"Sono solo un'anima le cui intenzioni erano delle migliori"
(O Signore, non lasciare che io sia un incompreso)
Quando arriverà invece la mia, di ora, la scena sarà surreale. Di questo ne ho assoluta certezza.
Immagino, ad esempio, il Principale, che avendomi finalmente di fronte, si rifarà di tutti i torti subìti durante gli anni . "Dimmillu ora, chi sugnu poccu, si hai curaggiu" (trad. Dimmelo ora, che sono un porco, se hai coraggio) mi aggredirà, con un duro accento siciliano, inchiodandomi alle mie responsabilità come fecero con suo figlio (altra vicenda che farei meglio a non rinvangare di fronte a lui) e chiedendomi conto e ragione sulla mia condotta di vita decisamente dissennata.
La mia strategia difensiva, ho pensato in questi anni, potrebbe essere più o meno questa. "Capo - lo ammansisco un po' - iò non 'mmazzai mai a nuddu. Poi fici tutti cosi, cchiù o menu. Vidi chiddu chi ppoi fari" (trad. io non ho mai ucciso nessuno. Tutto il resto, più o meno, l'ho commesso. Vedi un po' tu). Anche questo in pesante dialetto siciliano.
Se a quel punto non mi avrà incenerito e cacciato a calci in culo dalla sua vista, beh, vorrà dire che il più é fatto. A meno che non inizi ad elencarmi i peccati che ho commesso. Cominciando dai comandamenti. Al che io potrei rispondere pressappoco così:
1) Effettivamente non ho mai avuto altro dio all'infuori di te. Anzi, potrei tranquillamente affermare di non avrene mai avuto, punto. Se si eccettua una breve infatuazione per Odino, Thor, Balder e compagnia berzerkereggiante che, comunque, sono sicuro mi perdonerai.
2) Non ho mai nominato il tuo nome invano. Ogni qualvolta l'ho chiamato in causa é stato per rivolgergli epiteti ingiuriosi. Quindi, tecnicamente, anche questo me lo sono sfangato.
3) Qui caschiamo male. Sarei anche un fervente sostenitore del Natale e della Pasqua (benchè preferisca le pagane ricorrenze di capodanno e ferragosto), ma, temo, per le ragioni sbagliate. E comunque non quelle coincidenti con l'intenzione di chi ha steso le tavole della legge.
4) Su questo sono inattaccabile. Mio padre e mia madre potrebbero fornire ampia documentazione, qualora venissero interpellati, attestante il mio più ampio amore nei loro confronti.
5) Questo faceva parte del preambolo. Tre a due. Rimonto a vista d'occhio.
6) Vabbè, soprassediamo. Commetto atti impuri dall'età di sette anni, e continuo tutt'oggi, con enorme soddisfazione. Se hai un minimo di dignità non me lo chiedi nemmeno. E comunque, sai già tutto. Ah. Questo annotalo per i tuoi ministri in terra: non sono cieco.
7) A parte un pallone da basket alla Standa all'età di tredici anni (e me la sono cavata ostentando sicurezza di fronte alla guardia giurata mentre uscivo palleggiando che nemmeno Kareem Abdul Jabbar), sono la fottuta quintessenza dell'integrità morale, se si parla di furti. Potremmo parlare invece (contrattaccherei con tono inquisitorio e minaccioso) di quella volta che mi hanno fottuto l'Husqvarna sotto casa. Ne parliamo? No, vero? Ecco, meglio, passiamo avanti che ti conviene.
8) Dipende da cosa si intende per falsa testimonianza. In tribunale mai. A fin di bene molto spesso. Se parliamo di cazzate, vabbè, ne sparo a tempesta in maniera imbarazzante.
9) Del desiderare la donna d'altri (soprattutto se il d'altri era sancito da un sacramento e da un vincolo rilevato dal codice civile) ne ho fatto una professione a tempo pieno per diciamo quattro anni della mia vita. Poi ho smesso.
10) Niente da fare. Della roba d'altri me ne é sempre fottuto un cazzo. Certo, c'é quella Mv Brutale in vetrina davanti alla quale sacramento da mesi, ma tecnicamente sarebbe ancora senza proprietario, quindi...
E insomma, vabbè. Si poteva fare di meglio, ma non credo di essermela cavata malissimo. Il problema, semmai, potrebbe sorgere con i peccati capitali.
- Accidia. A minchia piena. Sono un cazzo di cultore dell'accidia. La coltivo come virtù, altro che peccato (e su questa presa di posizione se s'innervosisse non avrei niente da eccepire).
- Ira. Sono una iena. Vedo rosso come un toro. Sono un attaccabrighe, uno scassaminchia, un pessimo soggetto. Passiamo avanti (tattica per vedere se s'incazza. Se lo fa contraddice se stesso. Strategia a strafottere, io).
- Gola. Maddai. In confronto a me Gargantua era inappetente, e Trimalcione al massimo faceva merenda con gli amici.
- Superbia. Sono il vostro dio. Basta?
- Avarizia. Ma nemmeno per idea. Ho due buchi nelle mani che nemmeno Padre Pio con le stimmate (e tuo figlio con i buchi dei chiodi...oooops...). E la prodigalità, pur dimostrando una stronzaggine di fondo, non credo sia annoverata tra i peccati. Capitali, dico.
- Invidia. Nonostante, considerato il genere umano tutto, il saldo qualità/riconoscimenti sia nettamente a mio sfavore, tendo a fottermene ad altissimi livelli. Al limite ribadisco concetti ingiuriosi alla volta delle divinità (ecco, l'ho detto).
- Lussuria. ma per favore. Ho detto una ventina di righe sopra che mi masturbo sin dall'età di sette anni, cazzo. E da lì di strada ne ho fatta un bel po'. Non c'é neanche da domandarlo.
Eccoci qui. A questo punto il quadro non può propriamente definirsi roseo. Diciamo, più che altro, che inizierei a sentire un forte olezzo di zolfo. A meno che.
A meno che, come ho sempre sostenuto da buon agnostico, un essere onnipotente tende a fottersene di quello che fanno le sue creature, tanto quanto un elefante si incula un batterio. E' superiore. E' altro. Nemmeno si limita ad osservare con sovrana pietà talune manifestazioni umane. E questo dal momento in cui le dota di libero arbitrio e seppur moderato ingegno. Altrimenti cerca adorazione. O comprensione. O riconoscimento. O pompini (metaforici. Spero). Il che lo renderebbe umano, troppo umano. E come tale, spero che apprezzi la dote, quella sì, divina, del senso dell'umorismo. Dimostrerebbe di non aver bisogno di una stirpe di pecoroni in tonaca che, interpretandolo, impongono ai suoi figli cosa fare e cosa non fare, cosa pensare e cosa non pensare. In spregio a quelle macchine meravigliose che sono corpo e mente, che stando alla Bibbia lui stesso ha creato, per ultimo, riservandosi il meglio alla fine. Probabilmente perchè avrebbe voluto che le usassimo. Un Dio decisamente più sveglio dei suoi messaggeri ("portavoce" starebbe meglio, "lacchè" individuerebbe il punto ma sarebbe offensivo per Lui, "solerti benchè ottusi e pericolosi burocrati" fa decisamente centro). Perchè, in tutta confidenza, qualsiasi divinità, anche la più infame, non merita di essere rappresentata in terra da questa manica di stronzi che pretenderebbero di parlare ed agire in nome e per conto.
Va da sè che, qualora la pensasse in maniera difforme, sarei fottuto.
Altrimenti, come disse Richard Nixon tre giorni prima di essere inculato a sangue: "Andatevene affanculo, se non riuscite a stare allo scherzo".
C'é la faccenda del "qui e ora", che é una cosa che ho sempre clamorosamente mancato. Morissi domani, probabilmente il mio unico rammarico (rammarico forte, dico) sarebbe proprio questo. Non avere mai, mai, azzeccato il tempo. Sempre fuori sincrono.
Arrancare dietro, spaccandosi il culo per recuperare e per rincorrere, o doversi fermare ad aspettare. Al passo mai.
Ora, il fatto di avere sempre la sensazione di non integrarsi col tempo e col luogo nel quale si vive é una di quelle storie che se fossi meno pigro scriverei declinandola in fantascienza. Una cosa fica, con passaggi spaziotemporali, cunicoli stellari, un paio di continuum spazio temporali diversi, dieci dimensioni e l'esatta percezione dell'attimo in cui tutto si é sdoppiato. Avendo il talento di Kurt Vonnegut avrei scritto una specie di Mattatoio n.5 più autobiografico. Siccome non ho il suo talento, non ho pazienza, e tempo, e voglia e comunque saranno anche cazzi miei, non se n'é mai fatto niente.
Ma la sensazione resta.
La sensazione di venire sfocato nelle fotografie.
La sensazione di vibrare mentre il resto é immobile.
La sensazione di non essere percepito.
La sensazione di non riuscire a far muovere l'aria intorno a sè.
La sensazione di vivere tutto dal di fuori, la sensazione di stare osservando te stesso fare qualcosa che non ti appartiene, un te stesso che non sei tu.
La sensazione di essere ombra.
La sensazione di viaggiare continuamente tra le dimensione senza (vaffanculo) azzeccare mai quella giusta.
Una rottura di coglioni di non poco conto.
Una rottura di coglioni che, so per certo, mi trascinerò dietro sempre, sperando che chi mi sta intorno se ne accorga il meno possibile, minimizzi, faccia finta di niente, alzi gli occhi al cielo e si tocchi la tempia con l'indice e continui a starmi intorno come se non fosse mai successo niente. E a me il rammarico di non sapere mai come sarebbe stato se. Ma la speranza che altrove, in una dimensione diversa, in un posto strano, in un tempo sconosciuto, c'é un Bop che se la passa meglio di me, e a scrivere queste stronzate non ci pensa nemmeno per idea.
Oggi, qui, ora, sono solo un cazzo di film in 3d visto senza occhiali.
(Ma ascoltare i Social Distortion aiuta)