THE BOP'S BRIGADE
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venerdì, 29 luglio 2005
 
Tutto accade così rapidamente che nemmeno i sensi, solitamente lesti e all’erta, hanno il tempo di accorgersi di niente. Non si tratta di nulla che hai mai sperimentato prima. Non c’è granchè di che intellettualizzare. Si chiama forza bruta, Raw Power. Ebbe ragione Iggy a chiamarlo così, l’album che la contiene. È come se un sentore di minaccia aleggiasse tutt’intorno. Ti guardi alle spalle, c’è silenzio, ma sai, ne sei consapevole, di non essere al sicuro. Gimme Danger, Iggy & the Stooges. C’è qualcosa di perfido che non riesci a mettere a fuoco, una rantolo da bestia ferita pronta ad attaccare per difendere la vita, un brontolio sordo di tempesta che si avvicina inesorabile. Alla fine esplode, e trascina tutto in un vortice. Non è colorato, questo vortice. Non siamo figli dei fiori che vediamo tutto a colori, noi. Siamo gente guasta, tipi poco raccomandabili. Non facciamo simpatia , né pena, ne disgusto. Solo, ci evitano. Cambiano strada quando ci incontrano. Siamo costretti a camminare guardandoci le spalle come in I Guerrieri della notte.
In girum imus nocte et consumimur igni. Lo puoi leggere al contrario, non cambia mai. Basta solo un po’ di familiarità con il latino, nemmeno troppa. E‘ qualcosa tipo l’eterno ritorno, se ci pensi bene. Un concetto molto biblico, da vecchio testamento. Forse no. Più induista, in effetti. Reincarnazione, karma e tutto. Come essere costretti sempre a scappare nella notte, come gli assassini. Malati. Bisognosi di stordimento. Sister Morphine, Rolling Stones. Stordimento chimico, meglio. Una cura per il dolore, definitiva. Dolore del fisico e dell’anima. Piaghe dentro e ferite fuori. Costretti a sanguinare, ribelli senza causa e tutti i cliché del caso. Nessuno ci crede più, lo sai. Sempre di notte, comunque. Nessuno grida di notte, e se qualcuno lo fa sai istantaneamente che c’è qualcosa di terribilmente serio di cui preoccuparsi. Qualcosa che non va come dovrebbe, un’ambulanza, magari, chissà. Solo di notte le ambulanze terrorizzano davvero.
Alla fine succede che qualcuno si fa male. E giù a dirti che non si deve, che non è corretto e via così. Vaffanculo, lo so già da me. Pedagoghi del cazzo, sempre a starnazzare l’ovvio. Se non fosse pericoloso non ci sarebbe gusto. Chi prenderebbe una nave che si sa debba affondare se non un incosciente? The Ship Song, Nick Cave & The Bad Seeds. A meno che non ci sia una colpa da espiare. Ed anche in quel caso si farebbe ricorso al fuoco. Si è sempre fatto così. Fuoco, mai acqua. Noi ci ridiamo sopra, usualmente. Una o due settimane di calma, ci si lecca le ferite e poi di nuovo a caccia. Non c’è niente da fare, non si sfugge all’istinto. Così come non si sfugge alla propria coscienza. Nemmeno pinocchio che era di legno ci riusciva, figurati noi che siamo di carne sangue nervi tanti nervi e deflagrazioni atomiche. Come l’amore. No? Che cazzo è l’amore se non esplosioni incontenibili e del tutto inaspettate, inevitabili e pure un po’ penose a volte? Alone Again Or, Love. Tipo due angeli che litigano. Forse non è maledetta abbastanza. Allora mettiamola così, via. L’amore è quando qualcuno ti promette mari e monti, e stelle buttate lì in mezzo.
Allora occhio.
Solo Dio può darti questo tipo di cose. Mari monti e stelle, intendo. Dio o Lucifero, Satana o come cazzo lo vuoi chiamare, quindi occhio. Non ci vuole niente a restare fottuti e vendersi l’anima senza nemmeno saperlo, e poi cosa gli dici? Non lo immaginavo? Ma vaffanculo, ti risponderebbe. E avrebbe ragione. E comunque. Mi sento bene nonostante tutto. E questo non va bene. Non va affatto bene, credimi. 1970 ( I feel alright), The Stooges. Perchè se è vero come è vero che un uomo senza speranza è un uomo senza paura, è altrettanto vero che su di noi le endorfine hanno un effetto micidiale. Ci rendono furiosi. E brutali. Vogliamo il sangue, vogliamo, e non siamo contenti finchè non ne abbiamo più che abbastanza. Tipica sindrome da personalità tendenti alla dipendenza, altroché. Le nostre urla diventano agghiaccianti grida di battaglia, ci dipingiamo il volto con i sacri colori rituali, andiamo all’assalto con la furia dei berzerker. Ci sentiamo bene e lo gridiamo forte, tutto il mondo lo deve sapere. Arriviamo al limite e poi ci passa. E’ allora che abbiamo bisogno di un rifugio. Gimme Shelter, Rolling Stones. No che non lo trovo ripetitivo. Faresti meglio a non pensare in questi termini, te lo assicuro. Solo per il fatto che noi siamo qui insieme dovresti spaventarti. Nessuna minaccia è più minaccia di noi. Siamo un pericolo psichico. Nessuno lo sa. Colpiamo senza fare alcun rumore. Silenziosi e letali. Come i felini. O i rettili, meglio. Adoro i rettili. Cuori velenosi. Poison Heart, Ramones. Cuori velenosi, cuori che crollano sotto i colpi del destino.
L’amore rettile, il tipo peggiore o migliore, a seconda dei casi, che tu possa mai trovare. C’è da soffrirne come i dannati. O da goderne come i dannati. Chissà se ne sono consapevoli, i dannati, di soffrire e godere con la stessa intensità. Forse se ne accorgono solo quando soffrono, di aver goduto in misura più che proporzionale. Sempre la stessa storia. L’ingordigia fa più danni delle cavallette, mia cara. E quando passa ti accorgi di non avere più luce. Paint It Black, Rolling Stones. Sempre da quelle parti. Non ho mai creduto che la varietà possa essere in alcun modo associata ad una qualità. Proprio no. Fosse per me sarei sempre monotono. Ipnotico. Monocorde. Concentrarmi con la precisione di un laser solo ed esclusivamente su quello che mi interessa davvero, sinistramente, psicoticamente, nevroticamente. Con lo sguardo da pazzo iniettato di sangue e la lingua penzoloni. Suoni cigolanti, stato di abbandono e ragnatele. Ecco come mi vedo.
Tipo maniero medievale, immerso nelle brughiere nebbiose. Umore londinese, un po’ depresso, tipo. Some Girls Are Bigger Than Others, The Smiths. Pronunciare parole senza senso ma con metrica formalmente perfetta e riscuotere il mio giusto tributo equamente diviso tra applausi, ovazioni e adorazione. Senza contenuto, vedere fino a dove ci si riesce ad approfittare della creduloneria popolare. Ci costruiremo carriere sopra. Ecco. Voglio che mi si veneri. I Wanna Be Adored, The Stone Roses. Immerso in un riverbero denso come marmellata, stordito, fuori dal mondo. Due secondi avanti. O due dietro. Arrivare sulle cose sempre un paio di secondi prima degli altri, dopo degli altri. Meglio prima. Incontrare altre persone come noi. Annusarsi come cani, girarsi intorno, riconoscersi, accoppiarsi, mescolare un po’ di liquidi fisiologici e poi via ognuno per la propria strada.
Faremo così, è deciso.
Incontrare gente come noi, sbandata, che vive di espedienti. Belli come il sole, decadenti, al centro di una strada poco illuminata. Shadow Play, Joy Division. E fortuna che non siamo nel Texas, o in Louisiana, o nel Mississippi. Che da quelle parti se incontri qualcuno di notte ad un incrocio puoi star sicuro che è il diavolo. Che viene per darti il mojo. Che dopo che ce l’hai diventi un bluesman di quelli davvero maledetti, invidiati e bravissimi ad ammaliare. Talmente bravo che finisce che ti ammazzano. Quello che avremmo sempre voluto, no? Ma non siamo nel Texas, o in Louisiana, o nel Mississippi, per niente. Siamo gente di città, animali metropolitani. Stiamo in giro di notte e cerchiamo qualcosa. Non l’abbiamo mai capito cosa, che cazzo. Cerchiamo qualcuno. Una ragazza, probabilmente. Chelsea Girl, The Velvet Underground & Nico. Vaghiamo in tondo come I criceti da laboratorio, e vedessi come siamo felici! Tutti belli tronfi e pieni di noi. Ci incazziamo, ridiamo, mangiamo dormiamo scopiamo lavoriamo ci stordiamo e facciamo tutto questo come se avesse davvero un significato. C’è che dice che ce l’ha, un significato. Saremo noi allora. Non l’abbiamo mai trovato. Forse c’è da cercarlo solo un po’ meglio. Ma mai nessuno di quelli che mi ha detto di averlo trovato mi sembra più consapevole di me. Solo più convinto. Non è granchè come soluzione al problema, a mio modo di vedere. Vabbè. Io mi metto in strada. Alla prossima.
 
Garantisce Mister TheGoblin | luglio 29, 2005 10:29 | commenti (6)


martedì, 19 luglio 2005
 

Via D'Amelio come una strada di Beirut, sventrata, stuprata senza pietà. Sull'asfalto cadaveri anneriti. Cinquantasette giorni dopo l'altra apocalisse lungo l'autostrada Palermo-Capaci anche Agostino Catalano, Walter Cusina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Paolo Borsellino cadevano, tredici anni fa. Vittime della mafia. Due mesi fa ne hanno profanato la lapide. No, tanto perchè non ve ne dimentichiate.

Garantisce Mister TheGoblin | luglio 19, 2005 00:25 | commenti (4)


domenica, 10 luglio 2005
 
Potrei persino vedermi costretto ad usare la violenza, nei confronti di qualcuno che impunemente mi confessasse di guardare Lucignolo. Ecco. Io, personcina usualmente mite e decisamente incline a farsi solo ed esclusivamente i cazzi di propria stretta competenza, io che mi pregio di non rompere eccessivamente i coglioni sui gusti altrui, io che sorrido e incasso i tremendi fendenti della sorte che bastarda  mi mette di fronte le magliette de puta madre, le canzoni di beyoncè come suoneria del telefonino, i videofonini, i selezionatori all’ingresso dei locali che pare che ti stiano regalando il sogno della tua vita a farti entrare in un cesso maleodorante, le canzoni tormentone estive, io che tutto questo sopporto epicureamente convinto fino in fondo dell’ineluttabilità del destino e nell’osmosi per la quale la merda è destinata sempre a contaminare l’oro, io che professo la mia tolleranza estrema parsino nei riguardi di qualsivoglia manifestazione riporti il quoziente intellettivo dell’uomo nei pressi di quello dell’australopiteco, nemmeno nei miei incubi più inconfessabili avrei sognato di vedermeli spiattellati tutti in una volta in prima serata, questi inconfessabili incubi. Col sottotitolo “la bella vita”.
Diocristo.
Voglio diventare nazista. Ditemi dov’è che ci si va ad scrivere, dovunque. Hitler Jugend, Waffen SS, Commando 88, Aryan Nation, White Power, quello che cazzo è, voglio farne parte.Voglio instaurare una dittatura terrificante e talmente sanguinaria che in confronto Vlad l’impalatore sarà ricordato come un simpatico burlone, dopo il mio avvento. Voglio riaprire i forni. Sapone, ne voglio fare, di queste amebe merdose. Non lo reputo possibile. Non ci credo che si possa guardare una cosa di questo tipo che mi schifo persino a chiamarlo programma televisivo. Che anche solo fosse per diritto di cronaca che fa vedere quello che fa vedere ( e quelli che fa vedere), torniamo sempre al punto del nazismo. Censura spietata. Eugenetica. Sterminio. La bella vita? Un cazzo.
A lavorare in una zolfara, a vita.
Troie che sposano inguardabili capitani d’industria che non si sa da dove cazzo escano, calciatori falliti vestiti di rosa con la porsche cayenne e letterina (la forma di vita basata sul carbonio più inutile sulla faccia della terra) a rimorchio, puttane da tre lire, nani, ballerine, magnacci, gente che campa di espedienti e che dopo aver dato il culo in televisione diventando lo zimbello di una nazione è considerato un vip, un vip, diodiundio, personaggi inquietanti che io personalmente non gli darei nemmeno il mio numero di cellulare, porco di qua e porco di la, umanità allo sbando che si guarda allo specchio e si compiace di che cazzo non lo so e sospetto nemmeno loro lo sappiano. Ballano sui tavoli e sparano cazzate gridando. E si divertono. Ma che cazzo ci balli sul tavolo? Che cazzo ridi, non lo vedi come sei combinato? Diocristo. Ho la bava alla bocca e mi viene da bestemmiare digrignando i denti se penso che questo è il modello dominante, se essere così vuol dire essere uno “giusto”. Uno “giusto”, uno “in”. Non ho parole. Siamo davvero agli ultimi colpi di coda di una civiltà decadente con le pezze al culo, che si dirige verso il baratro a velocità folle e non lo capisce. O lo capisce e fa finta di niente. E poi dice che gli arabi vogliono farci il culo. Chiamali scemi. Si sono fatti due conti e si sono accorti che hanno gioco facile, e che sarebbe da stronzi non provarci, Maometto o non Maometto. Fate pure, anzi chiamatemi, due colpi di scimitarra ben assestati glieli vibro volentieri, che una civiltà così non merita che una rapida evoluzione darwiniana. Nazismo, del peggiore. Da domani cominciate a chiamarmi Fuhrer.
Garantisce Mister TheGoblin | luglio 10, 2005 22:20 | commenti (13)


venerdì, 01 luglio 2005
 
Quando afferri una chitarra e la fai gridare per tramite di quello spettacolare centinaio di watt valvolari con una scritta Marshall davanti e ti sembra che tutto vada bene, stordito di pressione sonora che oltrepassa di parecchio il limite oltre il quale lo scenario in cui le forze dell’ordine fanno irruzione nella tua stanza armi alla mano, trascinandoti fuori in manette, diventa sempre più verosimile. Apri il gas fino a slogarti il polso e cerchi di contrastare la furia perfida dei centodieci cavalli che cercano imbizzarriti di farti arrivare col culo per terra, e ululi dentro il casco e ti carichi come un berzerker prima di affrontare la curva successiva. Fai finta che siano queste le cose importanti. Ritrovi antiche consonanze criminali e sorridi involontariamente perché Sembra ieri. E’ ieri. The Brothells are back in town. E non sembrano per niente intenzionati a prendere prigionieri. Come forze che attraversano continenti per tornare a spaccare il culo ai passeri. Come l’energia che non si crea e non si distrugge e infatti una volta c’erano The Airwalkers e oggi ci sono The Asteroids. Consideri come la vita, usualmente bastarda e avara di soddisfazioni, a te abbia invece concesso il privilegio di suonare con la sezione ritmica più impressionante del mondo. Noti come è più facile inginocchiarsi per terra ed inarcarsi fino a toccare la testa partendo con l’assolo mentre dietro c’è questo uragano di basso e batteria che ti para il culo e ti permette di stronzeggiare. Ti si riempie il cuore quando scendi in garage e vedi quella sigla z750 immersa in un mare di nero che ricopre forme taglienti, affilate, cattive, e quelle otto lettere che iniziano per kawa e terminano in saki giusto sopra un motorone che fai fatica a tenere tra le gambe tanto è grande e grosso e malvagio. E insomma sei felice. Bop 1 – resto del mondo 0.
Garantisce Mister TheGoblin | luglio 01, 2005 16:16 | commenti (10)



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