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lunedì, 29 ottobre 2007
 

E' uno strato di chitarre in moderato overdrive che si affastellano l'una sull'altra, fino a coprire tutto lo spettro disponibile di frequenze.
Sono quei sovratoni che escono dalla scala armonica e creano la tensione.
Una chitarra rossa, di quelle con le buche ad "f", che ulula se la lasci libera.
Uno strato di suono denso come nebbia e di accecante calor bianco.
Tattile.
Immerso in una coltre rosso fuoco, rosso sangue, rosso eterno.

La testa pesante, la vista annebbiata, i sensi confusi, un lunedi pesante e svuotato di significato, dopo una domenica in cui ho religiosamente visto un dio in azione e mi sono cimentato nello sport estremo dei cento...anta sulla Salerno-ReggioCababria, sotto la pioggia, su due ruote. Pure lì, immerso nella nebbia rossa.

E poi il buio fuori quando guardi e ti aspetteresti la luce, e rifletti sul significato crepuscolar-metaforico di tutta la vicenda. profondità dell'animo che tendi ad abbrutire mentre sorseggi un pessimo torcibudella pomeridiano, che per regolamento aziendale sarebbe vietatissimo, ma diciamo che te ne fotti a livelli sovrumani. Per difesa psichica, più che altro. Per evitare di sventrare e brindare su viscere che si spargono per terra. Un'occhiata, nessuna parola, tornare a fare quello che si stava facendo, come se i due minuti di discussione inutile non fossero mai accaduti. E aspettare che la nebbia rossa venga e faccia il suo dovere. Anestetizzi una coscienza crivellata sotto i colpi di una mannaia chiamata idiozia, supponenza, mediocrità e pezzalculismo. E faccia affluire il sangue alla testa, e faccia diventare all'improvviso tutto bello e piacevole, feroce e vendicativo, profano e improcrastinabile.

La nebbia rossa. E la testa che esplode.

 

Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 29, 2007 18:16 | commenti (4)


lunedì, 22 ottobre 2007
 

After nearly thirteen years as The Hellacopters we're now sad to tell you that we are breaking up. The reasons behind this very difficult decision are many and too personal to go into here.
Playing in a rock and roll band isn't always a walk in the park, but thanks to all of you who rocked out with us at sweaty clubs, rainy festivals or at home by the stereo throughout the years, it's been a fantastic trip. We'll never forget your support.
We recently finished mixing our seventh and last studio album and it'll be released early next year according to initial plans. We feel like we wanna say one last Goodbye to you and throw in the towel with a bang, so we're aiming to do a farewell tour through Europe and Scandinavia sometime in the spring. So you're not getting rid of us just yet.

Thanks!

The Hellacopters

Minchia.

Così, a bruciapelo. Nel culo "a pizza morta".

Gli Hellacopters si separano. Mavaffanculo, dai.

E invece i Motley Crue sono vivi, ed i White Stripes incidono ancora dischi.

Non c'é giustizia a questo mondo.

A metà anni '90, quando il massimo di rock'n'roll a cui si potesse aspirare erano tre straccioni di Aberdeen, poco avvezzi all'igiene,  che si lamentavano di quanto la vita fosse un cesso, coperti da camicioni di flanella (e fortunatamente il portavoce della generazione X dei miei stracoglioni ha deciso di togliersi dalle palle con una fucilata in faccia), in Scandinavia c'era chi riesumava i cadaveri degli Stooges, degli Mc5, dei Motorhead, dei Sonics, dei Kiss, dei Thin Lizzy, dei Dead Boye e delle New York Dolls, li carivava in un frullatore, applicava all'organismo che ne era venuto fuori un paio di elettrodi, cento litri di nitrometanolo, due chitarre di quelle a posto, e si preparava a riportare l'eccitazione, il sudore, la velocità, le croci celtiche, i Rayban Aviator ed i dadoni pelosi allo specchietto retrovisore di una Chevrolet Camaro, un bel po' oltre la soglia di minima accettazione all'interno del Rock'n'Roll stesso. Che era pure ora.
Gli Hellacopters, di quella brigata, furono i migliori. Uno di quei gruppi sventraculi il cui solo ascolto bastava a farmi alzare il cazzo a grattacielo ed a farmelo restare in posizione cero votivo per settimane. Il Rock'n'Roll che tornava ad essere divertente, perchè si, la controcultura, la contestazione, la coscienza politica, il 1968 e tutto il resto, ma prima di tutto randellate sui denti, calci in culo e Marshall fuori da ogni controllo. Altrimenti niente. Che un mondo costretto all'ascolto di stracciacoglioni coi capelli sporchi e le camicie di flanella che parlano di volersi suicidare, vabbè, dai, meglio chiudere bottega e darsi al Britpop.
Supershitty To The Max nel 1996 era arrivato sulla scena agonizzante con le buone maniere di un Hell's Angel, con la grazia di un panzer e con la bontà d'intenti di un B52 diretto ad Hiroshima. Payin' The Dues, quello successivo, é stato invece l'album del decennio. E basta. 
L'ultimo album degli Hellacopters mi aveva lasciato abbastanza perplesso. Sembravano stanchi. Scarichi. E si chiamava "Rock'n'Roll Is Dead". Che é pressappoco quello che disse Sting una decina di anni fa: mentre questi signori, dieci anni fa, mettevano a ferro e fuoco palchi, devastavano orecchie, facevano drizzare cazzi, facevano bagnare fiche e sfondavano culi, Sting si rendeva ridicolo con affermazioni di quella risma. Evidentemente era un avvertimento inconscio. Perchè affermare le stesse cose che escono dalla bocca di Sting non può portare a niente di buono, mai.
Gli Hellacopters.
Andati pure loro. Di quella genìa di depravati non é rimasto praticamente nessuno. Forse era questa, la missione. Colpire forte, veloce, duro, e poi scomparire. Un blitzkrieg.
Gluecifer, Backyard Babies, Nomads, Sewergrooves, Flaling Sideburns, Peepshows, Puffballs. Morti o scomparsi. Adesso anche gli Hellacopters.
Dopo il tremendo calcio nei coglioni di The Weirdness degli Stooges, disco che ancora oggi sto cercando di farmelo piacere ma arrivato alla quinta canzone bestemmio, mi prendo la testa tra le mani, la appoggio alle ginocchia ed inizio ad alternare sacramenti e lacrime amare, questo 2007 si conferma come uno dei più merdosi anni, musicalmente parlando. E non solo.
Era un filo rosso, quel filo rosso che partiva da Elvis, passava per Chuck Berry, per Jerry Lee Lewis, per Little Richards, per i Rolling Stones, per i Sonics, per gli Stoges, per gli Mc5, per i Ramones, per i Radio Birdman, per Johnny Thunders, per i Clash, ed arrivava in Svezia e Norvegia.
Lo hanno tagliato.


Supershitty To The Max.

Che tradotto suona pressappoco così:

Mavaffanculo.

 

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 22, 2007 16:43 | commenti (8)


venerdì, 19 ottobre 2007
 

Erano giusto un paio di anni fa.

Un’estate di quelle che piacciono a me, da solo, senza cazzi per la testa, la sveglia alle due, il mare alle due e venti, la penombra delle sei e mezza di pomeriggio nudo sul letto, fresco gocciolante di doccia, la luce rossa dentro la stanza, la musica, molta musica, la fantasia che si perde.
Vodka ghiacciata e succo d’arancia sul comodino, le mani dietro la testa, i piedi incrociati, gli occhi fissi sul soffitto.
La fantasia che si perde.

Coltivando il sottilissimo piacere di stare solo.

Ci sono momenti, momenti come quelli, durante i quali sono felice, immotivatamente felice. Nel senso che non saprei come motivare quella felicità, quella leggerezza che altrimenti non dovrei avere. Non dovrei nemmeno immaginare di poter provare. Succedeva solo un paio di anni fa.
Le serate passate a girovagare e a bere.

Da solo.

Come l’ultimo degli sfigati, era questa l’impressione comune.

Puttana eva quanto ho letto in quei due mesi. In maniera compulsava, ossessiva, dalle quattro del mattino fino a quando il libro mi scivolava dalle dita e me lo ritrovavo la mattina dopo appiccicaticcio e sudato sul torace.
Vivere come un animale, senza orari.
Mangiare quando si ha fame e se si ha fame, dormire quando proprio non se ne ha più, crollare semisvenuto a letto ed alzarsi quando ci si è ricaricati. Abusare del tuo corpo in tutte le maniere consentite. Anche in quelle non consentite. Tutte.
Aspettare il temporale per uscire a piedi e beccarselo tutto, fino all’ultima goccia, poi, come se niente fosse, entrare nel primo bar, sedersi fradicio al bancone, ordinare due birre e uscire fuori tra gli sguardi interrogativi. Quando è fine luglio e la vita ti sembra molto meno pesante.

Quando sei in sella ad Alice, diretto sa il cazzo dove, con la musica nelle orecchie e la testa che ciondola a tempo. Con il casco nero e l’adesivo One Percenter sul lato destro chiuso in una croce celtica, che tutti ti domandano se per caso tu non sia nazista. E tu non rispondi, alimentando quell’alone di mistero che ti circonda e gettando benzina sul fuoco del chiacchiericci che ti dipinge come quello strano, troppo strano.
Che non si sa cosa faccia, né dove sia. E qualora si sapesse saresti losco uguale.

Alternare Gli Stooges a John Coltrane, i Rolling Stones a Charlie Parker, i Ramones a Sun Ra, i Radio Birdman e gli Mc5 a James Brown e Howlin' wolf.

Guardare la chitarra e darle un attimo di respiro. A lei e alle tue dita che ormai al posto dei polpastrelli ci sono i calli, minchia. Tu che ti sei sempre vantato del fatto di possedere un tatto sovrannaturale. E adesso cazzi. Il tatto sacrificato sull’altare degli accordi in minore.
La maglietta nera con la scritta in caratteri psichedelici Can You Dig It. Col punto interrogativo alla fine. 

Alla fine la vita non é che un un paio di momenti da ricordare e poco più



Poi arriva l'inverno.






(No, effettivamente con Frankie Teardrop così, criptico, sparato in times new roman xxlarge e basta, senza nessuna spiegazione, senza dilungarmi in commenti, diciamo pure che avevo pisciato un bel po' fuori dal rinale)

.

Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 19, 2007 02:40 | commenti (6)


giovedì, 18 ottobre 2007
 

Frankie Teardrop.

 

Avevano ragione Alan Vega e Martin Rev.

"We're all Frankie".

La fine si avvicina.

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 18, 2007 17:34 | commenti (1)


lunedì, 15 ottobre 2007
 

C'é del frizzantino, nell'aria.
E grazie al cazzo, é metà ottobre, mi si risponderà.
Ottima argomentazione, ribatterei io. Ma non ribatto.

Dicevo.

C'é del frizzantino, nell'aria.
C'é il frizzantino delle cose che devono accadere. Non é il frizzantino dell'ineluttabilità. Tutt'altro. E' il frizzantino delle azioni e delle reazioni, ma quelle indotte, non quelle spontanee. E' il frizzantino del sorrisetto sarcastico, bastardo, di chi sa e non dice, di chi dice e non rivela, di chi rivela ma dissimula. Il frizzantino.

C'é il cielo sereno e terso delle cose che vengono a galla, che si voglia o meno. Dei segreti di Pulcinella. Dei bluff smascherati.

Della presa per il culo del Partito Democratico che si é svelato per quello che é, una creatura mutante che di democratico non ha davvero un cazzo, altro che movimento dal basso. Di un esperimento ignobile che gioca con i destini e lo sconforto di una generazione, spaesata che si aggrapperebbe persino ai sonagli di un serpente pur di avere un appiglio. E questi qui ne approfittano. E ti chiedono pure l'euro. Roba che pure la Democrazia Cristiana si sarebbe vergognata a mettere in scena. Che un minimo di pudore dietro le quattro ganasce intente a mangiare loro, i democristiani, ce l'avevano. Loro si. Walter Veltroni no. ma tant'é.

Di Rosy Bindi che va in televisione a dire che il nuovo partito si occuperà del problema del lavoro, del problema dei giovani, del problema della famiglia. E sono sicuro che fischietterebbe fingendo indiferenza se chi la intervista, piuttosto che stenderle sotto il culo quattro metri e mezzo di lingua, gli facesse notare che, attualmente, lei risulta a libro paga della presidenza del consiglio quale ministro della famiglia. In carica. E che quindi, per porre rimedio a quei problemi che ha contribuito a creare non ha bisogno di fregiarsi di un'ennesima carica. Ma tant'é.

Di Francantonio Genovese che finalmente accetta di ricandidarsi, dopo aver rimesso il mandato nelle mani della sua coalizione. Che vuol dire pressappoco che Genovese ha proposto la sua candidatura, si é alzato dalla sedia, si é messo a sedere dall'altra parte del tavolo ed ha appriovato. Oppure l'ha domandata allo specchio, la possibilità di ricandidarsi. Ma tant'é.

Di Totò Cuffaro che é arrivato alla resa dei conti, con quegl'otto anni di richiesta che pesano come un macigno, politicamente prima ancora che giuridicamente. Totò Cuffaro é uno che le sue battaglie le ha sempre combattute fino in fondo. Fino a ieri, fino a quando cioè poteva permettersi di mandare in avanscoperta caporali, marescialli, capitani e colonnelli. Favoreggiamento a Cosa Nostra. Roba pesante. E a guardare bene si vedono già i primi muratori, la manovalanza che impasta il cemento grazie al quale intorno al Governatore verranno eletti i muri a difesa della sua integrità. Che qui la presunzione d'innocenza é un diritto vitalizio, che nemmeno l'evidenza riesce a scalfire. Ma tant'é.

E insomma, c'é del frizzantino nell'aria. Vada come vada. "Il re é nudo", "tutti i nodi vengono al pettine" e tutto il resto. E insomma, il lunedi che per definizione é giorno del cazzo, ogi é iniziato a meraviglia.

Oggi la brigata in trench ha il sorrisetto delle occasioni da segnare ad evidenziatore sul calendario, dei momenti da assaporare in bocca come un bicchiere di talisker, una medaglia da appuntarsi al bavero. Dura poco. Ma si ricorda con piacere.

"Il futuro sorride a quelli come noi", diceva Federico Fiumani. Sarò un povero stronzo che s'illude, ma chissà perchè, oggi ci credo.

 

Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 15, 2007 16:47 | commenti (8)


lunedì, 08 ottobre 2007
 

"Come quasi tutti, ero un arrivista, un tarantolato, uno scontentocronico e spesso e volentieri un attaccabrighe idiota. Non ero abbastanza pigro per stare a riflettere, ma credevo che in qualche modo il mio istinto avesse ragione. A volte condividevo il loro ottimismo, che alcuni di noi avrebbero fatto carriera, che in fondo avessimo imboccato la retta via e che i migliori sarebbero certamente arrivati in cima.
Allo stesso tempo, provavo l'oscuro presentimento che la vita che facevamo fosse una causa persa, che non facessimo altro che recitare, prendendoci per il culo a vicenda in un'odissesa senza senso. Era la tensione tra questi due poli - un idealismo inquieto da un lato e l'incombere di un destino tragico dall'altro - che mi dava la carica
"

"Sono rimasto lì seduto non so quanto, a pensare un sacco di cose. In primo luogo il sospetto che i miei strambi ed ingovernabili istinti potessero fottermi prima che potessi fare i soldi. Non importava quanto le volessi, tutte quelle cose che solo i soldi mi avrebbero garantito: c'era una corrente infernale che mi trascinava nella direzione opposta, verso l'anarchia e la follia. L'esasperante convinzione per cui un uomo può condurre una vita decente anche senza sputtanarsi"

La storia della mia vita.

La cazzo di storia della mia vita, riflessioni e catastrofi comprese, l'ha già scritta Hunter S. Thompson.

E l'ha intitolata "Le cronache del Rum".

Sotituite "Birra Messina" a "Rum" ed é fatta.

La fottutissima storia della mia fottutissima vita.

Manco il piacere di scoprirlo da me. 

Vafanculo.

Ripeto: vafanculo

Da oggi in poi potete chiamarmi pure Paul Kemp.

(Immagine stravolta da Smink)

 

Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 08, 2007 18:02 | commenti (11)


venerdì, 05 ottobre 2007
 

Poco da dire, poco pure da fare, al culmine di una settimana di quelle che ne basterebbero tre all'anno per tramortire un rinoceronte.
Che arrivi con addosso l'adrenalina a diecimila che cancella dolore, frustrazioni, pene, cazzi e mazzi. resta solo l'istinto, quello che a cancellarlo non sono bastati due milioni di anni di evoluzione.
Poi però passa, e tornano i cazzi e pure i mazzi.
Poco da dire, ancora meno da fare.
Sono i continui calci nei coglioni, lo schivare le pallottole, la perenne vita da trincea, le circostanze che logorano. Come i vietcong, sempre a guardarsi le spalle e colpire di baionetta chi ti sta davanti e mira attraverso l'm16.

Non ne si esce vivi.

E invece si va avanti.

Quando il lettore mp3 decide che é tempo che si ascolti quella Left Of The Dial dei Replacement, quella The Hook dei Grant Lee Buffalo, quella Heartbreak Beat degli Psychedelic Furs.
Che ti scavano un sorriso stanco su un viso ancora più stanco. Con gli occhi a fissare il marciapiede che scorre ed i passi che si intervallano uno di fronte all'altro.
he le canti con la voce trattenuta a stento, ma che in fondo potresti urlarle, che quando si esce da lavoro alle undici e mezza di sera giusto per tornare a casa, mangiare qualcosa e ricominciare a lavorare, il tutto percorrendo cinque km a piedi, mani in tasca sguardo assente testa altrove e sorriso disegnato sulle lebbra, non é tanta la gente che comunque tende a prenderti a modello di sanità mentale, dovesse vederti.

La pace provvisoria raggiunta senza alcuna consapevolezza, e nelle circostanze che invece imporrebbero di sacramentare, di vendicarsi sommariamente e di chiedere conto e ragione del perchè e del percome le cose vanno così e non invece in quell'altra maniera. Quella giusta.
E invece no. C'é la pace. E In The City dei Jam, e Almost Grown di Jesse Malin, e Sympatethic Noose dei Black Rebel Motorcycle Club. C'é Caosmo che smetterà di lavorare dopo di te, e c'é una città che in quel momento, sotto la luce dei lampioni, vuota e silenziosa, senti che ti appartiene.
E provi gusto a respirare. Profondo. Col sorriso sulle labbra.
Sai che non durerà.
E non ci pensi.
Domani poi si vede.

E ringrazi, per una volta, chi di dovere.


Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 05, 2007 16:40 | commenti (5)


lunedì, 01 ottobre 2007
 

Li riconosci dalla camminata. Indolente, faticosa, strascicata. "i chiddi chi ci pisunu i pedi".

Li guardi camminare e ti domandi dove cazzo vadano. Cosa cazzo facciano. Cosa facciano oltre a sentenziare sul mondo e sapercela sempre più e meglio del resto del mondo. Oltre a dispensare perle di saggezza, lingotti d'oro di intelligenza e diamanti di furbizia. Loro, che sanno come va il mondo. Prima e meglio di te. E di tutto il resto del mondo. Per l'appunto. Dice, la meglio gioventù. Eggià. La meglio gioventù, l'umanità sulla quale riporre le speranze di una città zombificata.

E allora chiariamolo, l'equivoco.

La meglio gioventù non esiste, meglio metterselo in testa da subito. La meglio gioventù é quella che ciondola tra Piazza cairoli, uno dei sei, sette bar a' la page, non fa un cazzo dalla mattina alla sera e nonostante questo ha il macchinone.
Oppure bazzica nelle centomila sale scommesse che sono sorte dal nulla tipo cancro, ha gli occhiali con l'astina bianca di Dolce e gabbana, i capelli improbabili e la macchinona.
Oppure orbita nei dintorni del Comune, vistoso abito fintoelegante, cartelletta portadocumenti vuota e macchinone in terza fila coi quattro lampeggianti accesi.
Sempre alla macchinona si va a finire.
E' il punto d'arrivo, lo zeitgeist della meglio gioventù.
La meglio gioventù che si lamenta del fatto che non si circola mentre posteggia la macchinona a spina di pesce. In doppia fila.
La meglio gioventù che si lamenta che non c'é lavoro, e per questo a trovarlo, ad inventarselo, il lavoro, nemmeno ci pensa. E se lo trova si licenzia dopo due mesi. Troppo lavoro. E comunque, lavoro non ce n'è, quindi perchè affaticarsi a cercarlo?
La meglio gioventù che "ah, guarda, a Milano altro mondo, altra civiltà", pronunciato mentre getta il pacchetto delle sigarette dal finestrino della macchinona lanciata a novanta all'ora su via Garibaldi, col cellulare all'orecchio e totale sprezzo dei poveri stronzi che attraversano sulle strisce pedonali.
La meglio gioventù é quella che studia  da sottopancia. Che coltiva le amicizie giuste per attingere alle briciole delle briciole, e si veste bene e si compra la macchinona per darsi un tono.
La meglio gioventù é una forma di vita parassitaria che si lamenta. Si lamenta e non propone. Si lamneta e scoraggia. Si lamenta e distrugge. Si lamenta e mai che muovesse il culo. Mai. Solo sul macchinone, per il tragitto casa dei genitori, sala scommesse, bar, casa dei genitori. Il circolo vizioso che definisce i contorni di una vita trascorsa in attesa, a sentenziare, ad esprimere giudizi e pareri mai richiesti, a rispondere a domande mai poste, con la prosopopea di chi non si è mai domandato nulla e si é invece sempre risposto, convincendosi di una verità che non esiste. Fenomenologia da sala scommesse, dialettica da schiena e gomiti appoggiati al bancone del bar, estetica da macchinone, determinatezza empirica al parassitaggio. In attesa che il cielo mandi la grazia. Il cielo o il consigliere comunale, l'assessore, il dirigente, il sindaco. Qualcuno che faccia le veci della Provvidenza. Qualcuno che si sostituisca a Dio, alla fatica, alla conoscenza, al rischio. Qualcuno che si sostituisca a cervello e membra nate stanche e cresciute a strascicare piedi, a lamentarsi, a sentenziare. A non concludere un cazzo. A fare un passo ed a negare quello successivo, concludendo che é troppo difficile. E maledicendo la sorte, dal bancone del bar o dalla sala scommesse.

La meglio gioventù.

E poi dice che uno iastima.

Garantisce Mister TheGoblin | ottobre 01, 2007 14:45 | commenti (11)



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