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lunedì, 26 febbraio 2007
Soul is the preacher
Punk is the teacher
Rock'n'Roll is the trigger

(No, é che c'ho il culo tremebondo, quindi meglio pensare a circostanze più piacevoli)
sabato, 24 febbraio 2007

Separated at birth.
martedì, 20 febbraio 2007

Guarda, ti parlo col cuore in mano. E te lo scrivo qui, in collera con me stesso, perchè sono troppo codardo per dirtelo di persona. Ti scrivo queste righe perchè non sono abbastanza uomo.
Sai quanto io ti voglia bene. Sai che ti ho giurato amore eterno. Sai che il nostro é stato amore a prima vista, breve, intenso, folgorante. Due giorni e sei stata mia. Non ci abbiamo mai pensato a lungo, avevamo appena scoperto di essere fatti l’uno per l’altra che già volavamo assieme. Sai quanto io ti possa amare, quindi nemmeno te lo ricordo.
Eppure ieri ti ho tradito. Un’avventura di una mattina. Lo so. Sono triste per te e incazzato con me stesso. Ti amo ancora, ti amo alla follia, ma non ho saputo resistere. Perdonami, se puoi. Ti ho tradita con un’altra. Non giovane come te. Anzi. E’ quella che si definirebbe una tardona. Non più in verde età. Ma l’ho vista, ed ho perso la testa. Era una vecchia fiamma. L’ho amata quando ero più giovane, la guardavo con occhi sognanti ma ero piccolo, troppo piccolo. Stava con un tipo che si chiamava Kevin, lo ricordo come fosse ieri. Non credo di aver mai visto una coppia meglio assortita di loro.
E mi accontentavo di sognarla, e sospiravo a vederla passare.
Le nostre strade un giorno si sono divise, lei sempre troppo grande per me, io che spostavo la mia attenzione verso le altre. E come un fuoco, ieri l’ho rivista, ed ho perso la testa. Ho riprovato le emozioni che sentivo quando da piccolo la vedevo passare con quell'incedere strano, diverso dal tuo. Emozioni d'altri tempi. Che mi hanno accecato. Che hanno fatto cenere della mia moralità, polvere della mia realtà, fumo della mia fedeltà, che hanno nascosto dietro una coltre di nebbia il mio amore per te.
E dire che, per come mi conosci tu, non dovrebbe piacermi nemmeno un po'.
Lei fuma, tu no.
Lei é esile, tu hai tutte le curve che un uomo possa desiderare.
Noi abbiamo, se lo vorrai ancora, una vita insieme da vivere. Con lei no. Troppa differenza. Troppo grande.
Tu sei piccola e sbarazzina, lei è la donna di mezza età che sa, conosce la seduzione. Ed il peccato.
Vi accomuna solo la passione.
Ma lei è più selvaggia.
L’ho posseduta per una mattina. Ti ho tradita con lei. Te ne sei accorta. Come la donna tradita sente il profumo dell’amante sul marito, tu hai sentito l’odore dell’olio di ricino sui miei vestiti. E ti sei ingelosita.
Gamma. Suzuki Gamma 500, si chiama.
Quel suo fare scorbutico. Quel suo carattere animalesco. Quel suo ratare quando la valvola allo scarico si apre. Quel suo telaio un po’ così. Quelle sospensioni opinabili. Quel suo cercare costantemente di disarcionarti. Quel Dna da corsa, quando correrle sopra significava avere sessanta metri cubi di coglioni. E’ femmina, non c’è niente da fare. Un giorno di passione, alla ricerca di quell’eccitazione che provavo da bambino a vederla, a sentirla, a saperla cavalcata da altri. Lei non si fa dominare, per domarla ci vuole un uomo vero, di quelli col pelo sullo stomaco.
Perdonami Alice. Perdonami, se puoi.
Ti amo, ma una giornata con la Suzuki Gamma 500 non potevo lasciarmela sfuggire.
giovedì, 15 febbraio 2007
Avviene tutto dietro le porte chiuse. Porte che si affacciano su corridoi polverosi e male illuminati, con scaffali verniciati di grigio ministeriale e pieni di carte vecchie di millenni. Corridoi che percorriamo, io, lui e lei, ogni tanto assieme, spesso separati, sempre vigili. Per incontrare sguardi carbonari e toni di voce bassi e segreti, documenti passati di straforo e sigarette che se ne fottono della legge Sirchia, raccomandazioni di silenzio e sinceri "tengo famiglia", sguardi di gratitudine e sguardi di gratitudine coperta dalla disillusione.
Sono un esercito. Un esercito pezzente, irregolare, male in arnese e con poca voglia di eroismi e medaglie al valore. Postume. Sono la brigata in trench, l'esercito in grigio, grigio mimetico, grigio come i muri dei corridoi polverosi e male illuminati dei palazzacci, che in certe circostanze o ti allinei e lecchi culi e ti inchini e mostri deferenza e sollecitudine o devi strisciare rasente al muro, e mimetizzartici, al muro. E passi comunque per quallo strano, quello sovversivo, quello che perchè non si faccia i cazzi suoi non si capisce bene. Quello che va da solo a prendersi il caffè delle undici di mattina, al bar, che farsi vedere in giro con lui non è conveniente. E quindi si mimetizza, e va avanti, suo malgrado. Con la coscienza che si fa sentire. E rode. La brigata in trench.
Combattono le forze del male.
Scoperchiano, nel loro piccolo, le faccende merdose di una città che alla merdosità di certe faccende ha fatto il callo. Sono loro che non si arrendono. Sono loro che si fidano di noi, e che il venerdi mattina alle otto e mezza, accanto al caffè, hanno fresco fresco di edicola, questo foglio di carta sul quale ogni settimana io, lui e lei buttiamo sangue, aperto sul piccolo pezzo di mondo che hanno contribuito a portare alla luce. E per un attimo si concedono un sorriso. Sempre grigio, sempre mimetico, ma é un sorriso. Sono loro che ti salutano con un piccolo, impercettibile cenno del capo quando ti incontrano lungo i corridoi polverosi e male illuminati, contenti, speranzosi, pavidi ma, nel loro piccolo, coraggiosissimi. La coraggiosa brigata in trench che combatte le forze del male.
Il coraggio di chi inceppa un ingranaggio piccolo di una macchina lubrificata a soldi, raccomandazioni, belle parole e circoli esclusivi. Sono loro il granello di sabbia che per una, due settimane, crea tutti quei grattacapi e quelle facce lunghe e perplesse, che per un attimo perdono la cromatura d'intoccabilità e si svelano per quello che sono. Che la bestia quando fiuta il pericolo esce sempre allo scoperto, spogliandosi della maschera che indossa quando si presenta in società.
Dura un attimo, che poi l'ingranaggio torna a marciare normale, ben lubrificato e osannato e riverito, ma dura. Dura perchè nelle maglie della consapevolezza sociale devastata che guarda con osservanza e deferenza il Sabbaturazzu di turno, invidiandolo sotto sotto anche un bel po', per la brigata in trench combattere le forze del male diventa un'impresa.
domenica, 11 febbraio 2007
Dalla nuvola di Lester Bangs, 1986.
"Hai presente quella cazzata che "se esiste un paradiso del Rock di sicuro hanno un gruppo della Madonna"? Beh, non crederci, amico mio.
Tutto il talento é finito dritto all'inferno. Proprio tutto. Qui le attrazioni più grandi sono Jim Croce, Karen Carpenter, Cass Elliot e - soprattutto - Bobby Bloom! E' un incubo! Cazzo, se mi tocca riascoltare un'altra volta "Montego Bay" mi suicid...(ecco, vedi? Me ne domentico sempre).
Ad ogni modo, faccio domanda di ammissione all'inferno ogni sei mesi, ma continuano a respingermela, perchè, secondo loro - beccati questa - sono troppo buono! Scrivigli e spiegagli un po' come stanno le cose, per favore. Digli che razza di stronzo so essere quando voglio. Di' alla Uhelzski di farlo anche lei. E a Marcus (a proposito, mettilo al corrente di quanto apprezzo che si stia scervellando su tutti i miei vecchi arzigogoli).
Appena arrivato ho conosciuto Dio. Gli ho chiesto perchè: Sai com'é, a solo 33 anni eccetera. Ha detto solo: "Mtv". Non voleva che mi toccasse sciropparmela, di qualsiasi cosa si tratti.
Devo scappare. Sul serio. Sta arrivando un altro armento di anziani apprendisti arpeggiatori. Che suonano Stairway degli Zep, naturalmente. In 'sta città del cazzo é l'inno nazionale. Non c'é nessuno che conosce gli Elgins, non capisco perchè.
Dammi retta, amico mio, il paradiso era Detroit, nel Michigan. Chi l'avrebbe mai detto?
Lester Bangs (1948-1982)
sabato, 10 febbraio 2007
SETTANTA
E TUTTI ATTINENTI AL POST
Altrimenti la chiudiamo qui.
martedì, 06 febbraio 2007

Vi informo che, così come il conte Guidobaldo Maria Riccardelli non faceva uscire dalla sala i poveri sottoposti se non avessero prima commentato la proiezione de La Corazzata Kotiomkin, io non scriverò più alcun post qualora non mi rendiate dettagliato conto (con analisi musicale, testuale, esegetica e cazzi vari) del brano di cui sotto. Ritengo che una settantina di commenti potrebbero bastare.
giovedì, 01 febbraio 2007

"My idea of fun/ Is killing everyone"
Il primo vagito si intitola come il primo verso del ritornello. La mia idea di divertimento é fare il culo a tutti. Perfettamente in tema, direi.
In realtà la canzone la si poteva ascoltare, dal vivo, nel semibootleg Telluric Chaos, dove c'era anche un malevolo sassofono a starnazzare violento per quattro minuti. A volte sembrava un pezzo di John Coltrane suonato da una banda di omicidi e cantata da un pazzo furioso.
Questo, invece, dovrebbe essere un rough mix, termine con il quale mi faccio il fico che indica, molto meno prosaicamente, gli strumenti accollati uno sull'altro tanto per capire che cazzo é venuto fuori. Quando Dis me l'ha segnalata, l'ho ascoltata e sono rimasto di merda.
Il sassofono? La psicosi latente? La furia devastante? Il cazzo a passaggio a livello? Niente. Solo una moderata erezione.
Poi l'ho ascolta ancora.
E ancora.
E ancora.
E - vafanculo - ancora.
Una rasoiata in pieno volto. Una colpo di maglio nello stomaco. Una stilettata nel pancreas. Ed una passeggiatina sui coglioni coi tacchi a spillo.
Da due giorni non ascolto altro.
Ed il conseguente, violento ed inarrestabile priapismo inizia a preoccuparmi.
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