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lunedì, 28 maggio 2007
 

Gilles Villeneuve Replica

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 28, 2007 16:08 | commenti (10)


domenica, 27 maggio 2007
 

Noi abbiamo Francesco Cipriano*.

Voi avete Giuliano Amato**.

 

* (diciannovenne palermitano che, per aver pronunciato queste parole "In Parlamento siedono 25 condannati, nell'antimafia metteteci il cuore, lo stomaco, metteteci le palle", è stato bollato dal ministro dell'interno come "piccolo capo populista" ed apostrofato  "giustizialista ingiusto e pericoloso per la democrazia")

**(Ministro dell'Interno)

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 27, 2007 14:35 | commenti (2)


mercoledì, 23 maggio 2007
 

 

Lì dentro, se guardate con attenzione, ci sono i resti della speranza dei siciliani.

Quella speranza che ha smesso di avere senso di esistere quel pomeriggio afoso, canicolare del 23 maggio del 1992. Un sabato di quindici anni fa.

Quella speranza sui cui resti la mafia pisciò sopra il 19 luglio, ribadendo il concetto, qualora non si fosse ben capito, che a queste latitudini (trentottesimo parallelo, come quello che divide la Corea), che da queste parti chi comanda non é lo stato, non sono i tribunali, non é la politica, non sono gli affari, non é la massoneria. Tutti questi, al massimo, sono vassalli, valvassini e valvassori.

Sciacqualattughe, si dice in Sicilia.

Chi comanda non ha la coppola, nemmeno la lupara. Non ha un accento di quelli che si sente nei film di mafia. Non parla. Non sente. E non vede. Si fa i cazzi suoi.

Antonio Montinari. Vito Schifani. Rocco Di Cillo. Francesca Morvillo Falcone. Giovanni Falcone. I loro resti sparsi per duecento metri di autostrada.

Poveri stronzi che non hanno capito che chi comanda sono poco più di cinque milioni di persone, che hanno occupato questo pezzo di terra di forma triangolare, staccato dall'Italia da poco più di tre km, ma distante anni luce. E non solo dall'Italia. Sei milioni di persone che hanno scelto di accontentarsi delle briciole, dell'elemosina, quando avrebbero potuto avere tutto. Avevamo il paradiso. E ci siamo accontentati dell'inferno.

E noi, noi poveri stronzi che ogni 23 maggio, ogni 19 luglio, ogni 5 gennaio, ogni 8 gennaio, ogni 30 aprile, ogni 21 settembre, ci fermiamo e guardiamo il cielo per un attimo, ci ostiniamo a non voler capire. Sono un esercito. Cinque milioni sono un esercito. Che non si batte. E chi ci ha provato ha pagato con la vita.

La Sicilia é un coccodrillo, che mangia i suoi figli migliori.

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 23, 2007 18:25 | commenti (8)


lunedì, 21 maggio 2007
 

Quando vedi una bara chiusa, coi fiori sopra, e rifletti sul fatto che dentro c'é una ragazza di trentuno anni, non é che ti vengano poi tantissimi pensieri coerenti, in mente. Più che altro é un affastellarsi di sensazioni, di disagio, di sensazione di qualcosa che non é andata come avrebbe dovuto: Sensazioni vissute dal fondo della cattedrale piena di turisti col naso all'insù, piena di presenzialisti educati con la faccia contratita e le labbra serrate (tipo me), e presenzialisti molto maleducati e maledettamente fuori luogo, per i quali rendere l'ultimo saluto ad una persona (per un senso del dovere che non saprei proprio come giustificare o catalogare), é un esercizio per espletare il quale non vale nemmeno la pena di spegnere il cellulare o restare in ossequioso silenzio per i dieci, venti minuti di permanenza in chiesa.

Che poi il segno della croce all'inizio o alla fine lo si fa sempre, sai mai che Dio s'incazza e quando esci ti fulmina o ti fa trovare la multa sul lunotto della macchina che, per non saper nè leggere nè scrivere, la lasci in piena area pedonale, perchè, sai, c'é caldo e poi, oh, hanno posteggiato tutti qui e il passaggio non era chiuso, quindi vabbè, é isola pedonale, ma sempre per gli altri e poi vabbè, sono solo dieci minuti.

Questo, é un funerale. Dieci, quindici persone che si macerano nel dolore, quello vero, quello che toglie fame, sonno, voglia di vivere, quello che non c'é domani, non c'è nemmeno l'attimo dopo, il dolore che taglia la pelle e lascia le cicatrici dentro. Belle profonde, le lascia. E poi ci sono centoventi persone alle quali, a vario titolo, in realtà non gliene fotte un cazzo. Il lutto, il dolore, gli scorre addosso, lo sfiora piano, come una brezza, e come la brezza se ne va senza colpo ferire, senza lasciare traccia. nemmeno un raffreddore.

Eppure la chiesa é piena, pienissima, i necrologi occupano pagine e pagine, c'é un viavai che nemmeno il sabato pomeriggio di vasche sul viale, c'é un chiacchiericcio da bar, un trillare di cellulari tipo le undici e mezza di sera del 24 dicembre. E mani davanti alla bocca, e frasi ripetute tre volte con tono di voce sempre crescente, che alla fine facevi prima a gridarlo subito, quello che avevi così improcrastinabilmente da rispondere, ci impiegavi meno tempo. Nemmeno più le occhiatacce d'indignazione.

Una bara, lì in mezzo, le rose bianche sopra, gente dentro la chiesa e gente fuori dalla chiesa. E discorsi, parole al vento, stronzate in libertà, quando in certi momenti sarebbe preferibile un pietoso silenzio. Perchè non esiste occasione mondana migliore di un funerale, per mostrare al mondo, agli amici, ai nemici e a Dio stesso, quanto si é timorati e magnanimi, quanto si è osservanti e puri di cuore. Questa é gente che di Dio ne ha una bassissima opinione. Di Dio e degli uomini, e crede di poterli prendere per il culo a piacimento. Basta un segno della croce all'entrata, uno all'uscita, ed una stretta di mano al segnale convenuto. Scambiatevi un segno di pace. Poi liberi di fottervi a vicenda e fottervene del resto. Ma sempre con la faccia contrita. Ed il cellulare che squilla.

E Daria lì davanti, Daria chiusa in una bara, i quindici attorno a piangere ed i cento intorno a fare altro. Per i quali "la vita continua" non é una frase consolatoria, é uno stile di vita. Che calpesta qualsiasi concetto di umanità, di dignità, di rispetto. E scaccia il silenzio, il rispettoso silenzio di fronte a quello che resta di una ragazza, delle sue spoglie mortali chiuse dentro una bara.

Aveva trentuno anni.

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 21, 2007 17:42 | commenti (6)


venerdì, 18 maggio 2007
 

Università del Rock'n'Roll,

corso di laurea Storia del Rock'n'Roll,

 materia "I dischi che non potete non avere".

Il professor Bop tiene una lezione.

 QUI.

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 18, 2007 18:56 | commenti


giovedì, 17 maggio 2007
 

City Slang

Image by Nicke Andersson of Hellacopters fame

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 17, 2007 00:26 | commenti (5)


venerdì, 11 maggio 2007
 

A volte, solo a volte, dico, sembra che l'unica soddisfazione possibile sia quella di arricciarsi il baffo con lo sguardo soddisfatto di chi, in fondo in fondo, ha ricevuto i giusti onori ed i dovuti tributi dal tempo. Che, é bene che non lo si scordi mai, é sempre galantuomo.

Il tempo sa, conosce, consiglia e, se si é troppo miopi per vedere la via che indica, agisce tramando nell'ombra. Seguendo percorsi che non é dato conoscere, ordendo trame imperscrutabili, facendo e disfacendo piani, mettendo e togliendo protagonisti e comparse. Il tempo é saggio. Ed ha sempre ragione, se solo si avesse cura di saperlo interpretare sempre e comunque.

Il tempo che lavora ai fianchi per anni, che a fine 2003 assesta quel gancio al mento che ti fa barcollare, che pochi mesi più tardi parte con la combinazione destro/sinistro, quella combinazione sempre micidiale, quella alla Marvin Hagler, quella alla Jack LaMotta, quella che ti manda ko, quella che ti lascia intontito al tappeto a domandarti "perchè?". Perchè a me? Perchè io?

Perchè é il tempo. E al tempo non si fanno domande. Il tempo ti guarda dall'alto, ti degna di uno sguardo e continua a fare quello che deve fare. Niente domande, niente bugie. Poi, alla fine, ti dà ragione. Dai la cera toglia la cera, Daniel-san. Senza fare domande. All'improvviso ti sarà tutto chiaro. E capirai.

Capirai perchè mesi di quesiti catatonici e sospiri a quattro atmosfere erano necessari. Perchè il tempo forgia l'orizzonte degli eventi. Dei tuoi eventi. Ed esige il suo tributo. Il tempo sa. Basta lasciarlo fare. E poi ti accorgi che niente arriva per caso. Che tutto quello che prima t'investiva con la forza di un tornado adesso ti scivola addosso. Leggero, come un velo d'acqua. Stessa cosistenza, e stessa importanza.

E un undici maggio all'improvviso assume tutto il significato del mondo. E' il tempo. Che guarda, sa e ride sornione. E si arriccia il baffo, soddisfatto.

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 11, 2007 18:16 | commenti (5)


martedì, 08 maggio 2007
 

Si stava meglio quando si stava peggio.

 

 

 

" Siamo orgogliosi della Folgore , questi sono ragazzi preparati a tutto e sono un simbolo per il nostro paese".

Fausto Bertinotti.

(boh?)

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 08, 2007 18:05 | commenti (5)


venerdì, 04 maggio 2007
 

 "la bmw r850r ci scippa i ricchi alla kakkasakki 750. scusate ma dovevo ammetervelo. ve lo dovevo"

Fratè, figlio di cento padri, dixit. Na minchiatuna.

 

Garantisce Mister neverunderthebridge | maggio 04, 2007 17:51 | commenti
 

 

(There ain't no shopping)

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 04, 2007 17:10 | commenti (3)


mercoledì, 02 maggio 2007
 

Concerto del Primo Maggio 0 - Chuck Berry 1000

Quando lì sopra sul palco c'è il dio degli dei del Rock'n'Roll, il minimo é che gli si conferiscano le dovute devote deferenze. Niente di speciale, solo quello che che spetta a un dio. Il minimo é che non ci si metta in ridicolo apostrofandolo in maniere imbarazzanti a sè ed agli altri. Che lo si metta in condizione di operare quei miracoli grazie ai quali oggi questa palla di fango putrescente é un posticino appena appena più sopportabile.

Invece no.

Siccome il Rock'n'Roll é un accessorio valido per ogni occasione (e quindi per niente), anche e soprattutto fuori contesto, quando non c'entra un cazzo, e quindi tranquillamente surrogabile, si fa presentare il concerto del primo maggio a due individui che non sono cosa perchè, basilarmente, non solo di Rock'n'Roll non ne hanno la più pallida idea, ma che sono anche scarsi a presentare. Nemmeno i fondamentali. Figuriamoci informarsi dieci minutini su chi sia Chuck Berry, sul perchè sia il tuo dio e meditare viceversa su cosa abbia fatto per meritarsi un trattamento da straccione come quello che gli hanno riservato.

Claudia Gerini.

Tu. Si, tu. parlo con te. Alzati. Alzati, in piedi.

Quando qualcuno ti dice "You better go now" non vuol dire che sta per andare via, vuol dire che ti sta gentilmente invitando (gentilmente in relazione ai canoni di gentilezza verso il sesso femminile secondo Chuck Berry) ad andare a fare in culo, perchè LUI deve suonare.

Claudia Gerini, quando qualcuno ti dice "I'm ready to go on", non vuol dire che sia pronto per andarsene, vuol dire che, come sopra, ti sta gentilmente facendoti capire che, una volta toltati dai coglioni, gradirebbe continuare a suonare la sua cazzo di musica. Che essendo sua, inizia e finisce quando vuole lui.

Claudia Gerini, quando un artista, dal più scappato di casa fino al dio tuo Chuck Berry, sta suonando, l'ultima cosa che vuole é che qualcuno gli blateri stronzate nelle orecchie. Lui sta lavorando, tu lo stai disturbando. E quando ricomincia a suonare, sarebbe davvero bello che tu capissi che su quel palco sei di troppo, e tagliassi la corda alla velocità della luce, invece di rimanere sul palco in favore di telecameta a dimenare le spalle e fare le facce strane cercando tristemente di dare al tutto una sembianza di ballo Rock'n'Roll. Che, in quanto tale, nella tua testolina forgiata dall'immaginario collettivo, é una cosa che puoi permetterti di scimmiottare tranquillamente facendo quelle due cazzate perchè il Rock'n'Roll non ha valore.

Tu, che giusto mezz'ora prima, parlando di quelle cose inutili de Le Vibrazioni, avevi affermato "Si ispirano agli anni '70, con le basette lunghe e le barbe", facendomi trasecolare e riducendomi alle lacrime mentre cercavi di rendere presentabile l'impresentabile supergruppo di cariatidi miste a gggiovani d'oggi che hai presentato dicendo qualcosa di paurosamente vicino a "i supergruppi come andavano per la maggiore negli anni '70, i riff...non vi sentite anni '70?". E nessuno che sia salito sul palco per gettarti giù a calci in culo. E poi ti permetti di rompere il cazzo a Chuck Berry.

Dice, ci sono tempi da rispettare. Per carità. Lo capisco. Macheccazzo, là sopra c'è Chuck Berry e tu me lo fermi per fargli "due domandine" e per lasciare spazio a quegli esseri tristissimi dei quali ho cercato volontariamente di scordare il nome (ma che purtroppo resterà per sempre inciso a fuoco nella mia corteccia cerebrale: Tetes de bois, i temerari che con sprezzo del pericolo e totale assenza di senso del ridicolo hanno suonato subito dopo Chuck Berry). Capisci? Dopo Chuck Berry. Suonare dopo Chuck Berry, che non dovrebbe essere permesso nemmeno ad Elvis Presley in persona. Forse forse giusto a Jerry Lee Lewis. Quei cinque straccioni e accattoni che hanno regalato la ruota del camion (infarcita di slogan retorici e tristissimi) a Paolo Rossi. Capisci? Non Chuck Berry. Gli straccioni. Gli straccioni sul palco e Chuck Berry trattato da stronzo e fatto suonare per quindici minuti tra le rotture di cazzo. e la fretta per favorire l'immancabile, penosissima esibizione di gente il cui apporto alla musica è pari a quella di un pelo del culo di CHuck Berry, noti scampsciapalle del calibro di Tiromancino, Daniele Silvestri, Afterhours e via scorticando coglioni. Una tristezza schopenhaueriana.

Organizzatori del concerto del primo maggio, alzatevi.

Chuck Berry non ha una band, probabilmente ve lo hanno detto. Chuck Berry viaggia con la sua chitarra, e basta. Il suo manager (o chiunque gli mangi i soldi al momento) vi avrà probabilmente fatto avere quel foglietto di carta col quale vi siete sicuramente puliti il culo, visto il rispetto che avete dimostrato per il dio in questione, che in gergo si chiama "rider", e sul quale c'è scritto di cosa abbisogna un artista per potersi esibire. Chuck Berry , nello specifico, abbisogna di tutto. Due amplificatori Fender, preferibilmente Dual Showman, tanto per iniziare. Funzionanti, magari, non come quelle merde che gli avete fatto avere ieri, dal suono di grattuggia. E poi abbisogna di tre musicisti, batterista, pianista, bassista, che abbiano familiarità col repertorio di Chuck Berry. Che, quindi, ne sappiano interpretare la musica, ne sappiano percepire lo spirito di puro cazzeggio (geniale, non idiota come qualcuno sembrava pensare), ne riescano ad intuire la direzione. Col cazzo.

Gli avete fatto trovare tre scappati di casa. Io avrei pagato in organi interni per poter suonare una decina di minuti con Chuck Berry, mi sarei studiato i suoi ultimi cinquecento concerti, che tanto fa sempre le stesse cose, avrei cercato di accontentarlo come uno schiavo, sarei stato in trance da concentrazione tale che per le successive due settimane mi avrebbero dovuto tenere precauzionalmente in stato di coma farmacologico per farmi tornare sulla terra. Niente. Tre scappati di casa. Avessero almeno suonato i giri armonici che suonava Chuck Berry, vabbè. Niente.

 Chuck Berry vorrebbe che il pubblico dimmerda cantasse "My Ding-a-Ling" ed il pubblico dimmerda non la conosce? Ottimo. Che vada a fare in culo il pubblico dimmerda, la canzone finisce lì e se ne inizia un'altra. Che poi, a parte non conoscerle, c'é sempre la possibilità che quel branco di fancazzisti che non hanno mai lavorato un giorno in tutta la vita, presi com'erano a sventolare le bandiere, quando é partita "Heil, Heil Rock'n'Roll" si siano sentiti offesi dall'Heil. Non mi stupirei di niente.

La chitarra ad un certo punto smette di funzionare? Non c'é problema, ci si avvicina al pianista, gli si fa segno di eseguire un riff (tre volte, glielo ha dovuto dire, poi scoglionato si è messo a suonrglielo lui) e si improvvisa un talkin' jive, come si faceva una volta, concludendolo con un inchino "'cause my guitar doesn't want to work anymore". Distillato di classe pura, per me e per altri dieci, quindici spostati. Uno spettacolo penoso per tutto il resto del mondo. E come biasimarli? Nemmeno Maradona sarebbe riuscito a segnare il gol del due a zero all'Inghilterra dribblado mezza squadra, se anche i suoi compagni di squadra si fossero messi a sgambettarlo e ad entrargli a piedi uniti sulle caviglie.

Ma andate a fare in culo, dai. Voi ed il concerto del primo maggio. C'avete rotto la minchiazza col concerto del primo maggio. Con tutta la retorica, con le bandiere del cazzo, con le celebrazioni di argomenti che non conoscete, cìo che conoscete poco, e male, poco e male, e ve ne riempite la bocca. Andate a fare in culo voi e la triade, la maledetta triade che parla dal palco, che a me ricordano anche troppo Moggi, Bettega e Giraudo. "L'Italia ricomincia dal lavoro", ero lo slogan di quest'anno. Il lavoro.

Il lavoro un cazzo, che mai come oggi il lavoratore è a culo per terra, e se é a culo per terra la colpa é sempre dei padroni, e mai qualcuno che si vada a scomodare per vedere quanti figli di sindacalisti hanno il culo ben coperto, quante volte i sindacalisti il culo l'hanno denudato di fronte al potente per trenta denari, quante volte il sindacato se ne é bellamente fottuto i proverbiali tre cazzi del lavoro, tutelando certa feccia che il concetto di lavoro lo infanga. E quindi andate a fare in culo, voi e il concerto del primo maggio.

Stranissimo che quest'anno non ci fossero i Nomadi. Giuro che mi sono preoccupato.

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 02, 2007 14:58 | commenti (12)



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