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martedì, 27 settembre 2005
E’ sabato pomeriggio ed io m’arrampico veloce sù per il Brunek, che detto così sembra che stia tra Bolzano e l’Austria invece è sull’Etna, insieme a trenta o quaranta altre persone mai viste prima con le quali so per certo che tra massimo venti minuti ci si troverà a parlare di forcelle rovesciate Ohlins, tubi freno in treccia da accoppiare a pompe radiali, scarichi Akrapovic migliori/uguali/peggiori dei Termignoni e caschi Arai in fibra di carbonio e Kevlar, il tutto senza mai esserci presentati prima.
Mi arrampico con una certa discrezione che c’ho le Pirelli Diablo Corsa nuove nuove con ancora la cera addosso, faccio il giudizioso e l’educato, poi la cosa prende una piega - come dire? - discretamente competitiva e allora fanculo la cautela, che l’onore è onore e s’ha da difendere, e quindi sgancio la sicura al polso destro e finisce che è tutto un prendetemi se ci riuscite. Di quaranta persone. Mi stupisco di essere arrivato in cima tutto intero invece che sparso a pezzi per la sciara come ad un certo punto ho creduto che sarei finito e salgo bello in sintonia con i diecimila giri costanti del setteccinquanta.
Intorno a me il bosco e l'ipnotizzante panorama della piana vulcanica vulcanica.
Me l’hanno detto, io non me ne sono accorto.
“però – mi spara un tizio che sembra uscito appena adesso dalla 200 miglia di Imola, che non conosco ma che già mi ha offerto un caffè e consigliato di accorciare il rapporto finale di due denti se voglio veramente andare forte sul Brunek – non te la cavi male per essere un novellino. Guidi con carattere”.
Non” bene”.
Con carattere.
Una frase che ha dato un calcio in culo al mio ego mandandolo in orbita, praticamente. I Morlocks di un paio di notti fa sono spariti. Li hanno sostituiti gli Speedfreaks. Di bello c’è che ho sempre compagnia, ricordo di avere pensato mentre ci ingarellavamo con un tipo cazzutissimo in tuta di pelle nera e Honda CBR900 con le slick.
E insomma, scopro di guidare con carattere, io che credevo che i tempi sul giro invece che col cronometro sarebbe stato meglio me li avessero presi con la sveglia, io che credevo che dalla mia andatura si stesse proprio dicendo che cercavo di evitare i moscerini.
Chiaro che dopo un exploit di questo tipo mi è calato uno scazzo galattico. Scazzo che di fatto ha ridotto la parte socialmente reputata migliore del mio finesettimana ad un continuo aggrapparsi – da solo, a casa, a non fare una beata minchia – al collo di svariate birre Messina da trentatrè. Questo, ed abbrutirsi davanti ad improbabili trasmissioni sportive, che ormai sono arrivato alla deduzione che le guardo solo per avere una scusa decente per bere molto e coltivare la mia misantropia. Chiaro che il Messina F.C. che ne busca quattro non è che aiuti l’umore, ecco. Solo un paio d'ore prima ero una pasqua. E quindi mi viene in mente la cosa più ovvia, e cioè che ci sono caduto di nuovo, che nonostante mi dicessi no basta ci sono caduto come uno stronzo.
Sono felice solo quando ho il culo che mi vibra su uno sottile strato di neoprene foderato e abrasivo, quando ho tra le gambe quattro cilindri che ululano a dodicimila giri, quando stringo un manubrio largo e nero che vibra come un frullatore, quando ho l’aria che mi lambisce la visiera e mi aggrappa le spalle spingendomi indietro, quando me ne fotto del codice della strada e volo col ginocchio a tre cm dall’asfalto.
E’ successo di nuovo, con la conseguenza – ovvia e prevedibile – del bordellino che accompagnerà questo furore estatico. L’ennesimo, giusto quando avevo giurato e sacramentato che non sarebbe più accaduto, non a me, nossignore, mai al mondo. Un cazzo.
Come quando molesto Les Paul e Marshall e mi lascio trascinare dalla marea. E brucio di fuoco nucleare.
Come quando mi esalto davanti alla pagina di QuarkXpress e faccio quello che mi viene naturale fare. E penso che si, in fondo sono fortunato.
Come quando mi contorco con i dischi degli Stooges e dei Germs e sento che è normale. E giusto. E non farlo sarebbe una cosa strana..
Come quando grido l’appartenenza cieca a quei colori del sole e del cuore. Con un qualcosa di barbarico, di pagano, di animale.
Come quando sono accanto a persone che mi vogliono bene ed a persone che mi amano. Spesso loro malgrado.
Come quando penso che, alla fine, oltre questo non c'è più molto altro che io - o chiunque altro - possa dire di me.
E’ successo.
E’ più facile stare svegli quando il sangue bolle.
E andare più vicini al precipizio.
Sudando sangue.
Ecco. Se non sudo sangue non sono vivo. E insomma, la prospettiva che sia il filo dell’acceleratore a tenermi legato alla realtà non è che mi rincuori. Proprio.
E comunque per ora va bene così.
Se sopravvivo saprete dove trovarmi.
Altrimenti fiori sulla tomba.
Gladioli, grazie.
Rossi.

lunedì, 26 settembre 2005
Out of my mind on Saturday night,
1970 rollin' in sight.
Radio's burnin'
up above,
beautiful baby,
feed my love
all night
'til I blow
away.
All night
'til I blow
away.
I feel alright. I feel alright.
Baby oh baby,
burn my heart.
Baby oh baby,
burn my heart
Fall apart baby,
fall apart.
Baby oh baby,
burn my heart
all night
'til Ii blow
away.
All night
'til I blow
away.
I feel alright. I feel alright. I feel alright. I feel alright. I feel alright. I feel alright. I feel alright. I feel alright. I feel alright. I feel alright.
I feel alright.
I feel ah-right.
A-feel alright.
A-feel awright.
AW VEEL AWRAA-HT.
AFILAWRAAAAAAAAAAAAAAHT!
AHRAAAAAAAAHHHHHT!
Aaawraaaaaaaht!
Aaaw-riiight!
Aaawright!
Aw-right!
Alright!
Alright!
Alright.
Alright...
..........
......
....
...
..
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venerdì, 23 settembre 2005
Ascolto TV Eye alle quattro di mattina come fosse la prima volta, quella prima volta che il respiro mi si è mozzato ed il cazzo mi si è marmorizzato, che ho sentito una botta dietro la testa, tipo nel cervelletto, come una legnata che mi ha annebbiato la vista per una trentina di secondi e mi sono visto tutta la storia della musica frullata e gettata nel cesso con un sonoro splosh ed ho capito cos’era che andava e cosa invece non andava nemmeno per il cazzo. Quegli occhi a forma di fica, twat vibe, she’s got a TV Eye on me. Posano lo sguardo su di me. Che mi giro nel letto e vedo le ombre con la coda degli occhi schizzare velocissime agli angoli della stanza.
- E che mi sento come Unabomber (quello originale, Theodore Kaczyinski, non la mezza sega che i tg seri tipo studio aperto chiamano unabomber) vogliamo aggiungerlo? O diventiamo ridondanti, che come Una bomber io mi ci sento trecentosessantagiorni all’anno?
Twat vibe, occhi a forma di fica. Sveglio tutta la notte ad inseguire le ombre immobile sul letto con Funhouse che inizia e finisce e riinizia e rifinisce e così vie per una quindicina di volte, ogni volta con una sorpresa, ed io caccio le ombre e loro mi sfuggono, scappano appena tento di posare loro lo sguardo sopra. E si avvicinano al mio letto. Sento i suoni riverberati e me li lascio scorrere dentro, col respiro mozzato e le mani che stritolano il lenzuolo, coi denti digrignanti e gl’occhi fuori dalle orbite. Seguo le ombre velocissime. Ma perdo. E ne esco sudato e pieno di cicatrici. Pure la musica che conosco mi suona sinistra e ostile. Pure lei, che usualmente mi riempie i vuoti e stanotte invece me ne trapana di altri. I sensi all’erta, come quelli di un animale, che annusa, che sente. Un battito primitivo, ipnotico, pervade i sensi., come una mano piegata ad artiglio, nell'ombra, che cerca di ghermire la mia caviglia. E la stanza si allunga e si ingrandisce, e le pareti si allontanano dal letto e sono in mezzo ad una stanza immensa e la musica si confonde con l’eco ed il ritmo primordiale si perde e gli Stooges lottano per non soccombere tra i riverberi cavernosi e le dimensioni che si dilatano e perdono significato.
Tipo che mi convinco che accendendo la luce vedrei la scritta rossa redrum sul muro.
Sono gli uomini ombra. I Morlocks. Che vengono a prendermi. Con lo sguardo cattivo e gli occhi a forma di fica. TV Eye. On me. Stavolta nemmeno gli Stooges possono salvarmi.
Non sono sicuro di stare benissimo.
lunedì, 19 settembre 2005
E’ bello avere voglia di un tatuaggio, nascosto in zone erogene di quelle top secret, tale che la testimonianza di una sua indebita visione potrebbe scatenare incidenti diplomatici. Bello trovare sempre modo per rendere pepata la vita, per inventarsi problemi quando problemi non ne esistono, per complicarsi le cose quando invece le cose hanno deciso che per una volta non sarebbe male mantenere un basso profilo e scorrere pacifiche e imbelli. Niente, nemmeno per idea. “My idea of fun/is killing everyone”. Segnatevi queste parole. Sono quelle che compongono il ritornello della prima canzone che vedrà la luce sotto la ragione sociale Stooges dal lontano 1970. E c’è anche Steve McKay che soffia dentro il suo sax tenore e, come dire, scompagina i piani della sanità mentale. Per quanto mi riguarda ce n’è più che abbastanza per piazzarsi in mezzo alla strada principale della città a masturbarsi celebrativamente. Così che poi si possa affermare con cognizione di causa che il tatuaggio proibito è stato visto in quell’occasione. Un tatuaggio. Zona inguine. Caratteri gotici. Discreto, silenzioso, che c’è o non c’è non fa differenza se non per poche, selezionatissime persone. Che se per sbaglio si confidano e scappa fuori che c’ho un tatuaggio che non si può vedere ma per qualche ragione (di solito legata all’estrema difficoltà maschile nel tenere la bestia dentro le mutande) si è palesato allo sguardo sono cazzi. Miei, dico. Evvabbè, danger is my business, come diceva quel tipo. Quello lì. Proprio lui. In persona.
venerdì, 09 settembre 2005
Quando i programmi ti si affollano nella mente, troppi, confusi, impalpabili, di quelli che pensi “minchia, fico” e poi ti giri dall’altro lato rimboccandoti le coperte (che come immagine rende di più anche se qui oggi ci sono trentadue gradi), aggiustando il cuscino e richiudendo gli occhi, ecco, quando è domenica mattina e sono le otto e mezza e sei inspiegabilmente desto, che i tuoi bioritmi hanno preso la pessima abitudine di svegliarti in tempo per scappare all’ufficio anche la domenica, la domenica, diocristo, il giorno che anche Dio si rompeva il cazzo di lavorare (e vorrei vedere, dopo aver creato l’universo in sei giorni).
Quando l’ipotesi di dare una craniata al muro in modo da perdere conoscenza fino almeno all’ora di pranzo comincia a sembrarti una stuzzicante soluzione, una solleticante alternativa al trascinarsi stancamente per casa borbottando bestemmie a denti stretti per il sonno perso durante la settimana e mai più recuperabile, che lunedì si ricomincia e sono cazzi, amarissimi cazzi a stare ad osservare il monitor in stato catatonico davanti ad una pagina di QuarkXpress bianca con l’encefalogramma piatto mentre il capo ti gira attorno e scuote la testa perplesso.
Poi ti viene in mente quella frase, quella che ti tatueresti sul braccio per ricordartela in determinati momenti discretamente competitivi "Aspetto che il panico cresca, quando la paura si tramuta in visioni celestiali, inizio a staccare", che la diceva Kevin Schwantz, uno che di staccare quando gli altri erano già attaccati ai freni da mesi se ne intendeva assai.
Ti viene in mente questa frase e alzarsi a molla è un tutt’uno, e vestirsi e mimare il rumore di un quattro cilindri frontemarcia lanciato tipo a Bray Hill in sesta a dodicimilagiri mentre ci si infila le mutande non sembra una cosa così strana.
E però anche lanciare uno sguardo alla sciarpa grigio-giallo-rossa pronta ad una nuova stagione è cosa buona e giusta, che si gioca la prima in casa e bisogna arrivare al San Filippo un’ora prima almeno, per non perdersi lo spettacolo delle curve che si riempiono e gli striscioni che si srotolano ed i cori nuovi messi a punto durante l’estate e pure il riscaldamento per cominciare a criticare l’operato di società e staff tecnico e scandire i primi ritmatissimi inni che la squadra del cuore è sempre la squadra del cuore.
Poi dice che uno si dilania nelle scelte.
Poi dice che gli vengono le crisi isteriche e i rimpianti e i rimorsi e che di fronte alle alternative si devono avere i coglioni di prendere una decisione, immediata e ragionevole ed inequivocabilmente giusta come Rommel nel deserto con gli inglesi che lo inseguivano per fargli il culo, per fargli.
E quindi uno condisce l’ora delle decisioni irrevocabili con l’ascolto degli Stooges, dal momento che un po’ di scaramanzia non fa mai male, e magari prende in mano la Les Paul Goldtop e toglie la sicura all’amplificatore e scalda le valvole seguendo la ritmica frastagliata mentre considera pro e contro di tutte le ipotesi, certo che un po’ di sana distorsione valvolare a massaggiare le tempie ancora pulsanti dall’alcool esondante della sera prima di certo corroborerà i sentieri cognitivi e porterà serenità di giudizio.
“Così tante cose da fare e così poco tempo per farle”, come diceva Jack Nicholson quando impersonava Joker nell’unico Batman cinematografico che valeva la pena di scollare il culo da divano per andare a vedere.
Tante cose da fare e poco tempo per farle. Troppo poco. Nutrire lo spirito e vaffanculo ai pensieri foschi del lunedì. E del martedì. E non continuo altrimenti mi viene da sacramentare, mi viene.
No, non è vero che il lavoro nobilita l’uomo. Il lavoro gli scassa la minchia, all’uomo.
Puttana Eva.
E’ tutta colpa sua.
(No, questo per dirvi che inizia il campionato, Alice è gelosa ed io sono confuso)
domenica, 04 settembre 2005
CAMPIONE DEL MONDO.
Antonio Cairoli, messinese di Patti, è il nuovo Campione del Mondo di Motocross classe MX2.
(Tony Cairoli, si 'u megghiu......e quannu ti pigghiunu cchiù?)
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