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venerdì, 31 agosto 2007
Allora, allora, trentuno agosto.
Era ora che ti levassi dai coglioni.
Mi pare di sentirlo, il fischio del treno che si allontana e ti porta via. Il fischio e la locomotiva che sbuffa, che fatica, che fa una cazzo di fatica boia ad avviarsi, e gli stantuffi che lavorano pigri, ed i volani che girano e le ruote metalliche che stridono sui binari. E poi si avvia. Fischia e sbuffa. E ti porta sailcazzo dove.
Dai che ce la puoi fare.
Dai che ce la puoi fare a portarti via quest'agosto che di più merdosi me ne ricordo a malapena uno, ad assistere un amico con un polmone bucato e le costole sparse per la cassa toracica tipo bastoncini di Shangai.
Dai che ce la puoi fare a levarti dai coglioni.
Voglio sentire il rumore dei passi. Sotto la pioggia, se possibile. Voglio sentire la porta che si chiude. Voglio sentire l'addio. Le frasi da film, tipo "a mai più rivederci".
Dai che ce la puoi fare.
Voglio ricordarti con fastidio, con sommo imbarazzo, con un sentimento di schifo interiore e di repulsione. Bestemmiando, anche. Con lo stesso disagio che mi attanaglia in questo momento, mentre ascolto con evidente imbarazzo gli Alice in Chains, con quel digrignare di denti che provo quando so che sta arrivando un calcio nei coglioni, un calcio nei coglioni che dura per tutto un pezzo degli Alice in Chains e si accentua in quei passaggi così datati ma così datati che sono sicuro potrei catalogarne il periodo d'esecuzione con un margine di errore di non più di tre secondi, diomadonna.
Dai che ce la puoi fare.
Levati dal cazzo e vedi di non farti viva mai più.
Un'estate senza nemmeno un white russian dev'essere per forza relegata alla damnatio memoriae.
E non ci sono cazzi.
giovedì, 30 agosto 2007
"Historians keep naggin' about Funhose, but me? I think Kill City is where it's at"
Turbonegro, What Is Rock, "Retox", 2007
No, un momento.
Parliamone.
sabato, 25 agosto 2007


(Indeed...)
domenica, 19 agosto 2007
...e quannu ti pigghiunu...

(Antonio Cairoli, per la seconda volta campione del mondo di motocross classe mx2)
giovedì, 09 agosto 2007
Sono giorni strani, questi.
Tra brama di mine antiuomo Claymore e voglia di anguria siringata con la vodka.
Di traguardi irraggiungibili, perchè diaciamocelo, dai, sono diventati anche troppi i traguardi che svaniscono all'orizzonte, e un casino di toh? guarda tu, non me n'ero mai accorto, che sarebbero quelle piccolezze che hai tra i coglioni per settimane, non cachi neanche di striscio e poi all'improvviso ti rendi conto che non erano niente di più e niente di meno che quello che cercavi per dare il senso ad una giornata.
Cose così.
Tipo lavare la moto e vederla felice, tipo andare a cena con Medusa, Caos ed il Capo, che pare una cosa semplice invece erano sei mesi che non succedeva.
Giorni strani.
Giorni col mare a quindici metri che sembra distante due anni luce, che lo sforzo per raggiungerlo non lo sosterrebbe nemmeno Atlante col mondo sulle spalle.
Con la voglia di suonare che mi tiene sveglio la notte, e l'ignavia che non mi permette di alzare il culo dalla sedia ed il telefono dalla cornetta e recuperare una data.
Un personaggio di Andrea Pazienza, uno a caso.
Dopes to Infinity dei Moster Magnet nello stereo, di notte.
Giusva Fioravanti, la sua spaventosa lucidità e la sua fredda coerenza.
Il casco verniciato nei colori di Gilles Villeneuve, perchè si sappia che qui c'é chi non dimentica.
La diavoletto color crema a tre pick-up che smania e brama e vuole watt e distorsione e plettrate matte e disperatissime, di quelle che si risolvono con le macchie rosso scuro sul battipenna bianco.
Il bisogno di attimi. Attimi e basta, frammentati, sconnessi, che interrompano quel flusso disarticolato di tempo nel quale sono caduto e dal quale non riesco a tirarmi fuori.
Giorni strani.
Di Human Fly suonata dagli Asteroids, "the best ever", nelle parole elegiache e definitive di Brothell Dom.
Di poca voglia e ancora minore ispirazione, di soglia dell'attenzione pietosamente deficitaria e di troppo frequenti fanculeggiamenti.
Sono giorni strani questi.
Giorni di così tante cose da fare e così poco tempo per farle, di così tante cose da fare e così poca voglia di farle, di così tante cose da fare e così poca forza.
Di White Light White Heat dei Velvet Underground e di lunghe sequenza di clamoroso 80's pop.
Giorni in cui non so bene chi sono e che cosa voglio. E, cosa più grave, non so nemmeno come ottenerlo. Che non sono nè Sid Vicious nè Johhny Rotten. E me ne guardo bene dal diventarlo.
Giorni in cui la forza centrifuga e quella centripeta si compensano, facendo apparire per immobilità quella che invece è una tensione estrema tra due forze. ma il risultato è quello. Sono fermo. E non so perchè.
Sono giorni strani, questi.
mercoledì, 08 agosto 2007
La ragione è andata, fuggita via da un cervello fuori allenamento.
Anche solo l'atto del pensare mi risulta alieno.
E il giorno è ormai alle spalle, le luci sono spente, sono di nuovo solo, il solo conforto mi viene dagli elettroni e l'unica amica che ho è la televisione.
E dire che c'è stato un tempo in cui avrei giurato che tutto ciò non mi sarebbe mai successo.
Cerco un'ispirazione come ho fatto molte altre volte, ma mi manca sempre qualcosa che non riesco a definire, non trovo e non so nemmeno dove cercare.
Ti piacerebbe venire con me in un posto qui, dentro la mia mente? O forse preferisci guardarmi cadere esanime, addormentato?
Indecisione e televisione mi fanno uscire di testa.
Dovrei crescere, diventare più forte, ma fino a quando cazzo le cose andranno così?
Guardo i miei amici più cari, sono l'espressione della preoccupazione, non vogliono che dimentichi tutto quello che ho imparato.
Io tento di spiegare loro la situazione, perché non vogliono vedere, perché non vogliono capire che venerdi è solo un giorno come un altro?
Ora, c'è una sensazione che provo quando sono in pace con me stesso e con quello che vedo intorno, e sono quei rarimomenti che trascorro con nessuno accanto che non sia io stesso, quei momenti che più va avanti e più migliorano, come il vino.
Ma il vino non rende felici.
C'è stato un momento in cui ho pensato che avrei potuto, avrei voluto, avrei dovuto, poi mi fermo, mi giro, guardo indietro e vedo un ragazzo solo.
E il giorno è ormai alle spalle, le luci sono spente, sono di nuovo solo, il solo conforto mi viene dagli elettroni e l'unica amica che ho è la televisione.
C'è stato un tempo in cui avrei giurato che a me non sarebbe mai accaduto.
(United Cigar dei Good Riddance, Epitaph Records, 1994)
Quando avevo tipo ventuno anni, questa canzone avrei voluto tatuarmela qui, sul braccio sinistro, tutta, dall'inizio alla fine. E cantarla a saguinacordevocali.
Cantarla la cantavo. La suonavo, pure.
Un hardcore up-tempo, veloce, nervoso, alla Bad Religio, primissima maniera. Seghe zero, azione mille, basso poco oltre le ginocchia a martellare e maglietta intorno al microfono, negli Airwalkers in versione trio. Eravamo forti, dicevano.
Ventuno anni, il mondo ai piedi, l'energia di un sole e l'ambizione di un Napoleone. Mi mancavano il pragmatismo di un Churchill e la cattiveria di Gengis Kan.
Pragmatismo e cattiveria non le impari col tempo. O ce le hai o non ce le hai.
Col tempo impari il mimetismo, l'opportunismo, forse, il leccaculismo. Pragmatismo e cattiveria no, niente.
E insomma, stanotte mi é tornata in mente United Cigar. Ed ho scoperto di ricordarla come se l'avessi suonata ieri. Parole, inflessioni, tonalità, note, tempo, velocità. Tutta, alla perfezione.
Chissà che cazzo vorrà dire.
E insomma, i segni che le cose non vanno ci sono tutti.
Perchè l'estate non é la stagione della nostalgia.
Forse a ventuno anni, di certo non a trentaquattro.
Anzi.
Nemmeno a ventuno anni.
Non l'estate.
Ecco.
Diciamo che l'estate del 2007 non é mai arrivata, dai.
Meglio.
Facciamo così.
Aveva ragione Bruno Martino.
martedì, 07 agosto 2007
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