C'è stato il terremoto. Quinto grado della scala Richter, quindi discretamente cazzuto, alle cinque e trentaquattro. La mia reazione all'accaduto, dato che da più o meno trentatre primavere me ne sorbisco più o meno una decina l'anno (considerando sempre, a posteriori, qualcosa tipo "checculo, nemmeno stavolta è stato il quello definitivo"), è stata quella di fottermene ad altissimi livelli, girarmi dall'altro lato, rimboccarmi la coperta e continuare a dormire. Che d'altra parte già c'ho tutti i fenomeni distruttivi della natura intorno a me, dai terremoti alle eruzioni. Mercoledì mi dimetto. E poi vi faccio sapere.
Gung-Ho.
Cammino e la riconosco.
E’ quella sensazione, quella che ti azzanna la gola e che non ti fa respirare, quella che ti prende la bocca dello stomaco e ti toglie l’appetito, quella situazione viscerale che appena ci pensi ti si ritira lo scroto, i peli delle braccia iniziano a ballare il twist e ti si ricompongono i cromosomi secondo un ordine rigorosamente alla cazzo di cane. Cammino con la testa bassa e lo sguardo vacuo, con quel minimo di concentrazione che mi serve per schivare le merde di cane che se le pesti dicono porti fortuna ma che in questo periodo io tendo più che altro a scansare, hai visto mai che dopo l’aviaria il primo caso di influenza dei canidi me la becchi io.
Il minimo di attenzione e presenza a sè stessi non mi impedisce comunque di urtare contro cabine del telefono, portoni, scalini che misteriosamente mi si parano davanti e tutto quello che di genericamente spigoloso e contundente l’amministrazione comunale ha disseminato per i marciapiedi, altro che barriere architettoniche, i veri pericoli metropolitani sono queste armi di offesa per i sociopatici soon-to-be-inculed con difetti ci concentrazione e sintomi di totale astrazione dalla realtà buttana. Quelli che oggi si sentono come me.
Gung-Ho.
A questo punto una tonitruante bestemmia ci starebbe a puntino, ma siccome i tempi sono quello che sono e dal momento che se c’è un cazzo vagante nel giro di un centinaio di km questo cazzo vagante tenderà a considerare estremamente accogliente il mio culo, se io adesso la scrivessi qui domani avrei qui sotto casa una coorte di cristiani integralisti incazzati come tirannosauri che, brandendo croci, simulacri cattolici e bolle di scomunica, tenterebbero di mettere a ferro e fuoco il mio condominio. E quindi soprassiedo.
No, la verità è che la prendo a ridere perché a furia di borbottare bestemmie a denti stretti oggi mi sono assicurato una ulteriore cinquantina di millenni di purgatorio. Ulteriore rispetto alla già consistente somma di ere geologiche che mi portavo dietro in dote.
E che di mettere a frutto gli insegnamenti di anni di risse da strada con una collega di lavoro non me la sento, nonostante in certi momenti offendere fisicamente il prossimo ricorrendoe ad una 619 o una west coast pop sarebbe una soluzione di quelle che non lasciano spazio a discussioni o ripensamenti.
La cosa grave è che mentre in questi momenti in passato iniziavo ad avvertire nitidamente quelle vibrazioni abrasive e quelle istigazioni a delinquere rock’n’roll dei Turbonegro a segnalarmi l’imminente eruzione con annesso volo di calcinculo e tumpulate, oggi tutto quello che riuscivo ad immaginare era una versione garage fuzz di Gimme Some Lovin’ dello Spencer Davis Group (Brothell sei pregato di prendere nota, grazie).
C’è una possibilità, remota sì ma sempre possibilità, che dopo i Turbonegro non ci sia altro che la quiete, e che poi, finito il cerchio, si ricominci con il garage fuzz. Cosa che non mi sentirei di escludere a priori, visto che stamattina ho superato ogni limite socialmente concesso di aggressione verbale nei confronti di una persona che per quanto spregevole e doppiogiochista e cacacazzi da competizione è sempre donna prima e collega in subordine. E siccome io sono un gentiluomo di stampo borbonico certe cose non le ho mai fatte.
Quello che è certo è che prima o poi verrà la resa dei conti. E che una colossale pisciatona di commiato sul portone dell’ufficio di quel viale col nome di una nazione col tricolore come bandiera è il minimo che si possa aspettare.
Ma proprio minimominimo.
Gung-Ho.