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lunedì, 30 luglio 2007
(Rancid, "...and out come the wolves")
I piedi aspettano ordini, il cuore grida "Go, GO!, GOOOOO!!!"" a squarciagola, il cervello invece medita "Aspetta, dove cazzo vai, ragionaci sù un momento, non fare cazzate che poi te ne penti". Sentirsi autocastrato é una delle più pericolose sensazioni che si possano provare, garantito.
(New Bomb Turks, "At Rope's End")
L'eterna battaglia tra il dionisiaco e l'apollineo.
Tra il chiudere gli occhi ed aprire la manetta a dodicimila giri e tra il pelare il freno prima della piega. Il dilemma shakespeariano tra il gettarsi a corpo morto e l'andarci cauto, il ragionarci.
Il lanciarsi a sinapsi chiuse o il tergiversare meditabondo.
Il "qui e ora" contro l'"e se domani".
Che tra l'altro é pure una canzone dei Pooh.
Che io non dovrei dirlo, ma é pure un bella canzone dei Pooh.
Questo, tecnicamente, si chiama esercizio stilistico.
Ho scritto una decina di righe senza dire sostanzialmente un cazzo.
Quello che segue, invece, é puro balcanismo. Inutile, peraltro, perchè alla fine non trova mandanti nè soluzioni. L'arma dei cornuti, praticamente.
(Zeke "Death Alley)
Quando Hitler decise che all'ingresso dei campi di concentramento andava piazzata la scritta "Il lavoro rende liberi", di certo due calcli se li era fatti, ed avrà pensato che oltre ai campi di lavoro, ai denti d'oro estirpati, ai tatuaggi col numero di matricole ed allo Zyclon B, una sana presa per il culo di benvenuto ci stava a pennello. Il lavoro non rende liberi. E' un falso mito che sarebbe pure ora che qualcuno tipo io si pigliasse la briga di dire le cose come stanno (aggiungere una fragorosa bestemmia a piacimento).
Il lavoro, quando per lavoro si intende uno stato di semischiavitù malpagata e con le garanzie pari a quelle di uno schiavo negro nella Louisiana di fine '700, col cazzo che rende liberi.
Il lavoro, quando ci si deve sbattere le corna di qua e di là anche nell'ora in cui normalmente la gente pranza, senza un attimo di sosta, non rende liberi nemmeno per il cazzo.
Il lavoro, quando il lavoro che fai in realtà sono due, e nemmeno quei due ti garantiscono un'esistenza dignitosa, non rende liberi nemmeno per il cazzo.
Il lavoro, e mi rendo conto solo il venerdi mattina di quanto quel nome e cognome in calce alla pagina, quelle due iniziali in basso a destra, quella notizia sotterrata tra altre cento, siano già una soddisfazione enorme che mi pone svariati km avanti a chi é nelle mie stesse condizioni ma non ha neanche questa coperta di Linus a soffiargli sulla fiammella dell'ego, il lavoro svolto così, all'uomo non lo libera.
Lo rende un bruto.
Lo prende dal collo e lo soffoca.
Lo rende meno che umano. Lo rende scontroso, lo rende misantropo, lo rende vulnerabile ed irritabile.
Il lavoro, quando la sera torni a casa così devastato che per ricordarti come ti chiami hai bisogno della carte d'identità, non ti rende libero.
Ti incula a sangue. E ride sadico mentre te la ficca in profondità.
Quando alla parola "vacanze" quello che ti sibila fuori dalla bocca é una bestemmia e quello che ti si disegna sul viso é un sorrisetto amaro perchè i due lavori si sovrappongono e quindi cazzi, niente ferie, ecco, quello é il lavoro che lungi dal liberarti, te la sprofonda clamorosamente nel culo.
Che poi dice i sacrifici.
E la gavetta.
E il cazzo che vi straffotte.
Che poi 'ste stronzate le dice sempre chi ha il culo ben coperto.
"Eh, sai, i sacrifici", pontificano dall'alto del culo coperto.
I sacrifici assumono il sapore della beffa malvagia quando a fine mese guardi il portafogli ed é sempre desolatamente vuoto.
E pensi che a trentaquattro anni ti immaginavi diverso.
Immaginavi diversa tutta la situazione.
"Eh, ma sai - predica chi ha il culo coperto - la situazione é quella che è, per i gggiovani le cose non vanno bene" e via stronzeggiando.
Questa é gente che evidentemente ha poca familiarità con la matematica.
Perchè mi pare di ricordare che le addizioni non si semplificano.
E che un problema più un altro problema, come risultato dà due problemi, non zero problemi.
E' matematica.
E la matematica è il dilemma di una generazione presa a calci in culo.
Perchè alla fine quello che vorrei é solo non pensare sempre a guardarmi le spalle, non andare a letto la sera cercando di pianificare la guerriglia dell'indomani, evitare di campare venti ore al giorno come se fossi in trincea.
Solo questo, perchè non mi é concesso più di avere ambizioni, solo di tirare a campare cercando di non soccombere troppo.
E sinceramente, io i coglioni un po' me li sarei pure sfracellati, vaffanculo.
sabato, 28 luglio 2007
"Saturday night, my night, I'm gonna have some fun", cantavano i Sewergrooves.
Si, certo.
Un paio di palle.
Di quanto faccia schifo al cazzo quest'estate, stando a quanto ha fatto vedere quando ne é ormai passata un terzo, ho già ampiamente detto.
Su quanto sia deprimente e ingiurioso nei confronti della dignità dell'uomo lavorare di sabato, invece, non mi pare di essermi mai espresso.
Adesso, visto che giustamente io mi sono dato come missione quella di risollevare il Pil del Mezzogiorno d'Italia, mi ritrovo in una specie di serra che pare progettata da Arcimboldo, tanto é paradossale, di fronte ad un pc, con l'aria condizionata che mina le vertebre cervicali, un telefono che ha squillato solo perchè qualcuno aveva sbagliato numero e senza aver proferito parola con alcun essere vivente in carne ed ossa dalla bellezza di quattro ore.
No, per dire, la cosa più eccitante che mi é capitata da stamattina é il "giro di nera".
Il "giro di nera".
Sarebbe a dire fatti raccontare le sfighe che sono successe durante la notte e riportale perchè il mondo si senta fortunato che non siano accadute a loro, e tirino un sospiro di sollievo mentre si apprestano a mettersi con le palle a mollo a mare, possibilità che mi é preclusa perchè, come detto, visto che non ci riesce Padoa Schioppa, di risollevare la produttività del sud me ne sono fatto carico io.
La misura di quanto io sia ben oltre la frutta, diciamo che ho pagato e mi dirigo verso il parcheggio, é data da quelle tre parole.
Giro.
Di.
Nera.
"Oh yeah, All right, tonight I'm gonna have some fun", cantavano i Sewergrooves.
Vabbè. Fate finta che non vi abbia detto niente.
giovedì, 26 luglio 2007
Qui é bruciato tutto.
Messina sembrava Dresda, col cielo giallo ed il sole, dietro la coltre di fumo, che sembrava non dovesse tornare a splendere mai più .
Io sono stanco.
Esausto.
Sick and tired.
Sicchentair'd.
Si legge così.
Con l'unico desiderio di stare a palle all'aria a contemplare tutte le centomila opzioni che mi si parano davanti senza mai sceglierne alcuna, perchè tutte comporterebbero uno sforzo di volontà assolutamente spropositato rispetto a quanto sento di potere e volere mettere in atto in questo preciso momento storico.
Sono ridotto talmente male che un paio di sere fa stavo per mettere nel lettore un disco di uno di quei gruppi con le frangette e le magliette di tre taglie più piccole, gialle, scolorite, con quegli slogan del cazzo.
Emocore, si chiama.
Chissà come cazzo c'é finito a casa mia, quel disco.
E stavo per ascoltarlo, con le palle all'aria.
Sono consumato.
Buttanaeva.
L'emocore.
Che se lo sanno i Turbonegro mi spuntano direttamente a casa, ad incularmi.
Loro e venti, trenta adepti della Turbojugend.
E avoglia a fargli vedere che c'ho la spilletta anche io, appuntata sul bavero del giubbotto di jeans.
Ribadisco quanto sopra.
Sono consumato.
Sicchentair'd.
Quest'estate del cazzo era arrivata che sembrava una meraviglia, invece finora si é comportata da merda.
Ed io ho già nostalgia del giubbotto di pelle nera.
Mavaffanculo, dai.
giovedì, 19 luglio 2007
"Chiedo al procuratore Pietro Giammanco, allontanato da Palermo dopo l'assassinio di Paolo perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per via D'Amelio. Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l'incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 luglio: "è arrivato in città il carico di tritolo per me". La stessa domanda la rivolgo all'allora prefetto di Palermo Mario Jovine.
Chiedo alla Procura di Caltanisseta e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell'archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio: eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l'attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del funzionario del Sisde Contrada. Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip, i motivi dell'archiviazione dell'inchiesta relativa ai mandanti occulti delle stragi. E chiedo, inoltre, di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell'agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento di tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte.
Chiedo all'ex senatore Nicola Mancino di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell'incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte. O spiegarci perché, dopo avere telefonato a mio fratello per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Polizia Parisi e il funzionario del Sisde Contrada. Da quell'incontro Paolo uscì sconvolto tanto, come raccontò lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente. A causa della sparizione dell'agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo. E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D'Amelio.
Non ho accettato l'indennizzo che lo Stato mi avrebbe dato, dietro mia domanda, per la morte di Paolo. Si trattava, se non ricordo male, di 50 milioni di lire. Sarebbe mio diritto "pretendere" dallo Stato di conoscere la verità sull'assassinio di Paolo, ma da "questo" Stato, da cui non ho accettato "l'indennizzo" che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi.
Di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perché da parte dello Stato ci sia finalmente quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, a essa legati?. Di quante altre stragi avremo bisogno perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l'impunità di decine di 'capi mandamento' che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia?"
Salvatore Borsellino.

Caro Salvatore Borsellino, lei si pone troppe domande. Sono domande retoriche, domande delle quali conosce già benissimo la risposta evasiva. Quella risposta distribuita uniformemente per i quattrocento metri di via D'Amelio, sparpagliata sui muri e sull'asfalto, mischiata ad altrettante domande retoriche e risposte evasive che si chiamavano Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano e Walter Cusina.
Caro Salvatore Borsellino, lei pone troppe domande a persone che quelle domande le hanno eluse già da tempo, facendo lo slalom tra la verità, la bugia e l'omertà, con la grazia di uno Ingemar Stenmark e la potenza di un Alberto Tomba.
Caro Salvatore Borsellino, lei pone troppe domande alle persone sbagliate. Che ne sanno un prefetto, un senatore, un procuratore, un giudice delle indagini preliminari, di quella roba di cui si occupava suo fratello? Che ne sanno di mafia, di tritolo, di assoluto, completo controllo del territorio, di connivenza, di rassegnazione, di lacrime e sangue? Non é forse il traffico il problema più pressante di Palermo? E che ne sanno loro, prefetti, senatori, deputati, ministri, procuratori, loro che hanno le auto blu con la sirena sul tetto? Per loro il problema principale di Palermo, il traffico, non esiste. E se non esiste il problema più pressante, si figuri se esistono problemi minori.
Caro Salvatore Borsellino, lei si pone domande che la storia ha ormai smesso di porsi. Lei si pone domande su un fatto di folklore, che ormai nemmeno più Camilleri racconta. Ne scriveva Pippo Fava, ma Pippo Fava è morto, caro Salvatore Borsellino. Ne scriveva Beppe Alfano, e pure lui é morto. Ne scrivevano, su un altro tipo di carta, suo fratello Paolo e quel suo amico, Giovanni Falcone. E, ahimè, sono morti entrambi. Vede? La storia, caro Salvatore Borsellino, lei pone domande alla storia. E la storia, si sa, é passata. E non risponde.
Caro Salvatore Borsellino, lei ha troppa fiducia. Le hanno insegnato che il tempo é galantuomo, e lei giustamente aspetta. E nel frattempo pone domande. Anche suo fratello Paolo era della stessa opinione: "Se la gioventù le negherà il consenso, se i siciliani la considereranno nemica, anche la onnipotente misteriosa mafia svanirà come un incubo", amava ripetere suo fratello. Parlava al futuro, caro Salvatore Borsellino, fermamente convinto che il tempo fosse galantuomo. Si illudeva, caro Salvatore Borsellino. Il tempo, caro Salvatore Borsellino, è evidentemente galantuomo solo con chi non si espone. Solo con chi si fa i cazzi suoi. Solo con chi non vede, non sente e non parla.
Caro Salvatore Borsellino, lei pone troppe domande a persone che le risponderanno allargando le braccia. E sotto sotto pensano che quello a cui é andato incontro suo fratello, ed il suo amico Giovanni Falcone, ed il loro collega Rosario Livatino, ed i poliziotti Beppe Montana e Ninni Cassarà e Boris Giuliano, ed il carabiniere Emanuele basile ed i giornalisti Pippo Fava e Beppe Alfano e non so quanti altri (e sono molti, caro Salvatore Borsellino, lei lo saprà molto meglio di me), alla fine sono rischi del mestiere di gente che un po' se l'é cercata. Questo pensano. E allargano le braccia.
Caro Salvatore Borsellino, lei pone troppe domande a persone che hanno fatto del loro meglio, glielo ricorderanno a mezzo stampa e si indigneranno, quasi, di essere tirati per la giacca in storie in cui c'è gente che muore, gente che ammazza e gente che non ha visto niente. E comunque é tutto passato, eccheccazzo, sono passati quindici anni, che vuole che si ricordino, con questo caldo e questo traffico e le responsabilità alle quali sono chiamati quotidianamente a rispondere e l'onorabilità da difendere indignandosi a mezzo stampa e l'età che ormai si fa sentire? Dove vuole che trovino il tempo per risponderle?
Si rassegni, caro Salvatore Borsellino. Non avrà una risposta, se non quelle piccate alla "Lei non sa chi sono io". Perchè la superbia e la prosopopea, alle persone alle quali lei ha posto tutte quelle domande da sudore freddo sul collo, le vendono insieme alla faccia contrita da cerimonia funebre, ai completi grigio ministeriale, ed al campionario di banalità ad uso telecamera ed indignazione un tanto al kg.
Si rassegni, caro Salvatore Borsellino. Si rassegni, lei e quelli che, come chi le sta scrivendo, ogni 23 maggio, ogni 19 luglio, ogni 5 gennaio, ogni 8 gennaio, ogni 30 aprile, ogni 21 settembre, si fermano e guardano il cielo per un attimo, e si ostinano a voler capire. E continuano a fare domande che sanno bene non avranno risposta. E nonostante questo continuiamo a porle, 'ste cazzo di domande, ed a tenera alta la guardia, e sperare in qualcosa.
Si rassegni, caro Salvatore Borsellino. Chi ha combattuto davvero la mafia, in un modo o l'altro, l'hanno tolto di mezzo. E si sa, i morti non parlano. Si figuri se danno risposte.
Ossequi ed un abbraccio, caro Salvatore Borsellino.
E tenga duro, per tutti quelli che non dimenticano.
lunedì, 16 luglio 2007
"In fuzz we trust"
E niente, praticamente ci troviamo alle otto in sala prove, ancora una volta come ogni estate da tre anni a questa parte, per la versione mark 7 degli Asteroids.
C'è the Brothell Dom, l'uomo la cui missione é quella di far tornare il basso ad essere uno strumento fico e non una specie di appiglio per disadattati che se lo stringono ala gola e passano tutto il tempo in disparte, nascosti dietro i chitarristi, a guardarsi le dita.
Ci sono io, Brothell Bop, occhi iniettati si sangue, lingua a penzoloni e istigazione a delinquere, tutto esaltato col cazzo dritto ancora prima di iniziare a suonare, che come ogni anno mi chiedo se sia ancora opportuno sgolarsi al microfono, sanguinare sulla chitarra e rantolare come un debosciato a trentaquattro anni, domanda alla quale trovo una pronta risposta ancora prima di finire di formularla, scuotendo il capo e pensando "maccheccazostodicendovafanculodai", e aggiungendo un paio di sacramenti tanto per dare forza e coerenza al discorso.
E' passato un anno dall'ultima volta che gli strumenti si sono incrociati. Un anno, e alla prima nota non é cambiato niente, The Brothells back in action. With a bang, che non siamo qui per coglioneggiare.
A 'sto giro l'Australopiteco, che Dio lo abbia sempre in gloria, ha reputato di restarsene lì, agli antipodi, a sciropparsi l'inverno di Sidney invece che l'estate siciliana, ed ha lasciato le bacchette a the Snatcher, che finalmente abbandona i tempi in levare, il groove, il sinth pop, sgancia la sicura a mani e piedi ed abbraccia il cavernicolismo come stile di vita e come missione musicale.
A 'sto giro non c'è più Jack the Ripper, che ha dato precedenti segni di squilibrio affermando di volersi far chiamare Rosenberg, che sailcazzo da dove se l'é uscito, e non c'é nemmeno Dr. Zaius, il cui theremin ha provocato gli incubi a più d'uno dei derelitti che hanno avuto la ventura di piazzarcisi di fronte.
A 'sto giro al piano c'è Medusa. Tamburello, piano, organo, capelli rossi, e conturbanza che dovrebbe essere messa fuorilegge.
E suoniamo.
Alla prima nota, senza sapere un cazzo, con due elementi nuovi su quattro, abbiamo già frantumato il culo al 96% dei gruppi di tutto il mondo.
The Snatcher carica colpi su quel rullante che pare un fabbro, e lo vedi che i tamburi sono visibilmente intimoriti, Medusa ondeggia la marea di capelli rossi menando fendenti sui tasti bianchi e neri, facendomi prevedere che quando per la prima volta calpesterà un palco, per mantenere l'ordine sarà necessario l'intervento della forza pubblica tipo g8 a Genova.
The Brothells, al solito, sono gli dei dell'universo. Mezza parola.
In tre ore rendiamo omaggio a tutti i grandi. I grandi per davvero. Sonics, Fuzztones, Link Wray, Stooges, Ventures, Spencer Davis Group, Johnny Thunders, Jake Cavaliere, Gerry Roslie, Ron Asheton. Uragani di fuzz, marosi di organo, tuoni di basso, stilettate di piano, tempeste di tamburi, sciabolate di piatti, urla selvagge. Nonostante il condizionatore che suca più energia di uno stabilimento della Fiat, mettiamo la sala prove a metaforico ferro e letterale fuoco. E non solo quella.
The Snatcher perde sei litri di sudore, io uno e mezzo di sangue e metà delle funzioni delle corde vocali, Brothell Dom semina pelle, polpastrelli e plettri, Medusa ha lividi dovunque suonasse il tamburello e le dita tipo pallavolista.
Un delirio.
Come sempre.
Quando finiamo nessuno parla perchè nessuno sentirebbe.
Abbiamo solo il fischio nelle orecchie, quello delizioso che aspetto un anno per sentirlo e che so già che mi terrà sveglio fino alle cinque di mattina e psicotico tutto il giorno successivo, e poi dolori dappertutto e senso di sfiancamento tipo dopo due maratone corse consecutivamente. Ci ritagliamo un paio di minuti, giusto il tempo per l'Asteroid Heil, poi a casa.
Un anno, e le cose cambiano per restare sempre uguali. I vecchi The Brothells, i nuovi The Snatcher e Medusa. The Asteroids, mark 7.
Tutto cambia, tutto resta uguale.
Un anno, e tutto sembra uguale.
E' uguale.
Satisfaction Guaranteed productions proudly presents:

Weird-o-porn Rock'n'Roll Action from outta space.
Brothell Bop: Unlimited fuzz, growling snarl, crime & punishment department
Brothell Dom: Wild rumble, coolness, filogovernatice intelligence
The Snatcher: Savage beat, outlaw behaviour, cavemanism
Medusa: Creepy tickling, charme grinder, killer seduction attitude
mercoledì, 11 luglio 2007
"Nessun Dio autorizza un uomo
a picchiare la donna.
E' una tradizione siculo-pakistana che
vuole far credere il contrario".
Giuliano Amato, ministro dell'Interno.

Qualche piccolo esempio di tradizioni siculo - pakistane
(Avevo ragione io.)
"Mio figlio Riccardo
all'Isola dei Famosi?
Ma gli tiro un calcio nel sedere!" *
Umberto Bossi, segretario della Lega Nord

* Simpatica usanza padana, quella di picchiare i figli.
lunedì, 09 luglio 2007
A Life Less Ordinary.
(dialoghi, persone e circostanze che rendono la vita degna di essere vissuta)
Esterno, sera tardi.
Un sabato afoso, ore 23.00, sotto il Pilone, di fronte a Scilla.
Protagonisti: Fratè, Bop, Un tizio.
Fratè: "Scusa, ma che significa quella frase che hai sulla maglietta?"
Tizio: "Questa? - indica la maglietta che indossa, sulla quale troneggia la scritta "L'avemu a graffio" - vuol dire che qui trovi la birra talmente fredda che appena te la cali ti graffia la gola"
Bop e Fratè: "Ah...e senti...non é che ce ne daresti tipo otto? A graffio, chiaramente..."
(Il tizio é una personcina tranquilla, che ha messo un paio di teloni in un parcheggio, ha comprato un paio di congelatori, una graticola, una certo numero di tavoli di plastica ed un po' di sedie. Di giorno offre conforto a quei poveri disgraziati che vanno a mare a Faro con la macchina, e refrigerio a chi durante le lunghe, faticose ore a mare, é colto da sete. La sera fa pressappoco lo stesso con quelli che hanno fame, spaccando pane e imbottendolo di salsiccia e braciole. Il tizio é uno di quei geni del marketing che nemmeno un pluridottorato con laurea alla Bocconi e due master alla London School of economics riuscirebbe a scammentarsi una cosa simile. Un tipo come a Messina ce ne sono migliaia. Questo me lo riferisce Fratè, che come lo fa lui il marketing, gliela possono sucare)
Bop: "Ou...chi cazzu voi 'a st'ura?"
Fratè: "L'ha banniato...é sceso in spiaggia e si é messo a banniare "Ll'avemu agraaaaaaaaaaaaaaaafffiooo". Sono pisciato addosso dalle risate".
Bop: "A proposito di birra a graffio..."
Fratè: "Minchia, me lo ricordo l'anno scorso quando scendeva in spiaggia e banniava "Stasira rrustemu magari u pipi a canariu"..."
Bop: "Minchia. Panino con la salsiccia e peperoni...."
Fratè: "Si. E puru chi bracioli"
Bop: "Senti...ma stasera siamo lì a scofanarci pure dio, vero?"
Fratè: "Chiaramente..."
Bop: "Chiaramente..."
(Quando cala il sole, il tizio accende il fuoco sotto la graticola, mette sù salsiccia, peperoni e involtini di carne, e attacca a riempire botte di fette di pane da mezzo metro l'una)
Tizio: "Pumadoru nni vuliti, ca sosizza?"
Fratè e Bop: "Certo. Abbondante. Già che c'è ci favorisca altre due birre..."
Bop: "...a graffio..."
(Tre metri di pane e otto birre a graffio dopo, Fratè, Bop, la consorte di Fratè e l'amico Fabio si alzano, satolli, barcollanti, e più leggeri di cinquantacinque euro. L'attenzione di Bop è attratta da un cartellone scritto a pennarello che troneggia dietro il bancone, semicoperto dal frigorifero che garantisce che le birre siano servite a graffio)
Tizio: "Ciao ragazzi, buona serata"
Bop: "Ciao. ...senti, toglimi una curiosità...ma chi cazzu c'é scrittu dd'arreti?"
Tizio: "Mah, niente, siccome qui c'é sempre un buddellu i ggenti, ho scritto la frase che dico quando iniziano a scassare la minchia"
Bop: "E sarebbe?"
Tizio, prontamente: "E chi ccè, u r'concu?"
Applausi.
Fine.
EDIT
A comprehensive guide per tutti quelli che non parlano il messinese. Le parole in messinese sono quelle in corsivo. Si, lo so, sottovaluto la vostra intelligenza.
- L'avemu "a graffio" = Ce l'abbiamo "a graffio"
- te la cali = la degusti con particolare piacere e con una certa velocità
- braciole = involtini di carne con ripieno di: 1 pugno abbondante di pangrattato, 4 pugnetti di parmigiano e pecorino grattugiati insieme , 2 cucchiai di olio, una spruzzata di pepe, prezzemolo tritato. PREPARAZIONE: mischiate insieme il pangrattato con i formaggi grattugiati ed aggiungete il prezzemolo tritato, unite i 2 cucchiai di olio e mescolate, dovete ottenere un composto che non sia troppo intriso d'olio, ma abbastanza umido. Prendete una sottile fettina di carne e stendela su di un piatto, Metteteci sopra un po' di composto ed arrotolate, infilzate con un lungo spiedo di legno e ripassate l'involtino in quello che resta del composto. Poneteli sulla brace caldissima per cinque minuti in totale (due e mezzo per lato). Servite in tavola e chiamate la forza pubblica per prevenire eventuali tafferugli.
- scammentarsi = inventare, avere un'idea folgorante e metterla rapidamente in pratica
- chi cazzu voi 'a st'ura? = Qual buon vento ti porta da queste latitudini, vista l'ora (pomeridiana, nello specifico)
- l'ha banniato...banniare...banniava = voce del verbo declamare, coniugato, rispettivamente, alla terza persona singolare del passato prossimo, all'infinito ed alla terza persona singolare dell'imperfetto
- Stasira rrustemu magari u pipi a canariu = stasera arrostiremo persino dell'ottimo peperone giallo. "Pipi a canariu", letteralmente, significherebbe "peperone a canarino", connotazione che ricorda il colore dell'ortaggio e lo mette in relazione con quello del simpatico volatile domestico
- E puru chi bracioli = e persino con gli involtini di carne la cui ricetta trovate una decina di righe più sopra
- scofanarci pure dio = apprestarsi a desinare in maniera tale da far arrossire di vergogna Gargantua, e fare apparire il banchetto di Trimalcione alla stregua di una merendina pomeridiana: Chiamare in causa la divinità rafforza il concetto.
- Pumadoru nni vuliti, ca sosizza? = gradite alcune fette di pomodoro, ad accompagnare la salsiccia?
- chi cazzu c'é scrittu dd'arreti? = non riesco a comprendere appieno il significato della frase vergata alle sue spalle
- un buddellu i ggenti = una caotica moltitudine di persone
- E chi ccè, u r'concu? = scusate, avete per caso scambiato questo luogo per un rifugio? La frase andrebbe pronunciata con voce particolarmente gutturale e con accento rimarcato, con il fonema "o" di r'concu della durata non inferiore ai tre secondi (termine per il quale vale anche la spiegazione del buon Edo, commentatore numero cinque), per dare maggiore enfasi alla protesta
Nella speranza di essere stati quanto più esaurienti possibile, vi ringraziamo per l'attenzione e vi invitiamo a ripassare.
Bop's Customer Satisfaction Service
giovedì, 05 luglio 2007
lunedì, 02 luglio 2007

Silenzio. Non una parola. Solo religioso e incantato silenzio. E stupore. E ammirazione per il vostro dio Tony Cairoli
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