie di Pirandello in jeans, Converse e maglietta dei Sonics e il quadro è completo. Completo a tal punto che potrei anche spingermi allo sciacallissimo pensiero che alla fine fuori uno, morto Jim Carroll ce n'è uno in meno che scriva meglio di me al mondo.

Umano, troppo umano.

E vecchio. E pure stanco. Mi sento sulle spalle tutto il peso che normalmente una persona è costretta a postare dopo un'ottantina di anni. Di certo non trentasei. E non è cosa che vada bene. Nella maniera più assoluta. E hai voglia a dire stringi i denti i pugni in tasca il ghigno spavaldo non mollare.
Sono stanco.
Questo blog è stanco. E' uno specchio, e gli specchi non mentono. Non ho ancora proceduto all'eutanasia perchè in fondo sono un sentimentale, e rileggermi e ricordare quando volevo splendere, quando volevo caricare calci in culo, quando il mondo lo tenevo per le palle, è una fotografia dolorosa ma inevitabile. Inevitabile farci i conti. E sputarmi in un occhio per non aver opposto resistenza alla sopraffazione.
E' morto anche Jim Carroll.
Ad uno ad uno stanno andando tutti via. E mi lasciano solo. E non so davvero quanto cazzo io la possa reggere tutta sta situazione.
Ciao Jim Carroll. Stasera, in tuo onore, ti dedicherò un brindisi particolare, stordendomi di sciroppo per la tosse. Quella con la codeina. Con tanta codeina. Come facevo quando avevo vent'anni, ero forte, ero coraggioso, ero un dio e credevo che per scrivere come te bastasse un flacone di sciroppo alla codeina. O anche due. O tre.
Ero un ragazzo.
E guarda come cazzo sono ridotto adesso, a  trentasei anni. Che non sono più un ragazzo.
E non ancora un uomo.





Garantisce Mister TheGoblin | settembre 14, 2009 18:43 | commenti (4)


giovedì, 27 agosto 2009
 
The Boys were back in town
(e alla chetichella sono tornati da dove cazzo erano arrivati con le pive nel sacco)

Niente

basta

vafanculo

tutto cancellato

non si suona

ripeto

non si suona

vafanculo

a-ri-vafanculo

cento volte vafanculo

e poi dice che uno iastima










Brothell Bop

Brothell Dom

Medusa

The Man in Black

Doctor Zaius

Jack the Ripper Jr






Chitarra, basso, batteria, pianoforte, organo, sax tenore, sax contralto, tamburello, theremin, voci
&
Urla selvagge, Boogie violento, cavernicolismo, nevrosi latenti, empietà e dissolutezze, oh yeah






Garantisce Mister TheGoblin | agosto 27, 2009 14:07 | commenti (4)


venerdì, 17 luglio 2009
 

17-07-1948


06-01-2009



Buon compleanno, Ron. Suonala ancora più forte. E più cattiva.








(E buon onomastico a Bop)




Garantisce Mister TheGoblin | luglio 17, 2009 16:58 | commenti (3)


lunedì, 06 luglio 2009
 











...E poi arriva l'inverno.






Garantisce Mister TheGoblin | luglio 06, 2009 01:14 | commenti (5)


giovedì, 18 giugno 2009
 
Se cuesto e un'uomo.


Ho avuto incarico dall’on. Xxxxx Xxxxx di intraprendere ogni opportuna iniziativa giudiziaria nei vostri confronti per l’articolo pubblicato oggi, 12 giugno 2009, col titolo “X xxxxxxx xx Xxxxxxxxx”, nel quale si fanno arbitrari, non veritieri e insinuanti riferimenti diffamatori al mio assistito.

Nel diffidarvi ad astenervi in avvenire dal coinvolgere l’on. Xxxxx Xxxxx in fatti in cui è del tutto estraneo, lo stesso, per mio tramite, dichiara di non conoscere né direttamente né indirettamente i citati signori Xxxxxxxxx e Xxxxxx e di non essersi mai interessato, in nessuna veste, della vicenda oggetto dell’articolo.

Avv. Xxxxx Xxxxxxxxx



Ti è andata male, caro coso. Per un pelo, ma ti è andata male.
Vedi, una o due settimane in più e di quelle intercettazioni, di quelle scottanti parole che ti inchiodano alle tue responsabilità, avrei al massimo potuto farne carta da culo. Una o due settimane al massimo e avrei dovuto tenermele strette, strettissime, chiuse a chiave nelle profondità del cassetto meno in vista, guardarle ogni tanto e mordermi il labbro per l'opportunità sprecata che avrei avuto, pubblicandole, di avvicinarmi ulteriormente a quel premio Pulitzer al quale aspiro entro massimo cinque anni.
Ancora due settimane e quell'infame puttanata della legge sulle intercettazioni mi avrebbe messo coi coglioni nel cassetto. Ancora due settimane e invece niente. Tutto pubblicato. Tutto nero su bianco. E giù bava alla bocca da parte dei tuoi accoliti.

E quindi t'è andata male, caro coso. T'è andata male che il mio pallino da sempre fossero quei milioni di tonnellate di cemento che a minchia piena avete distribuito su questo territorio martoriato, tu e tuo fratello, tu e tua cognata, tu ed i tuoi sodali. Su questo territorio che sembra una Cambogia. E quanto questa cosa ti faccia tremare il culo è testimoniata dal fatto che il giornale era in edicola da quanto? Mezz'ora? E già nella capitale tu sapevi. Da mezz'ora nelle edicole della città ventosa e tu già sapevi, settecento km più sopra.

T'ha detto male. Te lo dico così, alla romana, che sarà l'inflessione che parli adesso, adesso che ti sei trasferito in pianta stabile nella capitale, a poggiare il culo sulle sedie luigi sedici di Montecitorio, a porre altri tasselli nel catastrofico programma del tuo padrone, ad omaggiare e riverire quell'omuncolo che non è più merda di te solo perchè almeno la vita la aferra per le palle, e non si accontenta delle briciole come te e tutti i camerieri col doppiopetto da onorevole che ogni giorno si picchiano per avere il privilegio di fargli bidè palle e culo con la lingua.

T'ha detto male, caro coso. E te lo dico con l'inflessione con la quale molto probabilmente tua moglie urlerà "sono la tua porca" allo stallone di turno, indaffarata com'è ad organizzare e presenziare alle feste mentre tu sei via. D'altronde, con quella faccia da parrino dove cazzo volevi andare? Giusto in parlamento ti prendevano. Basta osservarti per trenta secondi per rendersi conto che in quegl'occhi la scintilla della creazione di brillarci dentro non ci ha mai nemmeno provato. Così va la vita, coso.

Ti ha detto male, caro coso.

Ti ha detto male, per una volta che non hai trovato stronzi appecoronati per i quali i delitti non hanno mai mandante e nemmeno esecutore, per i quali il "sacco delle colline" sul quale filosofeggiano con una mano sulla tastiera e l'indice ed il pollice dell'altra a stringersi la minchia (perchè è chiaro che più di tanto non c'hanno di che stringere), è un'entità metafisica da tirare in ballo senza però nominare mai i colpevoli. Nome, cognome e delitto.

Ti ha detto male, caro il mio coso. Ancora due settimane e l'avresti fatta franca, ci pensi? Ancora due settimane e le voci di quei due avanzi di galera che ti chiamano in causa, che pronunciano chiaro il tuo nome, il tuo cognome, la tua carica ed il tuo coinvolgimento, sarebbero stati costretti all'oblio per sempre. Una sfiga della Madonna, caro il mio coso. Ne sono consapevole.

T'ha detto male, caro il mio coso. Perchè si, è vero, avete vinto voi, ci avete chiuso le palle nel cassetto e da domani in poi non potremo più raccontare con dovizia tutte le puttanate che fate. Ma noi sappiamo. Noi sappiamo, in un modo o nell'altro. Sappiamo ora e sapremo anche domani. E vi guarderemo negli occhi. Esattamente come ho scritto nel post quiggiù.





Adesso pensa bene a queste parole, coso. Pensaci, se ci riesci. Oppure paga qualcuno che lo faccia per te. Non l'avvocato che mi scrive quel cumulo di minchiate e mi "diffida", che a occhio e croce non mi pare proprio una cima. Paga qualcuno che pensi per te. Qualcuno non dico intelligente, ma almeno abbastanza furbo da pesare tutte le opzioni e ragionare sull'opportunità o meno di procedere con la querela.

Perchè vedi, mio caro coso, non so quanto ti convenga arrivare davanti ad un giudice e poi doversi trovare a spiegare perchè quello che ho riportato (e che è stato ritenuto attendibile da un Pm e da un giudice delle indagini preliminari, talmente attendibile che hanno mandato ai domicilari un magistrato per quelle parole che tu mi contesti) è passibile di querela. Perchè di certo un giudice te lo domanderà se e quante minchiate ho scritto, come sostiene il tuo azzeccagarbugli. E quando te lo domanda tu cosa gli rispondi? Che non conosci il socio in affari di tuo fratello che ti chiama in causa e spiega come e perchè sei coinvolto fino alla punta dei capelli (che non hai)? Che non ti sei interessato di tutta la faccenda, mentre un tizio che la faccenda l'ha progettata, ci ha messo i soldi ed è in affari con tuo fratello invece rivela il contrario? Sul serio vorresti spiegare questo a un giudice?

E quindi pensaci bene, coso. Cento volte pensaci, non una sola. E se hai le palle vai avanti. Portami davanti ad un giudice. Poi vediamo chi ce l'ha più grossa.

Che poi probabilmente sarà l'unica volta nella mia vita in cui avercela più grossa più che soddisfazione mi farà bestemmiare più forte. Perchè se il giudice prova che la tua querela è strumentale a cacarmi il cazzo, che la diffida del tuo azzeccagarbugli non serve ad altro che a rompere i coglioni alla mia libertà di cronista, io potrei solo bestemmiare iddio. Perchè, essendo tu un parlamentare, la querela temeraria non posso intentartela contro. Perchè voi stronzi che state a Montecitorio un'autorizzazione a procedere a mia memoria non l'avete mai concessa. Tra pezzi di merda ci si aiuta eccome.

E quindi siamo qui, caro il mio coso.
Tu mi quereli.
E io me ne fotto.
Tu mi diffidi.
E io me la granmino.
Fattelo spiegare da tua moglie cosa significa, sono sicuro che non avrà difficoltà a capirlo.





Garantisce Mister TheGoblin | giugno 18, 2009 21:45 | commenti (7)


venerdì, 12 giugno 2009
 






"Ma va laaaaaa".

Che a pensarci bene, è una frase che sa proprio di epitaffio. Il chiodo finale nella bara di questa minchia di nazione che è stata la culla della civiltà e ora si è ridotta a un immondo troiaio pieno di nani, ballerine, magnacci e leccaculo.

Mavalà.

Come ribatti a uno che tu gli poni una domanda, gli chiedi una cosa qualsiasi e lui ti risponde "ma va laaaa"?
Come lo puoi combattere, senza spaccargli il setto nasale con una testata?
Come puoi instaurare un dialogo senza infliggere pene medievali al suo culo?
Cosa gli controbatti?
Che argomento gli sollevi?
Quale dibattito semantico gli puoi opporre?
Niente.
Zero.
O lo picchi come Dio comanda (e Dio nel vecchio testamento lo comandava eccome) oppure niente, fai appello alla sezione zen del tuo cervello, spegni quella corleonese e rendi inoffensiva quella balcanica e abbozzi.

Ecco.

Quest'uomo è l'emblema della definitiva decadenza e morte di quella civiltà che duemila anni fa dominava il mondo. Se Cesare Ottaviano Augusto vesse saputo che un giorno avrebbe prodotto quest'aborto con un insopportabile accento veneto, probabilmente si sarebbe tagliato i coglioni. Che se uno va a spulciare bene, si accorge che 'sto aborto qui in gioventù era liberale. Liberale. Quelli che "nel corpo e nella mente ognuno è sovrano". Quelli che lo stato meno legifera meglio è. Quello.

Pare incredibile, ma è così. Vedi tu se io, siciliano con la scoccia, devo farmi dettare politica, costumi, regole e diritti da una faccia di cazzo come questa, con quel suo insopportabile accento padovano, con quella spocchia da primo della classe virato polentone che sembra uscito da uno di quei film con Guido Nicheli che interpreta il cumenda. Cose da bestemmiare. ma forte, proprio.

E quindi? Quindi niente. Inghiotti. Ti organizzi. E poi entri in clandestinità.

E quindi qui c'è l'editto.

Bop comunica fin d'ora che:
- dovesse passare il vergognoso decreto legge sulle intercettazioni
- giusto per rendere onore al mestiere per il quale si fa il culo per una ventina di ore al giorno
- per il quale si è inimicato almeno mezza città
- per non venire meno ai principi grazie ai quali la mattina non è tentato di caricare uno scracco contro lo specchio che riflette la sua immagine
- per quel residuo di dignità che gli resta mentre tutt'attorno vede solo gente che pagherebbe per vendere qualche grammo di buco di culo e leccare le palle del potente di turno

entrerà in clandestinità e avrà cura di pubblicare tutto ciò di cui verrà in possesso, siano essi intercettazioni, ordinanze, informative e tutto il cazzutissimo resto.

Giusto per il gusto impagabile di guardare negli occhi gente che in un mondo normale dovrebbe stare in galera a proteggere il buco del culo dagli assalti dei compagni di stanza che attentano alla loro verginità anale, giusto per il gusto di guardarli negli occhi mentre scendono dalle Audi blu ministeriali, giusto per ghignargli in faccia e mandargli subliminalmente il seguente messaggio.

So chi sei.
So che hai fatto.
So chi ti ha aiutato.
So con chi parlavi.
So a chi hai fatto il bidè palle e culo.
So quali ruote hai oliato.
So quali puttanate hai commesso.
So come l'ìhai fatta franca.

Lo guarderò negli occhi e per un momento, un brevissimo momento, mi piacerà vedere quel sorrisetto del cazzo che vacilla, quella prosopopea che si sgretola, quella sicumera che viene meno.

Quel buco del culo che si stringe.

Anche solo per un secondo.

A cazzo drittissimo.

E poi vediamo chi ce l'ha più duro.




Garantisce Mister TheGoblin | giugno 12, 2009 18:08 | commenti (4)


domenica, 24 maggio 2009
 

(clic)


So tenderly
Your story is
Nothing more
Than what you see
Or
What you've done
Or will become
Standing strong
Do you belong
In your skin
Just wondering.


Non ricordo di aver mai visto una foto in cui Giovanni Falcone non sorridesse.
Un sorriso complice, o uno beffardo, o ancora, uno sardonico. A anche solo un sorriso felice.
L'ho sempre visto col sorriso a dare luce a quel viso paffuto, da buontempone, da uno al quale non daresti tutto 'sto credito, senza conoscerlo.
Poi dice che le apparenze non ingannano.
Tu guardi una foto di Giovanni Falcone e potresti tranquillamente scambiarlo per uno zio di quelli che raccontano quelle barzellette un po' così, lo zio che s'è sposato tardi e giusto perchè in paese non si mormorasse, lo zio che torna dal lavoro, inforca le pantofole e scava ancora di qualche millimetro al giorno l'impronta del culo impressa sul divano di fronte alla televisione.
Le apparenze.
Giovanni Falcone sorrideva sempre, nonostante il peso di queli due enormi coglioni di ghiaccio che si portava dietro, per la consapevolezza del suo ruolo e per l'ancora più grande consapevolezza che un giorno quel suo ruolo glielo avrebbero fatto pagare salatissimo. Sorrideva, Giovanni Falcone. Nonostante tutto. Nonostante i corvi, i veleni, i doppiopetti ministeriali che lo sgambettavano, nonostante la palude e la zona grigia, nonostante l'invidia e la vendetta.
Nonostante tutto Giovanni Falcone sorrideva.
Ha ragione Clint Eastwood.
Ha ragione il vecchio bastardo texano quando canta, no, non canta, ringhia basso e stanco che la tua storia è nè più nè meno quello che vedi e quello che hai fatto e quello che sei diventato.
La tua storia è una manciata di foto sulle quali c'è stampato un sorriso ascetico, un sorriso che probabilmente Dio ha mandato in un'afflato di benevolenza, una volta tanto, e giustamente l'uomo che è una merda per definizione ha fatto di tutto perchè quel sorriso si spegnesse. La tua storia è la lezione sulla quale oggi stanno pisciando, la lezione della quale oggi farsi beffe e riderci sopra con prosopopea è segno di avercela fatta, di averla fatta franca.
Perchè è così che si fa, e tu hai perso tempo, Giovanni Falcone.
La tua storia è quello che sei diventato. Polvere. Cibo per i vermi. Un ricordo sbiadito, un fardello imbarazzante, una reliquia da appuntare sul bavero del completo grigio ministeriale due volte l'anno e poi da riporre nel fondo di un cassetto, perchè tutti se ne dimentichino.
Il problema è che c'è chi non dimentica, non si rassegna, non perdona. C'è chi ogni anno, ogni cazzo di 23 maggio si incazza, bestemmia, grida, digrigna i denti, impazzisce perchè dopo diciassette anni quei rottami sparsi lungo trecento metri d'autostrada sventrata che sembrava Beirut, quei rottami gridano ancora vedetta dopo diciassette anni. Gridano vendetta e giustizia, non perdono, non amnistie, non indulti, non lodi alfani. Standing strong. C'è ancora un pugno di disperati che ci crede, e si fa il sangue acido e il fegato marcio. E il 23 maggio ce l'ha segnato sul calendario tipo il venerdi di Pasqua.
Perchè, come sempre, Clint Eastwood ha ragione. Do you belong in your skin. Certe cose si hanno dentro. Sotto la pelle. E non si cancellano.
Come un sorriso.




Gentle now
The tender breeze
Blows
Whispers through
My Gran Torino
Whistling another
Tired song
Engine humms
And bitter dreams
Grow heart locked
In a Gran Torino
It beats
A lonely rhythm
All night long
It beats
A lonely rhythm
All night long
It beats
A lonely rhythm
All night long

Quando è una di quelle notti, l'unica è andare. Andare, senza sapere dove. Andare e basta. In sella ad Alice, con la fortuna di poter guidare per quaranta km senza che l'odore del mare i abbandoni mai. Andare e pensare. Pensare che 'sto cazzo di vecchio texano sembra aver scritto la canzone perfetta per una di quelle notti, e che se solo sostituissi Gran Torino con Kawasaki sembrerebbe proprio averla scritta per me, per una di quelle notti. C'è la brezza gentile che sussurra contro il cupolino accigliato di Alice, c'è il suo motorone che ringhia basso e sornione, e cos'è il borbottio cupo di un quattro in linea se non una canzone stanca alle due di notte, una melodia che batte un ritmo solitario tutta la notte? Un ritmo che combatte quel tarlo che martella la tempia, che ti fa stare male tutto il giorno e pure la sera, pure la sera che nemmeno quando sei in compagnia di un angelo ti lascia libero. E quindi corri, corri veloce, con il tema di Gran Torino a indicarti la strada e gli Zeke nelle orecchie a sigillarti le sinapsi, che se ci pensi ancora, a quanto è bastardo il mondo, finisce che davvero combini qualche guaio.
Succede ogni 23 maggio, da diciassette anni, e non serve non pensarci, non serve cercare di farsi crescere dieci centimetri di pelo sullo stomaco. Non serve foderarsi le budella di ottone.
Non serve a un cazzo.
Perchè c'è una canzone di un texano con gli occhi di ghiaccio che c'ha sempre ragione a ricordartelo, e farti tornare le lacrime agli occhi, a ricordarti di Francesca Morvillo e Giovanni Falcone e di Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, e dello sputo in faccia alle autorità che la moglie di Vito, Rosaria, ha caricato infrangendo l'etichetta e parlando col cuore in mano e con le lacrime di chi sa, non dimentica e non perdona.




Realign all
The stars
Above my head
Warning signs
Travel far
I drink instead
On my own
Oh,how I've known
The battle scars
And worn out beds

These streets
Are old
They shine
With the things
I've known
And breaks
Through
The trees
Their sparkling

E insomma, finisce come ogni anno che mi lascio travolgere dagli avvenimenti e come sempre, quando non ho una risposta, e soprattutto quando non ho una risposta ad una domanda che non avrei mai voluto porre, lascio che sia una canzone a parlare per me. E siccome ho un discreto culo, finisce che a rispondermi mentre alzo gli occhi al cielo e sospiro col groppo in gola è Clint Eastwood e Jamie Cullum.
E mentre trotterello col mare a fianco dopo aver esagerato con l'acceleratore e consumato un po' di gomma in maniera irresponsabile, mi torna in mente quel sorriso, e la fine che ha fatto quel sorriso, e la virulenza con la quale si sta devastando il lascito di chi quel sorriso ce l'aveva sempre stampato in fa
ccia. E l'impeto distruttivo di spalancare di nuovo la manetta, di sganciare la sicura al polso, di pensare "si, mavafanculo, dai" si fa più forte. Più forte e inutile.




May I be
So bold and stay
I need someone
To hold
That shudders
My skin
Their sparkling


Poi ti guardi indietro, non di molto, giusto di ventiquattrore, e capisci quel malessere esistenziali che imputavi al tempo, allo scazzo, a qualcosa che potesse avere un senso.
Perchè ammettere che certe cose possano farti stare male, male fisicamente, a distanza di diciassette anni, a distanza siderale da tutto quello che oggi conta, è imbarazzante e pure ridicolo, a raccontarlo.
E quindi lo tieni per te, e il massimo che ti permetti di fare è inforcare Alice a mezzanotte, respirare a pieni polmoni l'area di mare di fine maggio, spegnere il cervello per un paio di curve alla kamikaze favorite da quei demoni degli Zeke che ti urlano nelle orecchie a volume da ottundimento sensoriale, e imputare le lacrime al gran vento che ti sbatte contro mentre acceleri ben oltre i limiti oltre i quali scatta la polverizzazione della patente. Colpa del vento, sen'altro.
Un sorriso in fotografia e il ricordo di come sia finito non può far piangere.
Non a trentasei anni.
Non nel 2009.



Your world
Is nothing more
Than all
The tiny things
You've left
Behind


E poi finisce tutto, finisce la sinestesia, finisce il ricordo, finisce il peso sullo stomaco e il groppo in gola, finisce la compagnia catartica di Alice, e rimane quella data, quel sorriso, quel ricordo, quell'insegnamento.
A testa alta, a sguardo fisso
negli occhi, a voce ferma e stentorea, a cazzo dritto, sempre dalla parte dalla quale è giusto che si stia.
Non credo che tutta sta puttanata sia il miglior epitaffio che Giovanni Falcone abbia avuto.
Personalmente, è quello che sentivo di dovergli.
Per tutti i sorrisi che non ha mai lesinato ad un mondo che non lo meritava.
Alla fine, "il tuo mondo non è nient'altro che tutte le piccole cose che hai lasciato alle spalle".
Un sorriso.
Per l'appunto.
Diavolo di un texano dagli occhi di ghiaccio, cazzo se c'hai ragione. Come sempre.


















Garantisce Mister TheGoblin | maggio 24, 2009 03:32 | commenti (3)


venerdì, 15 maggio 2009
 

Era il 1996, ero giovane e pieno di speranze.
Ero pure parecchio ingenuo, e non brillavo per selettività. Assorbivo, diciamo. E assorbi assorbi, mi è capitato di assorbire anche Isabella Santacroce, che giusto in quel periodo in cui io ero decisissimo ad assorbire, aveva deciso di cacare il suo primo romanzo.
Fluo, si chiamava.
Aveva la copertina fucsia.
E grazie al cazzo, si obietterà, visto che il romanzo si chiamava Fluo. E insomma. C'era il piccolo, ventitreenne, sprovveduto, cusioso, onnivoro Bop che entra da Ciofalo e ne esce con Fluo di Isabella Santacroce e Paura e disgusto (non delirio, vaffanculo, disgusto. "Loathing" significa disgusto, non delirio) a Las Vegas di Hunter S. Thompson, che un dio, uno qualsiasi, lo abbia in gloria.
C'era questo pomeriggio di fine maggio, di quei pomeriggi che sembra che ti chiamino, che pare proprio che abbiano un magnetismo tale che ti spinge ad uscire a non fare un cazzo di altro che non sia respirare. Uno di quei pomeriggi. Uno di quei pomeriggi nei quali l'unico elemento di contatto col mondo era l'ossigeno e la vespa verde, praticamente.
E due libri, che avido e impaziente iniziai a sfogliare due minuti dopo, alla passeggiata a mare. Mezz'ora, poi il vociare e i palloni e i pattini e i bambini e le mamme e quelli che facevano jogging sembravano coalizzarsi per rompermi i coglioni. Ero giovane, ingenuo, impaziente e pure intollerante.
E quindi vespa.
E spiaggia. E mare. E zero rotture di cazzo.
E quei venti minuti di strada a trenta all'ora fissi, col venticello dello Stretto che non smette mai di fare compagnia, dritto dritto in faccia.
E poi il pilone.
E una barca per appoggiarci le spalle, e la sabbia appena appena tiepida per appoggiarci il culo, e gli occhiali da sole per minimizzare il riverbero delle sei e mezza di pomeriggio col sole dritto negli occhi a coricarsi dietro le colline.
E due libri nello zaino.

Giusto per non farla lunga, con Fluo litigai già dalla seconda di copertina, da quel tragico distico che recitava più o meno Storie di giovani a Riccione o qualche puttanata simile. Un litigio che diventò faida alla scena della raver donna, che sospetto fosse la Santacroce che raccontava di sè stessa, appare tra le pagine succhiando una birra con la cannuccia, cosa che se il mondo fosse un posto migliore avrebbero dovuto darle sedici anni di carcere con tutte le aggravanti generiche. Vabbè. Fluo credo di averlo terminato solo per non avere la spiacevole sensazione di aver gghiavato sedicimila lire nel cesso. E da quel giorno non l'ho più ripreso. Ogni tanto fa capolino dal disastro geologico che è la mia ex stanza quando decido che si, è ora di leggere quel cazzo di libro che non mi ricordo mai come cazzo si chiama e figurarsi se mi ricordo chi l'ha scritto ma ho vaga memoria di averlo apprezzato tipo tredicxi o quattordic'anni. O qualcosa del genere. Una cacata di libro come pochi, Fluo.
Tutt'altra fortuna, invece, ebbe Paura e disgusto a Las Vegas, col determinante contributo dell'enciclopedia psichedelica che aveva in appendice, frutto di alcune delle teste più cazzute e brillanti di tutti i tempi (Marco Tullio Giordana, Marco Risi, Enrico Ghezzi, Francesca Marciano...vabbè, mi sono allargato) che proprio in quel frangente ce la misero tutta per far diventare immortale quel già fottutissimo capolavoro che era il romanzo originale. perchè il genio non lo si improvvisa.
E lo si trova a stento a Las Vegas. Non a Riccione, di certo.
E comunque.
Tutto sto bordello per dire che una cosa di Fluo me la ricordo ancora solo per una cosetta, un episodio, una frase lì, sepolta in mezzo alla marea di stronzate.
E ho il sospetto che sia il deterrente che mi ha impedito fino ad oggi di regalarlo a qualche nemico o di farne buon uso quando mi tocca di accendere la brace.
Era una frase, una sola in oltre cento cazzo di insopportabili pagine zeppe di minchiate giovanilistic-emo-in-anticipo-sui-tempi-darketto-fichettumanza.
"L'amore sempre tra le mani come un gelato al limone mangiato in riva al mare in un pomeriggio di maggio quando il più bello sta per cominciare e continuare come prima, così veloce e così immortale."
Che, a parte l'allegoria amore-gelato al limone (c'è andato più vicino Pupo, che almeno l'amore l'ha indentificato col gelato al cioccolato)
, è esattamente quello che io pensavo da anni di maggio, mese del cazzo che ogni tanto diventa sublime (intorno alla prima decina, da qualche anno).
E insomma, sapere che non ero il solo a pensarla così mi rendeva orgoglioso.
Molto bene, dissi a me stesso.


E fu la fine.





Oh, da quel cazzo di anno, me lo fossi mai riuscito a godere, sto cazzo di maggio.






Garantisce Mister TheGoblin | maggio 15, 2009 18:29 | commenti (6)


sabato, 09 maggio 2009
 



Drugo: La mia unica speranza è che Big Lebowski mi ammazzi prima che i tedeschi mi taglino l'uccello.

Walter Sobchak: No, ma tutto questo è ridicolo, Drugo, nessuno al mondo ti taglierà l'uccello...

Drugo:...grazie Walter...

Walter Sobchak:...non se potrò esprimere la mia opinione.

Drugo: Grazie Walter, questo mi fa sentire davvero al sicuro...

Walter Sobchak:...druuuuugo...

Drugo:...mi fa provare un senso, come dire, di intimo tepore...

Walter Sobchak:...druuuuugo...

Drugo:..........ma tu guarda che situazione.....e pensare che potevo starmene tranquillo con qualche macchia di piscio sul tappeto, e invece no, mi sono messo in questo casino...

Walter Sobchak:..già.....fottuti tedeschi......non è cambiato niente....fottuti nazisti...

Donny: Nazisti, Drugo?

Walter Sobchak:...per piacere Donny, l'hanno minacciato di castrazione, fai questione di lana caprina?...

Donny:...noo...

Walter Sobchak:...o mi sbaglio?

Drugo: (porcaputtana)

Donny...beh, ma lui

Drugo:...mannòòò...sono dei nichilisti, capito?...continuavano a ripetermi che non credono in niente...

Walter Sobchak:...nichilisti?......................mi venga un colpo.............allora è meglio la dottrina nazionalsocialista, Drugo, se non altro ha alla base l'ethos...

Drugo:...già...

Walter Sobchak:...e inoltre non dimentichiamo, non dimentichiamo, Drugo, che tenere un animale selvatico, un roditore anfibio come ...buuurp.....animale domestico....e perdippiù in città....non è affatto legale.

Drugo:...maccheccazzofai, la guardia forestale?

Walter Sobchak:...no, stavo solo cercando di farti....

Drugo:...maccheccazzo vuoi che me ne freghi di una marmotta!!

Walter Sobchak:...ti offriamo il nostro appoggio morale, Drugo...

Drugo:...ma quale appoggio morale...non mi serve a una mazza il vostro appoggio morale...mi serve il cetriolo, perlaputtana.

Donny:...che ci devi fare Drugo?

Walter Sobchak:...tu ti devi dare una calmata, amico. Non puoi riversare tutta questa energia negativa nel torneo...

Drugo:...fanculo il torneo...e vaffanculo anche tu, Walter.





















Garantisce Mister TheGoblin | maggio 09, 2009 01:21 | commenti (4)



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