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domenica, 27 novembre 2005
Ma scusa, Marc Andre Kpolo Zoro,
che bisogno c'era di tutta quella scenata?
La prossima volta avvicinati alla curva messinese,
sorridi,
loro capiranno,
fai loro l'occhiolino,
ti supporteranno mentre gridano FORZA MESSINA,
poi torna indietro,
non protestare e non incazzarti,
dirigiti sotto la curva avversaria,
sempre sorridendo,
e quando sei proprio sotto,
in maniera che tutti possano vederti,
ma proprio tutti,
"ESCITELA IN MANO" (sic).
Fagliela vedere, in tutto il suo negro splendore.
Poi vediamo se continuano a fischiare.
(nel frattempo dagli spalti del San Filippo si sentirà il tomentone Zzzoròzzzoròòòòòòò zzoròzzzoròòòòòòò.....)
(che poi, no, sul serio, io vorrei vederli in faccia questi geni, questi fenomeni che fanno il verso della scimmia ad una specie di statua d'ebano milionaria, che lo insultano dall'alto di non ho ben capito cosa. Li vorrei vedere uno per uno e domandargli se davvero ritengono di essergli superiori. E perchè lo ritengono. E se davvero non regalerebbero il coglione destro per essere anche solo la metà di quello che è Marc Andre Kpolo Zoro.)

(nella foto, una prepotente convessità nella regione pelvica)
venerdì, 25 novembre 2005
E’ con Kick Out The Jams ben conficcato nelle orecchie che sogno di dotarmi di un lanciafiamme e di una corposa riserva di napalm e dare sfogo alla mia sempre notevole sociopatia, in questi giorni ben coadiuvata da una serie di argomentazioni delle quali sono responsabile e vittima allo stesso tempo.
Vittima delle circostanze, diciamo.
Siamo agli sgoccioli.
Elezioni.
E tutto il codazzo di pessima umanità che si appalesa in queste circostanze.
E mi sale una bastarda voglia di procurare male fisico a certe categorie di persone, non persone, categorie proprio, che mi piace di fare tutta l’erba un fascio, categorie di parassiti inutili che in questi giorni escono fuori tipo vermi attratti dal cadavere, e guardi gli angoli delle strade e incredibilmente vedi un fiorire di abiti fintamente eleganti ma di taglio e materiale dozzinale, vedi questi tipi loschi che li indossano e parlano al cellulare, il maledetto cellulare che squilla in continuazione con quelle cazzo di suonerie che se un dio esistesse, uno qualunque, se esistesse dovrebbe fulminarli all’istante invece niente, li lascia tutti in vita ed io mi devo sorbire i loro abiti vorrei-sembrare-elegante-ma-faccio-schifo-al-cazzo, i loro discorsi loschi al cellulare con la mano a coprire la bocca ma a volume da Pavarotti mentre si esibisce in un do di petto, la presenza agli angoli delle strade di queste merde, tipacci che mi vergogno di appartenere alla loro stessa categoria zoologica, minchia.
E’che questo cancro in seno alla società che sono le elezioni fa uscire allo scoperto il peggio del peggio, questa umanità degenere, questi esemplari di non so nemmeno io quale peccato da espiare, perché è chiaro che noi messinesi nelle vite passate ne abbiamo commessi di davvero terrificanti per essere costretti ad un così pesante contrappasso, non ci sono cazzi.
Un lanciafiamme, non chiedo molto. Non chiedo altro.
Un giorno solo e niente più galoppini, faccendieri, leccaculo e tirapiedi. Piazza pulita. E niente più voti venduti e comprati, candidati discutibili, gente dalla moralità pari a quella di un pedofilo e dalla condotta etica non dissimile da quella di un narcotrafficante. Mi viene voglia di sognare un nuovo fascismo, che la democrazia è chiaro che ha fallito, e fanculo alla democrazia, che andava bene per gli antichi greci, che noi non ce la meritiamo, la democrazia e la responsabilità di eleggere gente che è sempre, ineluttabilmente, inesorabilmente rappresentativa del peggio di una città. E m'incazzo, diocristo come m'incazzo, e mi avvilisco, e perdo la fiducia e vaffanculo, va.
Cazzooooo.
Cazzo.
.........
...
(sospiro)
Evvabbè.
Lunedi sera passa.
Passa.
giovedì, 17 novembre 2005

Da più o meno oggi pomeriggio quest'uomo, si, quest'uomo, proprio lui, è ufficialmente da considerarsi uno dei padri costituenti. Lui, quello che ha i lupi in giardino. I lupi in giardino.
domenica, 13 novembre 2005
C’è quella canzone dei Social Distortion, When The Angels Sing, quella che sembra un balsamo per l’anima, quella che la ascolto e mi esplode una cosa dentro, proprio qui, quella che sembra essere stata scritta da Raymond Chandler o James Ellroy e se ci pensate non è che questa ipotesi sia poi così bislacca, no che non lo è, e se conosceste Mike Ness capireste anche perché non lo è, bislacca.
C’è quella canzone, che la ascolto in apnea ogni volta che il winamp magnanimo me la scodella, quella canzone, che tocca corde delicate e nervi scoperti e romanticismo ribelle a grana grossa e tatuaggi sui bicipiti, quella canzone, che parla ai perdenti che prendono calci sulle gengive e si rialzano asciugandosi il labbro sanguinante con l’avambraccio, ordinano un’altra birra e ricominciano a giocare a biliardo.
Quella canzone, proprio lei.
Che il mio magnanimo winamp mi scodella proprio adesso che sono costretto ad andare in giro con gli occhiali da sole ventiquattrore al giorno. Considerata da un certo punto di vista la fotosensibilità potrebbe essere una di quelle cose che ti cadono dal cielo e giustificano la tua voglia di Sunglasses After Dark estremizzandola quel poco che basta a non farti ridere dietro. O a farti ridere dietro lo stesso ma con una giustificazione plausibile. Quella canzone che non si può non suonarla con gli occhiali da sole su un palco illuminato poco e male. Io che ho i Rayban Wayfarer e le basette lunghe come Mike Ness nel 1990.
E quindi la fotofobia potrebbe essere un segno, chessò, una predestinazione, un avvertimento. Con gli occhiali da sole dopo il tramonto per una fotofobia che giuro mi sembra paradigmatica.
Quella canzone che chissà perché ricorre sempre insistentemente in quegli snodi temporali tipo Sliding Doors, che ti accorgi che erano snodi temporali solo un paio di anni dopo, mai subito, mai quando ti servirebbe accorgertene, no, solo dopo, solo quando a posteriori ogni scelta sembra quella sbagliata, quella comoda, quella inutile.
E quando succede c’è quella canzone.
La voglia di camminare di notte con gli occhiali da sole e quella canzone a suggerirti la strada da prendere e quella da lasciarti alle spalle.
La voglia di riascoltare ancora una volta quella canzone, che parla di angeli che cantano a che invece sembra più il rantolo di un demonio malinconico.
La fottuta voglia di riascoltarla, quella canzone.
E la voglia di farmi riscrivere la storyline della mia vita da James Ellroy.
giovedì, 03 novembre 2005
E' che io so come va il mondo. Prendi gli italiani. Siamo una civiltà al crepuscolo, agli sgoccioli, alla frutta. Questo è ormai chiaro. Non passeranno che un paio d’anni prima che qualcuno là fuori decida che è ora, che il momento è propizio e che con poca fatica e due calci in culo ben assestati ci faranno ritirare in buon ordine. A pascolare capre e piantare pomodori, se proprio ci andrà di lusso. Non è che serva proprio essere un Nostradamus per accorgersene. Come Cassandra Crossing, col treno che correva verso il ponte distrutto. A velocità folle, si sarebbe detto in tempi meno grami. Ecco. Noi siamo il treno, e il ponte di Cassandra Crossing è la logica conclusione di un modo di intendere la vita che ha già ampiamente denunciato tutta la sua tragica ineluttabilità.
Siamo nella merda fino alle orecchie, qualora non fossi stato chiaro.
No, lo dico perché mi guardo intorno e mi viene da bestemmiare. Ma forte, proprio. Semplicemente, abbiamo smarrito la serietà. E il senso della misura. E del ridicolo. Non abbiamo più il contatto con la realtà, viviamo in un mondo di fantasia perversa che a pensarci mi prendono i brividi. E insomma, ci siamo capiti.
E’ grazie a questa teoria che presto Bop sarà annoverato tra i padri della sociologia insieme a fini pensatori del calibro di Weber, Pareto, Durkheim, Comte, Mosca e pochi altri. Loro e me, a predire la fine di una civiltà. A ben vedere è una cosa anche discretamente fica. Osservare con i propri occhi un momento storico non è cosa da tutti. Nè esserne protagonisti.
Chiaro che se comandassi io le cose non potrebbero che migliorare. Tipo che ad esempio non mi dispiacerebbe organizzare un tribunale con potere assoluto di indagine, rinvio a giudizio e decisione. Lo infarcirei di gente fidata, cazzuta e vendicativa (Scum, Benty, Nonenti, Jaded Eyes) e vai col liscio. Roba che si guarderebbe al medioevo come ad un’era di luce e tolleranza.
In virtù di tutto questo e molto altro, e con il duro e doloroso compito di parare il culo a voi ed al vostro patetico stile di vita per un centinaio d’anni ancora, il Pubblico Ministero Unico Bop chiede (ed ottiene):
- Sedici anni di carcere duro (41 bis) per gli stronzi che invece di pronunciare Dainese dainese, in italiano, si sono inventati il tristissimo deinis, anglofobo e chiaramente riconducibile ad uno stato di pezzalculismo e sudditanza mentale che non merita pietà.
- Pene corporali non letali per chi acquista una Smart. Pene corporali non letali ma comunque invalidanti per chi la compra coupè.
- Castrazione chimica per chi produce e vende i capi d’abbigliamento Narcotrafficante, Pablo Escobar, Cocaina, 96, De Puta Madre (buttane delle loro madri, veramente). Ergastolo per chi li indossa.
- Dai quattro ai sette anni di lavori forzati per chi indossa capi d’abbigliamento Guru, Frutta, Baci e Abbracci, Sweet Years, Fiat. Aggravanti generiche se si tratta di esseri umani giunti oltre il trentesimo anno d’eta.
- Interdizione dai pubblici uffici e decadenza dei diritti civili per chi invia più di tre sms al giorno diretti alla stessa persona. La stessa pena si applica nei confronti di chi ne manda complessivamente più di cinque.
- Fucilazione con plotone d'esecuzione di sedici elementi e platea per chi userà “rock” e” lento” come unità di misura e metro di paragone.
- Clausura in cella d’isolamento (metri due per due) a pane e acqua a giorni alterni per chi posteggia in doppia fila. Stessa pena, a vita, per chi posteggia in terza.
- Trenta calci nelle palle con Doc Martens da skinhead ogni due ore per lo stronzo che, dopo essersi macchiato di tutti i terrificanti delitti di cui sorpa, abusa della mia pazienza e del fatto che i miei genitori mi abbiano educato al rispetto ed al perdono (invece che alla violenza ed alla sopraffazione come avrebbero dovuto fare), e porta il cane a pisciare sulla ruota anteriore della mia Kawasaki Z, giusto giusto nell'esatto punto in cui ogni mattina piazzo il bloccaruota.
Qualora aveste suggerimenti non esitate a segnalarmeli. Grazie.
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