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lunedì, 30 ottobre 2006
Non sono nemmeno le sei, e l'oscurità mi piomba alle spalle come un cazzo di falco pellegrino sulla preda. Qui dietro, proprio tra le scapole, affonda gli artigli e tira. E fa male. Minchia se fa male.
E nessuno che mi tiri sù.
E nessuno che mi dica che si, dai, é normale che a novembre faccia buio presto.
E nessuno che mi porga una spalla su cui posare una testa piena di cazzi irrisolvibili.
Tempo ottimo per ascoltare i Jesus and Mary Chain.
Tempo ideale per tornare ai tempi del glorioso liceo, intitolato a quel geniaccio di Francesco Maurolico, anche solo per un paio d'ore. Per tornare su quegli scalini che tanto bordellosi erano a mezzogiorno quanto tristi e solitari di pomeriggio. Con la vespa parcheggiata lì davanti, il primo freddo vero della stagione, i colletti del giubbotto alzati, gli anfibi ed i Jesus and Mary Chain nel walkman. A fare un cazzo, basilarmente. Aspettando che calasse l'oscurità. In nero, dalla testa ai piedi.
Come un presagio.
Alle cinque e mezza di pomeriggio.
A lasciarsi trascinare dalla narcosi e dal fischio nelle orecchie, per ore, letteralmente.
Contare le macchine che passano. Squadrare la gente che cammina. Guardare con lo sguardo vuoto chi ti guarda. E si domanda. E non sa rispondersi. E cammina, accelerando il passo, impercettibilmente. E non smette di guardare con la coda dell'occhio quella macchia nera sulla scale, che a sostenerrmi lo sguardo non ce la fa. E non lo vedrebbe comunque. E si dilegua. In evidente imbarazzo, con l'incredulità, con i buoni precetti che vengono a galla. Immediatamente confutati dalla realtà di chi sta seduto sulle scale. Ad aspettare.
Aspettare l'uomo. Con ventisei dollari in mano. Con il Corso cavour a fare da Lexinton Avenue 125.
Aspettare che l'oscurità disegni le ombre, che colori l'aria d'asfalto.
E i Jesus and Mary Chain che continuano. Non smettono mai. Mai. E l'oscurità delle sei di pomeriggio di inizio novembre. Quella più brutta, quella più terrificante. Quella del traffico tutt'intorno, e del silenzio dentro. Quello. Ed i noti Perforation Problems.
Come i Morlocks che escono dalla tana. Nessuno con cui comunicare. E niente da dire, comunque. Solo macchie di nero sedute sulle scale. Che aspettano l'uomo. O l'hanno già incontrato. Il che rende superfluo parlare. Bastano i Jesus and Mary Chains nelle orecchie e la corteccia cerebrale che non risponde. Un faro in faccia e le immagini in mezzo. In negativo. Solo i contorni sfocati. E l'uomo che non arriva, ed i ventisei dollari in mano che bruciano. Le scale lo sanno. E tengono lontani gli indesiderati. I normali. Quelli per i quali l'oscurità é solo l'ora solare che entra in vigore. E non conoscono i Jesus and Mary Chains. Quello, e l'ora solare.
Immagina solo uno sfondo bianco. E macchie nere che si muovono.
Proprio come miele. Sottosopra. Nel mio interno. Assaggiando l'asfalto. Con parole che sanno di caramelle. Ed hanno il sapore di Cindy. Qualcosa che è andato storto. La passeggiata più difficile, nel mio piccolo sotterraneo, quella così dura che non si comprende mai, quella che fa strippare. La fine vivente, tagliato di netto. In un buco.
Il fischio nelle orecchie, ed il cervello che non risponde nell'oscurità di inizio novembre. Ecco cos'erano i Jesus and Mary Chain.
Minchia se fa male, l'oscurità che ti piomba alle spalle.
sabato, 28 ottobre 2006

"If everything seems under control, you're not going fast enough"
(Mario Andretti)
(La presente a confutazione delle tesi mendaci portate avanti da loschi figuri in malafede, riguardanti il mio presunto decadimento fisico ed il conseguente rilassamento addominale. Teoria della quale restano, ad imperitura memoria e perchè vi ci facciate sù grasse risate, i commenti.
Detto in breve...sucate. Ma forte, dico)
martedì, 24 ottobre 2006
Il pregevolissimo foglio di carta da culo color salmone all'interno del quale facevo pompini e pugnette a scopo di lucro (altrui) fino a poco meno di un anno fa, seguiva una sacra regola:, in tema di emolumenti legalmente dovuti ai dipendenti. "Pochi, maledetti e subito", con più enfasi sul "pochi" e molta meno sul "subito". Il "maledetti" in genere lo aggiungevo io, che di grilli parlanti qui dentro, appena tra sterno e diaframma, ne ho una cazzo di colonia.
E tutto il resto, anche quello legalmente dovuto allo stato, erano cazzi tuoi. Li chiamavano Co.Co.Co. O qualcosa di ugualmente sottile per indicare il fatto che stavano abusando massicciamente del tuo culo.
Ma non solo.
Mi alzavo la mattina che già sacramentavo come un assassino, mi trascinavo stancamente verso la scrivania con una mestizia degna di uno Schopenhauer in giornata no, faticavo ad alzare i ditini e picchiettarli sulla tastiera quasi fossi un olimpionico di sollevamento pesi alle prese con un tentativo di record interplanetario.
Una condizione esistenziale di merda.
Aggravata dal fatto, punibile con lo sterminio di tutte le generazioni fino alla quarta almeno, di dovermi sorbire le lezioni di etica del lavoro e della fatica da parte di chi grazie alla carta da culo color salmone ed all'iscrizione a qualche oscura sigla confindustriale lucrava denari immensi alla pubblica amministrazione, di dover subire lezioni di frugalità da parte di chi una settimana si e l'altra pure schiodava dalla sedia il culo lampadato solo per i week-end di shopping in giro per l'Europa, di dover prestare il fianco, sorridendo, a parole e dichiarazioni di alta moralità da persone alle quali il concetto di moralità sta bene addosso quanto l'etichetta di filantropo ad un narcotrafficante.
Roba da diventare maoista all'istante.
Questo, dovevo sopportare, oltre al rosicamento di anima e spirito e concetti educativi inculcatimi sin dalla tenerissima età.
Talmente troppo che all'ennesima offerta che non potevo rifiutare (del tipo "dacci anche il culo, a forfait") ho sorriso, ho cordialmente fanculeggiato il fanculeggiabile, ho delicatamente chiuso la porta e sono uscito sotto la pioggia, sogghignando, passi lunghi e ben distesi. Come si addice ad un gentiluomo di stampo borbonico del mio calibro.
Aggiungendo, qua e là, qualche colorita e tonitruante bestemmia. Tanto per sottolineare alcuni concetti che ritengo siano fondamentali e che non mi sembrava avessero colto appieno.
E mi sono rifugiato altrove.
Dove si esercita davvero il mestiere.
Dove sono stato accolto a rutti e bestemmie, non a riunioni aziendali e corsi di automotivazione e tecniche di inculata sottile.
Tastiera, telefono, carta che canta, fiuto.
E pedalare, che la notizia non ti viene a bussare alla porta. Così mi hanno accolto.
E' successo quasi un anno fa.
E mi sembrano dieci.
E ora?
Ora niente.
Sono qui.
Sto bene. Faccio quello che mi piace. Continuo a strisciare fuori dal letto col passo del leopardo e gli occhi che di aprirsi non ne vogliono sapere, ma sacramento molto meno. Affino la mia lama e la tornisco con i consigli di gente la cui opinione, forse per la prima volta, sono contento sovrasti la mia. Mai capitato prima. Sono più perfido. Non mi genufletto più. Non mi é mai piaciuto. Mi diverto. Vengo pagato quando il proverbiale cazzo "mette le unghie". Sempre "pochi", non più "maledetti". Il subito l'ho tranquillamente cancellato.
Ma sono qui. E mi piace.
Sono felice.
Stravacco accanto, Caos separata da un muro, a portata di fischio. Sempre pronti per il prossimo caffè, sempre in prima fila quando si tratta di far tintinnare il ghiaccio dentro ai molti white russian. Che quando la prospettiva é che si faranno come minimo le dieci di sera serve sempre.
Me lo diceva sempre, mia nonna.
"Saranno le ali d'angelo a portarti avanti, a te".
(Anche Mike Ness evidentemente la pensava come mia nonna. E infatti i Social Distortion hanno inciso Angel Wings. Che vi consiglio caldamente di ascoltare. Possibilmente mentre state leggendo 'sta cosa)
lunedì, 23 ottobre 2006
Chi sa, fa.
Chi non sa, insegna.
Chi non sa insegnare fa il giornalista.
Il fottuto giornalista.
venerdì, 13 ottobre 2006
Non dovrebbe: eppure é.
Non é facile da spiegare, anzi, non ci provo nemmeno, a spiegarlo. Non vorrei spendere frasi da fraintendere, come cantavano gli Airwalkers. Mi sembra perfetta per l'occasione.
Funhouse.
Una fase del tragitto in cui non é necessario rispettare il canovaccio, non é obbligatorio sacramentare fino a sgolarsi, non é vietato allentare un po' la tensione. Quel tipo di tensione della quale volontariamente ti facevi carico. La tensione che hai vissuto per anni tra i solchi di quel monolite di suono con la copertina virata arancio. L'arancio che immortala un volto che grida. Grida a te. A te solo. Gli altri ci vedono solo una copertina. Tu chi hai scoperto la storia del mondo, dentro. Ed anche fuori. E tutt'intorno. Che quando la musica finisce senti che nell'aria resta l'eccitazione e la tensione e l'energia primordiale e tutti i sensi all'erta.
A scandirla é l'andamento narcotico di Dirt, quello deragliante di Funhouse, quello furioso di Tv Eye, quello apocalittico di 1970 (I Feel Alright), quello grondante sangue e materia cerebrale di Funhouse. Tutta roba che ho scoperto poter apprezzare anche senza rosicchiarmi le unghie fino a sanguinare, senza digrignare i denti e stringere i pugni e serrare occhi e mascelle pronto al peggio, in attesa di quel colpo da K.O. che, inevitabile, prima o poi arriva. E quando arriva fa male.
Ma capita anche che tenere troppo alta la guardia renda paranoici. Capita che il colpo da K.O. non arrivi mai. E che si sprechi una vita ad aspettarlo. Capita, raramente ma capita, che anche due o tre white russian strategicamente piazzati diano un senso. Un senso "alto". Senza bisogno di spiegare altro. Tanto per dire, tanto per fare, senza il ronzio e l'allarme antiaereo e senza il senso di ragno ed il sospettare felino. Vivere il "qui e ora" con quella leggerezza che poche volte ti sei permesso e che non credevi ti fosse consentita. Quasi che ascoltare compulsivamente gli Stooges ti giustificasse. Quasi che accaparrarti "The Complete Funhouse Sessions" e sorbirsi nove ore nove di provini, brani incompiuti, false partenze, dialoghi drogati, entrate a cazzo di cane, sciabolate di chitarra wha-wha e urla da animale ferito fosse un tributo allo spirito. Nove ore di seguito di 'sta roba, che normalmente un essere umano lo renderebbero cretino dopo sei minuti. Nove ore di roba per me imprescindibile. Che dopo nove ore ne avrei volute altre nove. E perdermici dentro. A volte per sempre, speravo. Gli Stooges, perdio.
Gli Stooges. Che non hai mai avuto bisogno che due casse te li sputassero fuori, possibilmente a volume alto. Che a te suonano dentro da decenni.
A volume ottundente.
A volume impossibile.
Che quando prendono il sopravvento non c'é più niente. Che hai eletto a guida spirituale. Che credevi potessero solo torturarti. Invece. Funhouse. Che forse é la volta buona che ad ascoltarlo poi non ho resto psicotico per le due ore successive. Che divento cattivo. Più cattivo del solito. Non è mai successo prima. Non dovrebbe succedere.
Invece succede. E non si spiega.

(Aggiornamento: Dio c'é)
lunedì, 09 ottobre 2006
venerdì, 06 ottobre 2006
I Love Livin' In The (Bay) City
(dedicata a me frati)
Vivere a Messina é un'esperienza che va al di là del semplice fatto geografico. E' uno stato della mente. Del tipo che malinconico e scuro in volto entri in un bar, immerso nei pesantissimi e deprimenti cazzi tuoi, ordini un immotivato caffè bofonchiando qualcosa con la testa in posti meno piacevoli, credi che la vita non ti sorrida granchè ed in generale pensi che fino alla fine dei tuoi giorni non ti riserverà niente di buono. Uno di quei giorni, come disse il cowboy psichico a Drugo. O sei tu che mangi l'orso, o è l'orso che mangia te:
Capita.
Poi succede che per un paio di secondi ritorni sulla terra (grazie alla tazzina bollente che ti lesiona quel labbro inferiore a cui tanto tieni), e senti due tizi intavolare una discussione, in dialetto stretto, ed infilare una serie di involontarie gag da far impallidire anche Totò in stato di grazia:
E la vita torna a sorriderti.
Tutto 'sto preambolo per presentarvi, ladies and gentleman, QUESTO.
Il tipo con il bandana rosso. Il mondo lo conosce come Santino Limonata. E fate conto che tipi come questi ce ne sono uno ad ogni angolo.
Guardatelo con attenzione (e leggete i sottotitoli quaggiù) e capirete perchè chi vive a Messina non può non essere felice.
"intanto grazie per il sindaco e ntanto pensiamo a questa città oggi glosriosa, innanzitutto noi oggi, sicuramente non abbiamo vinto niente, noi, ci siamo preso quella serie a che la figgiccì ha gghiuso nella cassafotte, per dare la gghiave della cassafotte a quella ggente che tiene ippotere a Bbologna: mi dispiace pe loro perchè sicuramente quella figgìccì radiocomandata oggi il radiocomando s'è rotto. Oggi la serie A ce l'ha se l'ha presa il Messina pecchè è stata una serie A meritata dopo quarant'anni, che nessuno ce la può togliere, questa ggente...che cc'è nei dintonni della squadra de BBologna, che oggi si possono dimettere di tutte le cariche che hanno, pecchè se pensassero, bbene, i pobblemi, che cci sono, in Sicilia, con la Fiat Temmini Imarese, che sta pe gghiudere, e ppensunu solo il calcio, pe ffavorire il BBologna, si sbagliano tutti, non si confondono il caccio con la politica vera, pecchè il caccio non è ppolitica, il caccio è solo divettimento, è uno spott pe ffari dive divettiri tutte le pessone, CHE NOI SIAMO STANCHI, GRAZIE A DDIO, OGGI, ABBIAMO LA NOSTRA SERIE A, NON ABBIAMO VINTO NIENTE, CI SIAMO PRESI QUELLA SERIE A CHE LA FIGGICI' CI AVEVA GGHIUSO NELLA CASSAFOTTE, PER DARE LE GGHIAVI ALLE PESSONE SBAGLIATE, PECCHè NOI LA SERIE A A MESSINA, L'ABBIAMO VINTA....
CON I CCUORE...
...CEVVELLO...
...PIEDE..
...E TUTTI...
GUAI CHI TOCCA QUESTA CITTA', GUAI CHI TOCCA LA CITTA' CACCISTICA, ANCHE SE CC'E' STATO UNO SBAGLIO DI LEGGEREZZA, NON E' GGIUSTO COPPIRE QUESTA CITTA' CACCISTICA, NON SI DEVONO PEMMETTERE ASSOLUTAMENTE NESSUNO, PECCHE' NOI SIAMO,
GENTI, CIVILI E PEBBENE,
E L'HA DIMOSTRATO A L'HANNU DIMOSTRATO IL TRIBBUNALE DELLA TAR,
U CONSIGLIU DI STATU,
E CCARO FRANZA
DACCI U PANI CA SOSIZZA,
NON CI DARI CANNOLI CA...CA...CARI CA RICUOTTA,
PANI CA SOSIZZA A STA GGENTI,
BBASTA CU QUESTI ASSAGGINI,
LENTICCHIA,
FACIOLA,
PISCISTOCCU,
NON SI MERITANNU NNENTI!
PANI E SOSIZZA!
(piccolo vademecum per chi non è uso all'idioma ed ai personaggi messinesi: dopo un breve introduzione a cazzo di cane da parte di un giornalista sportivo locale (!!!), Santino Limonata guadagna le luci della ribalta e prende il comando delle operazioni, e dopo un breve preambolo calcistico, si cimenta in una aspra e sentita critica sociale. Per inquadrare meglio la situazione, siamo a settembre del 2005, ed il Messina Football Club riottiene la serie A dopo le vicissitudini estive ai danni del Bologna. A metà del discorso, il Limonata si infervora, e come un tribuno romano, porta la folla al limite dell'esaltazione mentre si scaglia contro il nemico che ha avuto l'ardire di infangare i colori sociali. Il suo sussulto campanilistico culmina in un consiglio pacatamente espresso nei confronti del presidente Pietro Franza, che aveva la consuetudine di offrire un rinfresco luculliano a base diprodotti locali durante l'intervallo tra il primo ed il secondo tempo delle partite: Santino Limonata si ribella a tutto ciò, suggerendo di sostituire i deliziosi cannoli alla ricotta ed il succulento pesce stocco con del proletario pane e salsiccia)
lunedì, 02 ottobre 2006
(Disclaimerizzo e decreto, avvertendovi, la sostanziale postadolescenziosità morbosa di questo post. Chi conosce Bop sa che non sono nuovo a questo tipo di espluà. Chi non lo conosce adesso ne é consapevole. Che dirvi? Fate voi. Oggi é un giorno troppo del cazzo per essere oggetto di lamentele e prese per il culo)
Quelle notizie così, a bruciapelo, quelle che ti mettono di malumore tutto il giorno nonostante non ci si pensi più, quelle che si annidano in quella parte del cervello che sospetto sia qui dietro, alla base del cranio, proprio sopra la nuca, nascosta, al riparo dagli altri pensieri.
Quelle notizie che anche quando non ci pensi ti si bloccano in gola, ti fanno male, quel male sordo che ti permea e ti ricopre, che ti fa muovere al rallentatore come immerso nella marmellata, quelle notizie che ti allertano i cinque sensi in modo tale che qualunque cosa tu scorga o senta o tocchi ti tornano in mente, mkinacciose, opprimenti.
Quelle notizie che si attaccano come una scimmia sulla schiena e ti riempiono la fronte di rughe, per tutto il giorno, anche quando sorridi, anche quando non ci pensi. Quel senso opprimente di rottura di cazzo che nemmeno It's Alive dei Ramones riesce a lenire. It's Alive dei Ramones, che generalmente allontana anche i più funesti presagi, li caccia a calci in culo, li annichilisce. E invece oggi niente.
Quelle notizie un po' così, gettate là senza particolare enfasi o importanza, quelle notizie che ti arrivano in piena faccia tipo maglio, ti stordiscono e ti rendono vulnerabile, ti portano alla mente un turbinìo di memorie e ti fanno vacillare, sguardo assente e monologhi privi di senso.
Quelle notizie che non vorresti mai sentire benchè sapevi da tempo fossero inevbitabili, che il tempo passa per tutti e non è che ci si possa fare granchè stando all'interno del ben delineato campo della sanità mentale. Perchè l'unica alternativa valida è fantasia, magia, sortilegio. Tutti gran begl'argomenti, si, ma che funzionano solo se si è circondati dagli elfi e dalle fate. Per l'appunto.
Quelle notizie che il destino vile ti sbatte in faccia per vedere come ti comporti, come la prendi, quanto vale la tua dignità, quanto in basso ancora puoi scendere.
Quelle notizie alle quali puoi solo fare fronte continuando a camminare a testa bassa, alzando solo di tanto in tanto lo sguardo verso il cielo (quel cielo così bianco, disse una volta Aadrea Pazienza), e di tanto in tanto sospirando, con i pugni in tasca ed i Ramones nelle orecchie, con le pietre nell'anima e sperando che i Wayfarer non lascino trasparire troppa umanità.
Quelle notizie, di lunedi mattina, che un cazzo di sogno premonitore, che in un primo momento impurtavi solo ai bagordi della sera prima, ti ha spiattellato in faccia. Un sogno. Quando i sogni raccontano sempre un paio di sillabe in più della realtà. Le sillabe, quelle che sono mancate, forse, tanto tempo fa.
Qui oggi c'è un cazzo di sole che spacca le pietre. Io vorrei la pioggia.
(Poi, dopo I's Alive, il mio lettore Mp3 ha deciso, così, di sua iniziativa, di piazzare Mirrorman e Captain Moody dei Black Halos. Ed é stata la fine)
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