Non chiedetemi perchè (sul serio, non fatelo, vi eviterete una inutile e lunga sequela di tristi stronzate), ma é da più o meno stamattina che scorgo un interessante parallelismo tra "Mister Tamburino/non ho voglia di scherzare/rimettiamoci la maglia/i tempi stanno per cambiare" (Battiato/Battiato) e "Oh, the storm is threatening/my very life today/if I don't get some shelter/oh yeah, I'm gonna fade away" (Jagger/Richards): Credo sia a causa dell' Oh Yeah nell'ultimo verso della seconda. Sta cosa mi é subito parsa stranamente profetica, in una maniera sottile ed inquietante. E mi ha spinto all'abuso di aggettivi che infesta questo post. Che fondamentalmente é inutile, segno inequivocabile che sono alla frutta e che pur di scrivere qualcosa quassopra ricorro a questi trucchetti estremamente pezzalculistici. In subordine, come già feci più o meno alla fine di settembre (facendo due giorni dopo ricorso alla facoltà di ravvedermi, dimostrando per l'ennesima volta la spina dorsale di un rettile), dovrei chiudere la baracca ed evitare di lasciare che quanto di buono ho scritto fino ad oggi sia finito a colpi di martello come mi accingo a fare con questo post metacomunicativo che dovrebbe lasciarvi capire quali sono le mie intenzione che credevo ferme e invece ferme non lo sono per niente e insomma non so che fare evvaffanculo me ne preoccupo come fosse una cosa seria e invece é solo un modo come un altro per masturbare il mio ego che di per sè non sarebbe una cosa poi tanto svagliata ma in questo contesto evvaffanculo un'altra volta. Con particolare enfasi sul vaffanculo. E ritenetevi fortunati a non esservi beccati sei pagine di Il Mattino Ha L'oro In Bocca.
Avere sotto di sé un regno, uno stato intero, senza esagerazione, e vivere come un selvaggio. Non so, forse si chiama giustizia divina. Come fu per Riina. Che poi a vederli così ti fanno anche un po’ pena: tipo che ti ritrovi a domandarti “e sarebbe questo il terribile capo della mafia?”. Si. E’ lui. Che a vederlo nell’identikit al limite un po’ di paura la incuteva, faccia scavata, mascella protrudente, zigomi alti, sguardo incazzato. Invece sembra un pensionato delle poste. Don Vito Corleone è un’invenzione di fantasia, un personaggio di celluloide. I veri mafiosi sono questi, esseri pavidi, piccolini, cacasotto, gente senza spina dorsale. Quella dell’onore è una barzelletta. Questa è gente che, dopo essersi macchiata di delitti che nemmeno un animale, non ha esitato un secondo a raccontare tutto quello che sapeva pur di scroccare uno stipendio e di scappottarsi la meritatissima galera. Alla favoletta dell’onorabilità e della rispettabilità (e rispettosità) della mafia ci credono ormai solo i guappi che vogliono farsi belli e forti davanti ai guappetti. Pompini a vicenda, li chiamava Wolf, quello che risolve i problemi. Che se ci pensate è un concetto la cui espressione suona simile a cosa nostra. Parlo dei pompini a vicenda. Vedi, la lingua italiana, che scherzi che ti fa?
L’hanno chiamato Il Fantasma. A me sembra sempre un povero stronzo. Ed è come tale che dovrebbero presentarlo. Un povero, impaurito stronzo. Per carità, furbo è furbo: tant’è vero che io, di tasca mia, attraverso i rimborsi garantiti dalle Ausl regionali, ho pagato lui l’operazione alla prostata. A Marsiglia. Come uno stronzo qualsiasi che per farsi operare di prostata è costretto al viaggio della speranza. E dire che di cliniche private in odore di mafia in Sicilia ce ne sono, eccome. E quindi la furbizia non si discute: D’altra parte anche i topi lo sono. E il carisma di un topo è cresciuto a dismisura fino a diventare l’intoccabile per eccellenza, l’uomo più pericoloso d’Italia, l’uomo che tiene per i ciglioni una regione intera. Paolo Borsellino, buonanima, amava dire che in Sicilia tutto è esagerato. Come dargli torto? Topi. Questa è la mafia. Anzi. Anche questa è la mafia. Che col cazzo che è più pericolosa di quella in abito blu. O in camice.
Non si pentirà. Non collaborerà. Perché, fondamentalmente, non sa un cazzo. Da questo punto è sì, un fantasma. Ma vederlo dietro le sbarre è comunque un piacere.
Perché quando Totò Cuffaro ha avuto l’idea di mettere in giro i cartelli con lo slogan La Mafia Fa Schifo, ha dimenticato anche di spiegare perché la mafia fa schifo. Che forse era anche più importante, chè il fatto che la mafia faccia schifo è più o meno chiaro a tutti. Fosse andato nelle scuole, dai bambini, a farlo vedere perché la mafia fa schifo, avrebbe fatto meglio. Portare in giro le storie di una manica di poveri stronzi costretti a vivere da braccati. E di un esercito di disperati che li spalleggiano, li foraggiano, li proteggono, questi poveri stronzi, che fanno il lavoro sporco per loro, per i poveri stronzi. In cambio di due soldi, letteralmente, di anni di galera e del potere di fare i guappi tra i guappi, di farsi vedere con la mercedes posteggiata fuori dalla baracca. Questo significa essere mafiosi. Una vita di merda. La miseria umana.
E insomma anche il vecchio capo (presunto) della mafia è andato. Come Brusca, Riina, Bagarella (che il correttore automatico di word, che è intelligente, continua a voler rinominare cagarella), Aglieri, Santapaola e tutti gli altri. Per carità, io sfonderei loro il cranio a pietrate, ma non si può. Adesso, per piacere, non fate le cazzate che avete commesso subito dopo la cattura di Totò Riina. Sorvegliatelo e perquisitelo subito, quel cazzo di rifugio, occhei?