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domenica, 31 dicembre 2006
Divertitevi.
Divertitevi come facevano gli antichi. Quelli che hanno inventato il capodanno, non quelli che hanno inventato il Natale.
Celebrate lo spazio, il tempo, la terra, il cielo,l’acqua ed il fuoco.
Non le persone.
Gli elementi, non i santi.
I santi stanno bene lì dove sono.
Voi invece venite dalla terra, respirate l’aria, vivete grazie all’acqua, prosperate col fuoco.
Che stanotte sia la loro festa.
Che gli elementi vi conducano.
Bevete tanto.
Ma tanto, proprio tanto.
Indossate quelle giarrettiere che avete in fondo al cassetto.
Stanotte.
Si, stanotte.
E’ ora.
Esprimete desideri e promesse.
Un casino di desideri.
Troppe promesse.
E il fatto che comincino a sgretolarsi inevitabilmente a partire dal primo di gennaio, beh, vaffanculo. Ci si pensa il giorno dopo.
Guardate chi vi sta vicino.
Guardatela negli occhi.
Con quegli occhi.
Afferratela, e baciatela.
Forte.
Forte.
Carne. E sangue.
E calore, il calore di due corpi intrecciati, stretti stretti.
Celebrate l’anno che se ne va, non quello che arriva.
Come un dio pagano.
Di quelli che sapevano cos'era la vita.
Sappiatelo anche voi, per una notte.
Siate vivi.
E se lo siete è anche grazie all'anno che se ne sta andando.
Scendete nelle strade.
Accendete fuochi.
Siate la città.
Ascoltatela.
Non chiede altro.
Essere ascoltata.
E vissuta.
E calpestata da milioni di piedi.
Non di ruote.
Alzate gli occhi.
Respiratela.
Vivetela.
Anche se fa freddo. Meglio.
Fatele vivere musica.
Molta musica.
A volume intollerabile.
Fino a stordirvi.
Datelo così il benvenuto al nuovo anno.
Non dategli tempo per pensare.
Solo per vivere.
Per celebrare la vita.
Tanto perché capisca.
E lui capirà.
Garantito.
E quindi auguri a tutti.
Bop vi vuole bene.
lunedì, 25 dicembre 2006
"...just give a big round of applause to all the people who's no longer here with us..."

Avevo il fermo proposito, almeno per il giorno di Natale, di non bestemmiare. Poi ho visto i necrologi.
Ed i propositi vanno a finire nel cesso.
D'altra parte credo sia anche nella natura delle cose. Muore un dio, nasce il figlio di Dio. E' così che va il mondo.
Adesso immagino che a qualcuno verrà in mente di riesumare la triste apparizione in Rocky IV con l'esecuzione di "Living in America". Lo potessi fare io, il servizio sulla morte di James Brown, racconterei di quella volta che dopo tre ore di concerto si é avvicinato, sudato come una bestia, e mi ha stretto la mano, con un sorriso innaturalmente bianco. E come colonna sonora ci sarebbe quel medley di quindici minuti di "It's a Man's Man's Man's World" & "Lost Someone". Dal vivo, chiaro. Un Live a New York, Studio 54. Il 1971, o giù di lì.
Sul palco, dove per una vita si era spaccato il culo come pochi altri. Sempre per offire uno show all'altezza della sua fama di Sex Machine. O di Padrino del Soul. The Hardest Working Man in the Show Business, si era autonominato. Poi, finito di suonare, andava a stringere la mano a chi aveva avuto la forza di resistere a tre ore di assalto. Ti guardava negli occhi e sembrava dicesse "Coraggio, vienimi dietro, vediamo se ce la fai, vediamo chi schiatta prima". Letteralmente. E giù di spaccate, salti, urla belluine. E un cazzo di groove che avrebbe fatto correre un paralitico come nemmeno dopo tre mesi a Lourdes. E garantito che schiattavi prima tu.
Che mi sarei giocato il coglione destro per averlo potuto veder suonare con Maceo Parker, "Bootsy" Collins e Jimmy "Chunk" Noleen, come a i vecchi bei tempi. I cazzo di vecchi bei tempi, che stanno cominciando a diventare troppi, troppo belli e troppo vecchi. Soprattutto troppo vecchi.
Un settantenne che non scimmiottava un ventenne. Era un ventenne, nel corpo di un trentenne con la testa di un dodicenne in pieno delirio ormonale. E puttana la morte se non li sentivi, quegli ormoni. Anche se davanti avevi un settantenne. Tre ore di spettacolo, con la esse maiuscola.
Poi si faceva scortare fuori da uno dei cento musicisti sul palco, avvolto in un mantello di ermellino, sulle note di "Please, Please, Please." Si spegnevano le luci. E ti veniva a salutare, sorridente e sudatissimo. Un signore.
Aveva i capelli asfaltati.
martedì, 19 dicembre 2006
I've got the demons in me/I've got to brush them all away
I feel the demons rage /I must clean them all away
Yeah
Il profilo di quelle colline che contrastano brutalmente con l'azzurro sfiorito dell'imbrunire, quell’azzurro pallido che se domani sarà bello diventa rossiccio, quell’azzurro smorto che non vuole arrendersi alla notte ma che, ahimè, è questione di minuti perché soccomba: Quell’azzurro, mezz'ora dopo il tramonto. Quando dall'altro lato del cielo é già buio. Il profilo delle colline con quell'unico pino solitario, lontano, i cui contorni appaiono neri in contrasto con il crepuscolo. Il Rock'n'Roll. Quello di Link Wray, quello di Johnny Cash. Quello di Fats Domino. Quello del Killer Jerry Lee Lewis. Quello di gente che al crepuscolo prende la custodia della chitarra, esce di casa non prima di aver inforcato i RayBan Wayfarer e va. Va, e basta.
Inside you see more of me/Cobwebs in the way
That magic cleaner will/Shine his smile on me
Yeah
Con quei tre accordi in sottofondo. Tremolo, fuzz, contrabasso, batteria minimale. Il battito cardiaco, il respiro, il cammino. Il profilo della collina con il pino solitario. Che nasconde segreti da sguardi indiscreti. I fantasmi di Buddy Holly, Ritchie Valens e Big Bopper. I fantasmi di Eddie Cockran ed Elvis Presley. Il battito primordiale, l’impulso cattivo, la psicosi latente, i sensi che si risvegliano. La mano ossuta che spunta da sotto la terra smossa. All’ombra del pino. All’imbrunire. Per celebrare il Rock’n’Roll.
I am the Demon Cleaner who saves the day
I get the back one, important they'll always stay
Yeah (yeah)
Le notti senza luna. Voodoo, fuzz e tremolo, sul profilo della collina. E l'unico pino che vigila. Il guardiano dei misteri. E dei sabba. Al ritmo primordiale del Rock'n'Roll. The Shadow Knows. Ed una risata appena udibile, di quelle che gelano il sangue. Escono dalle cripte, pettinano i capelli all’indietro, impomatano il ciuffo, aggiustano la cravatta, afferrano la custodia della chitarra, inforcano gli occhiali da sole e vanno. Invisibili. Morti. Leggende. Spiriti. Pronti a possedere chi anela il verbo. Meglio guardarla da lontano, la collina all’imbrunire: E meglio non soffermarsi troppo sull’unico pino. Non si sa mai cosa nasconda. A cosa faccia ombra. A chi.
If only one thing that you know/Impostors from the show
They'll try to trick you into/Normal treatment
Oh, don't you listen to them say/Shush them all away
E se ad un incrocio un tipo con una custodia di chitarra in mano ti chiede da accendere. non guardarlo negli occhi. Non domandarti cosa faccia ad un incrocio, all'imbrunire, quando le luci delle case iniziano a spegnersi. Non domandargli il perchè degli occhiali da sole. Dagli quello che cerca. Non opporre resistenza. Assecondalo. Riflettendo, non c'é altro che tu possa ragionavolmente fare. Niente. Solo, non guardarlo mai negli occhi. Ascoltalo. Ti racconterà una storia. Quando se ne andrà tu corri. Allontanati dall'incrocio a perdifiato. Corri come il vento. Lui si allontanerà con calma. Senza fretta. Quel che doveva l'ha fatto. E lo fa da secoli. E per secoli ancora. No, non é il diavolo. Molto probabilmente é il fantasma di Link Wray. Tu corri. Scappa, se ce la fai. Non fermarti. Non girarti a guardare. Vai via, lontano. E aspetta. Aspetta. Aspetta la voce. Quando il Rock'n'Roll chiama non si può sfuggirgli.
I am the Demon Cleaner, the madman in the slumber
I am the freedom bleeder, standing naked here to say
I'm the only way
I'm the only way
I'm the only way
I'm the only way

(Il testo in corsivo appartiene alla canzone Demon Cleaner dei Kyuss.
E benchè I Kyuss con Link Wray non c'entrino decisamente una minchia, mi pare che il testo ci si adatti a meraviglia: E se pare a me parrà anche a voi)
mercoledì, 13 dicembre 2006
"Passata é la tempesta/Odo augelli far festa"
oppure
"Someone told me long ago/There's a calm before the storm"
Aveva ragione Giacomo Leopardi oppure avevano ragione i Creedence Clearwater Revival?
'sta cazzo ci calma viene prima o dopo la tempesta?
(non rispondetemi prima &dopo che vengo a prendervi a casa, sappiatelo)
lunedì, 11 dicembre 2006
Siccome Bop é un chitarrista che modestamente Jimmy Page farebbe meglio a nascondersi e fare legna da ardere delle sue preziosissime Gibson, i THE SNATCHERS hanno richiesto i suoi servigi alla sei corde.
Chiaramente Bop non poteva dire di no. E quindi
Martedi 12 dicembre, a Messina, Piazza Cairoli, per Telethon,
Venerdi 15 dicembre a Milazzo, per la Notte Bianca,
Sabato 16 dicembre al Sandwich Room di Venetico
il mondo potrà vedere all'opera il chitarrista più influente della sua generazione.
(stavolta niente fuzz, niente 60's garage, niente Rock'n'Roll. Ci si cimenta con un genere nuovo. E non si canta. Da questa parte oppure da quest'altra potete ascoltare di cosa cazzo sto parlando
La Les Paul ed il Marshall sono già incandescenti: Io vi ho avvertiti, mancate a vostro rischio e pericolo. )
martedì, 05 dicembre 2006
Chi, una volta, scrisse che i Clash erano l'unica band di cui potesse importare, in fondo non aveva tutti i torti. A suo modo, in un determinato contesto, i Clash erano, punto. Il resto non contava. The only band that matters. Anche oggi, riascoltare i Clash vuol dire qualcosa più che sentire parole e accordi.
Poi succede che un tipo tatuato fin dentro il buco del culo e con molto, molto eyeliner attorno agli occhi, si mette in testa di prendere una canzone dei Clash e di trasformarla in una canzone di Bruce Springsteen.
E ci riesce. Puttanaeva se ci riesce.
Death Or Glory, questa la canzone, é uno di quei meravigliosi ed inspiegabili miracoli che farciscono London Calling. Una canzone che é puro Clash style. Cazzuta, innodica, malinconica, disincantata. Perchè Joe Strummer e Mick Jones erano due idealisti, non due cazzoni.
Il tipo tatuato ha accentuato l'innodicità e la malinconia, ha aggiunto un po' di muscoli e qualcuno ha deciso di piazzarla alla fine di uno dei film che più lasciano l'amaro in bocca dai tempi di Un Mercoledi Da Leoni.
Il film si chiama Lords Of Dogtown. Fosse stato un libro, sarebbe stato Prima Pagare Poi Ricordare di Filippo Scozzari. Sottotitolo, storia di un manipolo di ragazzi geniali. Pressappoco. Racconta la nascita dello skateboard moderno, del perchè lo skateboarding non é uno sport e del perchè, al contrario, é una scelta di vita. Senza indulgere più di tanto nella mitologia californiana d'accatto. Anzi. Accentuandone lo spirito pezzalculista e straccione, cantando le lodi di un nichilismo da baraccati, dell'aggrapparsi all'oggi perchè domani non sai nemmeno se sorgerà il sole. E come tutte le storie vere, alla fine qualcuno ce la fa, qualcuno finisce male e qualcuno muore.
Che é, pressappoco, quello che il tipo tatuato ha cantato per venticinque anni d'esistenza della sua band. Che si chiama Social Distortion. Il tipo é Mike Ness. Che quando Death Or Glory sciorina perle su perle, che il mai troppo rimpianto Joe Strummer avrebbe meritato davvero un nobel per la letteratura, lui arrochisce ancora di più la voce, allarga le gambe, gonfia le vene del collo e tira le corde della sua Gibson Les Paul goldtop con i p-90.
Tipo che quando canta "With Love and Hate tattoed on the knuckles of his hands" la voce gli si inorgoglisce, lui che sulle nocche c'ha scritto Love e Pain, che più o meno é la stessa cosa.
Tipo che quando canta "In every gimmick hungry job digging gold from Rock' n' Roll" sa quello che dice, lui che prima di guadagnare due lire con la sua band ha dovuto sudare freddo. E tanto.
Tipo che quando canta "From every dingy basement on every dingy street" gli tornano alla mente gli anni di tossicodipendenza, le cantine adibite a dormitorio, le fughe da casa e la galera.
Gloria o Morte, é diventata una storia come un'altra. Una tra le tante. Col cazzo. Io voto Mike Ness. Poi fate voi.
Every cheap hood strikes a bargain with the world
And ends up making payments on a sofa or a girl
Love 'n hate tattooed across the knuckles of his hands
The hands that slap his kids around 'cause they dont understand
How death or glory becomes just another story
How death or glory becomes just another story
In every gimmick hungry job, digging gold from rock n roll
Grabs the mike to tell us he'll die before hes sold
But I believe in this, and it's been tested by research
That he who fucks nun will later join the church
From every dingy basement on every dingy street
I hear every dragging handclap over every dragging beat
Thats just the beat of time, the beat that must go on
If you been trying for years, then we already heard your song
venerdì, 01 dicembre 2006
Mi piacerebbe davvero conoscere il nome del creativo pubblicitario che ha ideato la campagna per il parmigiano reggiano. Quella che sfrutta il motivetto di "Mamma Maria" dei Ricchi e Poveri.
Lo vorrei tanto.
Vorrei guardarlo in faccia, senza fargli domande.
Per picchiarlo. Senza lasciargli addosso i segni, ma forte.
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