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venerdì, 29 febbraio 2008
 

Quando l'attività con la quale ti fai largo a spallate nella vita è cantare con una manica di sbandati che si chiamano "ragazzi morti", il massimo che puoi sperare non è molto.
Quando quello che canti è disperazione, amici che si vergognano di quello che sei diventato, band che metti sù speranzoso e poi si sciolgono come amori finiti nel cesso, morte che arriva proprio sul più bello, vuol dire che hai una vena profetica di quelle che Cassandra si può mettere di fianco.
Quando vedi le persone con le quali sei cresciuto devastarsi fino all'annichilimento, quando insegui il successo e vedi che il successo sposta sempre l'astina una tacca più sù e ti lascia indietro, quando ti guardi allo specchio e vedi un teschio ricoperto da un sottile strato di pelle giallastra, quando il confine entro il quale racchiudi le tue speranze va dalla cinquantatreesima alla terza avenue, quando bussi a casa Johnny e tutt'e due chiamate al telefono DeeDee per vedere se è in casa e insieme andare a caccia di una pietra di cinese, quando sai di essere nato per perdere, e quando tutte 'ste faccende le metti in musica, quando sul piatto c'è tutto questo, sai che le cose non possono che andare nel peggiore dei modi.

Ma sei il Sonic Reducer. Quello che non perde mai.

Hai la testa piena di pensieri mentre caracolli in giro per Parigi, tu, americano decadente che se sul vocabolario ci fosse questa voce, lì sotto piazzerebbero la tua fotografia, quando pensi a Babe Buell che tra un figlio con Steven Tyler ed un matrimonio con Todd Rundgren ha voluto farsi un paio di scopate con te prima di mollarti in mezzo alla strada, quando consideri con un certo imbarazzo come tua moglie ti abbia lasciato per farsi qualche storia ed un paio di strisce con una band di rocker finlandesi che si chiamano Hanoi Rock e che tra l'altro sono tuoi amici (rocker finlandesi, Cristo di un Dio, tu che pensavi che in Finlandia ci fossero solo laghi, rallysti, allevatori di branzini e qualche architetto), quando provi a rifarti una vita in una città che non sa chi sei, cosa hai fatto e basilarmente non gliene fotte un cazzo di te, quando cerchi di non ricommettere gli errori che ti hanno reso un fantasma che cammina, ma la prima cosa che fai è mettere sù un gruppo che chiami "le troie di Babilonia", ed i primi due che ti vengono in mente sono i compagni di stravizi Johnny e DeeDee, si, proprio loro, proprio quelli nati per perdere, quelli della pietra di china brown. Proprio loro, che certe abitudini non si perdono mai, che da certe cazzate e certe cattive compagnie sei attratto magneticamente e non riesci a scrollartele di dosso nemmeno con un oceano di mezzo.

Hai la testa piena di pensieri mentre ti butti di peso su una sedia in un caffè parigino, di quelli che qualcuno ti ha detto che una volta i bohemienne frequentavano, e tu ti senti uno di loro, magro come un chiodo, decadente, straccione, con i capelli irti, la maglietta strappata e gli occhiali da sole anche di notte. Soprattutto di notte.

Hai la testa piena di pensieri che si fanno strada nella nebulosa che hai nel cervello e ti fanno ricordare un nome, un nome inciso su una lapide, Peter, Peter Laughner, il piccolo Pete che dall'alto dei tuoi tre anni in più prendevi a calci in culo, lì, a Cleveland, quando incrociavate gli strumenti, quando gli portasti via quel demonio della sei corde che era Cheetah Chrome dai suoi Rocket From The Tomb, per formarci assieme i Dead Boys.
Ti appare nei ricordi, poi guardi lo specchio e lo vedi, riflesso nella tua immagine, Peter ed i suoi problemi, Peter e tutti i suoi abusi, peter e tutti i suoi cazzi amari che oggi sono anche i tuoi, di cazzi amari, i tuoi, di problemi. I tuoi, di abusi.

Hai la testa piena di pensieri mentre cerchi di ricordare come faceva quella canzone, si, proprio quella, quella che scrissero loro, i Rocket From The Tombs e che poi suonasti anche tu nei Dead Boys. Quella di morte, disperazione e sconfitta. Quella che fa sanguinare il cuore solo a sentirla. Proprio quella.

H
ai la testa piena di pensieri mentre attraversi la strada, stordito, immerso nella nebbia viola, nel tepore chimico, mentre inizi a ricordare. Non è affatto divertente quando sei sempre di corsa, non c'è niente di cui essere felici quando i tuoi amici disprezzano ciò che sei diventato. Ecco. Adesso ricordi. Si, ricordi. La ricordi tutta. Ricordi come la cantavi, con la furia della belva ferita a morte. Non è per nulla divertente quando sei così in orbita da non riuscire più a tornare coi piedi per terra, non c'è niente da ridere quando sai che morirai giovane. Si. Ecco come faceva, quella canzone. Adesso ricordi.

Perchè sai che morirai giovane.

Hai la testa piena di pensieri mentre attraversi la strada, e non vedi il taxi che arriva.

Hai la testa piena di pensieri mentre voli, ma stavolta voli davvero, e non perchè sei fatto come un demonio.

Hai la testa piena di pensieri mentre all'improvviso senti tutto il dolore che hai tentato per anni di scacciare narcotizzando anima, corpo, coscienza e sentimenti.

Hai la testa piena di pensieri quando ti alzi barcollando, e non per le ossa rotte o per l'emorraggia interna che ancora non sai di avere, ma perchè ti rendo solo vagamente conto di quello che è successo.

Com'è che faceva il ritornello di quella canzone? Mi erano così cari, e adesso mi sputano dritto in faccia, ma non riesco quasi nemmeno a sentirlo, è una tale vergogna/ho preso a pugni una finestra ma non me ne sono quasi accorto, è successo tutto così in fretta.
Tutto così in fretta che non hai avuto il tempo di accorgertene.

Hai la testa piena di pensieri mentre torni a casa tra gli sguardi increduli della gente che ti credeva morto. E chissà, forse un po' lo sei già.

Hai la testa piena di pensieri mentre ti ficchi a letto, pallido come la morte e rassicuri quella povera crista che ti sta accanto. "Non è niente", le dici, "Io sono il Sonic Reducer, io non perdo mai", le racconti ridendo mentre sputi sangue e lentamente scivoli verso la fine. E ti penti di averla trattata così come l'hai tratata. E vorresti chiederle scusa. ma è troppo tardi. Ti addormenti, piano.

Hai la testa piena di pensieri mentre per la prima volta hai consapevolezza dell'oblio che si avvicina. Non è divertente quando le dici che è solo una troia, non fa ridere quando lei ti sputa in faccia e ti lascia lì, sul marciapiede a compatirti.

Non è piacevole quando sciogli ogni band che hai messo insieme.

Non è divertente quando sai che morirai giovane.

Ecco, come faceva quella la canzone.

 

 

(in morte di Stiv Bators,1949/1990)

Garantisce Mister TheGoblin | febbraio 29, 2008 17:05 | commenti (9)


venerdì, 22 febbraio 2008
 

WHAT BECAME OF THE LIKELY LADS

E' così che andava.
Andava che io mi piazzavo mezz'orate sotto casa sua ad aspettare che decidesse di smuovere il culo e portarlo nel sedile passeggero della mia Ford Fiesta millecento sx nera (targata 552020), per poi risollevarlo tipo sei minuti dopo per ripoggiarlo sul bisolo del Panama, che abbiamo avuto cura di lucidare, sempre col culo, per sei anni abbondamenti con cadenza praticamente giornaliera.
Il tempo di minchioneggiare un po' e di cercare di coordinarci tra strofa e coro di Basket Case dei Green Day e poi di nuovo in macchina, cassette nello stereo e via, finchè non ci veniva sonno.
Diecimila lire di benzina bastavano per una settimana, all'epoca. Bei tempi.

Andava che io e lei ci raccontavamo quella vita che ci si parava davanti e che stentavamo a capire, ci raccontavamo quei cambiamenti ai quali non riuscivamo a stare dietro, quel senso di inadeguatezza e di sottile disagio nei confronti del mondo che, con l'andare degli anni, abbiamo sepolto sotto tonnellate di altre nevrosi, altri stati d'animo, ma che sappiamo bene tutt'e due che, se solo volessimo, a scavare per un paio d'ore tornerebbe a galla come se quindici anni fa fossero lontani venti minuti.
Lo sappiamo, ma non ce lo diciamo più.
Al massimo sfioriamo l'argomento, vi alludiamo, ma non lo prendiamo mai di petto.
Perchè ormai siamo grandi.

Andava che la Fiesta ha lasciato spazio alla Punto rossa, alla Y10 color ramarro, all'altra Fiesta verde petrolio, alla Polo turbodiesel, ma bene o male (tranne la sbandata per Papa Ricky che non riesco a giustificare in altra maniera che non sia "turbine orminale" poi fortunatamente rientrato), nello stereo c'era sempre un bel po' di ottima musica.
Musica che succedeva che per botte di ore, ore notturne, cantavamo a sanguinacordevocali, lei con la sua pronuncia da West End londinese, io con la mia da Camaro Superiore, talmente tanto in sintonia che qualcuna, segnatamente Barbara, si interrogava meditabonda e non capiva esattamente cosa stesse succedendo, non lo capiva al punto tale che ad un certo punto un bel giorno d'estate mi ha guardato in faccia e mi ha detto qualcosa tipo "occhei, d'accordo, facciamo che abbiamo scherzato", lasciandomi con un'altra canzone triste da scrivere, e pagine e pagine di un capitolo di quel romanzo di formazione per disturbati terminali che ho vergato a memoria qui, negli anfratti dell'ipotalamo.
Cose che capitavano, quindici anni fa.
E meno male che c'era lei, in quei momenti, quando farsi scapolare il piede, viste i personaggi ai quali mi accompagnavo, era un attimo. Io, che alle solfe e ramanzine e consigli mai richiesti sono sempre stato allergico, e quella presenza costante e mai invadente era veramente quanto di più vicino ad un angelo custode abbia mai avuto.
E avrò mai.

Oggi me la ritrovo qui, una Mary Poppins solo senza ombrello ed un po' troppo di sinistra, e mi scopro a pensare come certe storie siano destinate ad essere intrecciate dal destino che a volte è meglio lasciarlo fare piuttosto che cercare di provare a capire come cazzo agisca.

E penso che è bello averla di nuovo tra i coglioni, mentre mi gratto il mento cercando di capire cosa cazzo voglia dire la discussione di mezz'ora appena sostenuta, a farla innervosire, a desiderare di accoltellarla quando con il ghiaccio nelle sacchette riesce a mantenere l'innocenza e la flemma degli incoscienti durante il sanguinoso conto alla rovescia del giovedi pomeriggio, a fare domande di quelle che farebbero bestemmiare la salma di papa Giovanni Paolo secondo, poste con perversa precisione e tono petulante giusto il maledetto giovedi pomeriggio.
E però sono contento.
Me la ritrovo qui, a ragionare insieme da colleghi, a trovare il suo nome accanto al mio, a considerare come per un uomo quasi di mezz'età e per una donna che per la mezza età ci vogliono ancora un paio d'anni, ecco, ritrovarsi dicianovenni pieni di domande e di canzoni da cantare sarebbe un attimo.

E quindi sono andato a scovare quella canzone che per anni ci ha accompagnato lungo la litoranea, sull'aliscafo per Vulcano, all'aeroporto a prendere un aereo diretto a Londra, sull'autostrada per il Tout-Va, dentro e fuori dal Panama, mentre mi accompagnavi e poi mi venivi a prendere quando provavo con gli Airwalkers, mentre mi confessavi l'inconfessabile stretti nei giubbotti intorno al lago, durante le diecimila birre e le centomila figure che sono passate attraverso la visione deformata delle bottiglie che facevamo fuori, sempre con la testa per aria, con i piedi saldamente piantati sulle nuvole, come scrisse Ennio Flaiano, che nemmeno se ti avesse fatto una polaroid sarebbe riuscito a descriverti meglio, in quei giorni strani tipo quel cazzo di febbraio di tredici anni fa, quando mi sostenevi durante i dubbi, mi raccontavi le debolezze e  mi martirizzavi i coglioni con la corretta pronuncia di Sean Connery
Sono certo che te la ricordi, quella canzone.

Tutto questo.
E tutto il resto che sappiamo, e non ci raccontiamo più.

"I think I'm going insane/ I cant't remember my own name", faceva quella canzone, che se appena appena mi viene in mente che fine ha fatto il cd che la conteneva attacco a bestemmiare come un saraceno.

 E pure tu, mi sa.

 

Buon compleanno, scunchiuduta. So che lo apprezzerai, il titolo di questo post. Anche se non conosci i Libertines.

 

Garantisce Mister TheGoblin | febbraio 22, 2008 17:53 | commenti (10)


venerdì, 15 febbraio 2008
 

Jimi è vivo. E lotta insieme a noi.

(Quale altra città potrebbe dedicare una statua ad un chitarrista mancino, nero, tossicomane e pure morto?)

Garantisce Mister TheGoblin | febbraio 15, 2008 18:03 | commenti (10)


lunedì, 11 febbraio 2008
 

Esiste una versione di Gimme Shelter dal vivo, registrata per un album live che i Rolling Stones dovevano alla loro casa discografica dell'epoca, la Decca, per liberarsi da un contratto strangolacoglioni.
Era il 1972, quando i Rolling Stones erano una macchina da guerra di quelle che non lasciavano prigionieri in vita. 
La Decca si era fatta due calcoli e aveva fiutato l'affare, senonchè Mick Jagger e Keith Richards, che non sono gli ultimi due arrivati, invece che un album intero dal vivo, considerarono bene che il loro ultimo lascito avrebbe potuto essere benissimo un solo brano.
E quindi sulla scrivania dei managers della Decca arrivò una cosettina delicata, intimista, lamentosa, solo chitarra acustica e voce, dal titolo significativo di Cocksucker Blues.
Il blues del pompinaro.
Una finezza che dietro il titolo fuorviante nascondeva liriche, qualora ci fosse stato ancora qualche dubbio, tipo "Where can I get my cock sucked? Where can I get my ass fucked?", che immediatamente sgomberavano il campo dagli equivoci.

E insomma, nel 1972 i Rolling Stones allargavano culi come mai avevano fatto prima e come mai avrebbero fatto dopo. E il motivo è tranquillamente racchiudibile in un nome ed un cognome.
Mick Taylor.
Un ragazzino dalla faccia paffutella, anonima, tutt'altra cosa dalla spettrale magrezza dei Glimmer Twins, che si era fatto le ossa da purista del blues nei Bluesbreakers di John Mayall, cancellando a colpi di Gibson les Paul e Marshall il ricordo di un Eric Clapton pre rincoglionimento senile, subentrando a Peter Green che del "manolenta" ne aveva già preso posto dietro la chitarra solista e facendoci notare dagli Stones che c'avevano i loro problemi con Brian Jones in fase di deragliamento cerebrale.
E insomma, Mick Taylor entra nella banda giusto in tempo per terminare la trilogia nucleare Beggar's Banquet, Let It Bleed e Sticky Fingers, e ne esce all'indomani del maldestro Goat's Head Soup , quattro anni dopo, giusto in tempo di giganteggiare in quel  monolite di suono che è  Exile On Main Street, testamento ed epitaffio dei migliori Rolling Stones che il mondo abbia mai avuto. Un periodo di tempo durante il quale prende basilarmente a calci i culi di chiunque si affannasse dietro ad una sei corde.
Era il 1969.
In Let It Bleed, giusto all'inizio c'è probabilmente il pezzo più significativo dei Rolling Stones, quella Gimme Shelter che in tre minuti e mezzo attraversa tutte le sensazioni negative permesse all'essere umano. Mick Taylor non ci suona, su quel brano. Sia della ritmica che della solista se ne occupa un Keith Richard al quale l'eroina faceva tanto bene quanto la cocaina a Maradona, probabilmente.
In Gimme Shelter, a dare una mano a Mick Jagger, dietro al microfono prende posto la cantante losangelena Mery Clayton, che asfalta i passaggi salienti della canzone con una colata di negritudine che fa cadere la pelle a brandelli.
Dal vivo, di quell'apocalisse sonora, nel 1972, resteranno solo i cinque stones originali. Voce, due chitarre, basso e batteria. Nemmeno il fido Ian Stewart, sesto membro ombra e pianista con i controcazzi, osò avvicinarsi ai tasti bianchi e neri. Gimme Shelter veniva ridotta all'osso, scarnificata e data alle fiamme. E il piromane in questione era Mick Taylor.
Su "quella" Gimme Shelter, il ventunenne coi capelli rossicci e la faccia paffuta libera la sicura alle dita e violenta la Gibson Les Paul come nessuno prima (e mai nessuno dopo, nemmeno quella sega di Jimmy Page) seppe fare, scatenando gli elementi con un suono così grasso e saturo che secondo me il suo Marhall era alimentato a plutonio, non con la normale corrente a duevventi.
In quei cinque minuti, i Rolling Stones annichiliscono chiunque, senza se e senza ma., con una foto del mondo virata in rosso che, per quanto mi riguarda, seguirà a 1970 degli Stooges come personale colonna sonora dell'apocalisse.
Sarà il loro canto del cigno.


E niente, tutto questo bordellino per obbligarvi a cercare questa canzone e ascoltare dal minuto 2:06 al minuto 3:20 e poi dal minuto 4:10 fino a praticamente la fine, per capire il motivo per il quale Bop, quando sente questa Gimme Shelter, si ritrova all'improvviso con il cazzo a forma di grattacielo.

 

A grattacielo, proprio.

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | febbraio 11, 2008 15:17 | commenti (13)


giovedì, 07 febbraio 2008
 

Diggin' the wild.

Mi sono svegliato stamattina che 'ste parole ce le avevo scolpite a scalpellate sulla corteccia cerebrale.

Scavare in profondità, strato dopo strato, cercando di riportare in superficie quelle sensazioni che sono scivolate giù senza che tu te ne accorgessi. Niente a che vedere con l'introspezione, o la psicanalisi, o qualsiasi cosa abbiano demandato a mantecare la confusione che alberga nella testa di una qualsiasi persona che valga la pena di chiamare tale.

E per non sbagliare mi faccio tenere compagnia dai Grant Lee Buffalo e dai Jesus and Mary Chain.
Pare appena iniziato l'autunno, tanto che giurerei di aver visto le foglie cadere.
Sarà che stanotte ho avuto la netta sensazione che Ayrton sia venuto a trovarmi, accucciato aai piedi del letto.
Per vedere come me la cavassi.
Eh, gli avrei risposto.

E' passato un mese.

Oggi piove che pare di essere sul set di Twin Peaks.

Garantisce Mister TheGoblin | febbraio 07, 2008 14:44 | commenti (4)


venerdì, 01 febbraio 2008
 

Allora.

Facciamo che piazziamo la puntina sul solco e ci godiamo i tre secondi di silenzio frusciante prima che inizi il bordello. Così, tipo la boccata d'aria per iperventilare giusto un attimo prima dell'immersione.
Una cosa simbolica, che poi, alla fine, quello che vogliamo è il frastuono, quello che rimbomba nelle orecchie per ore, che lascia quel fischio come di verto infranto sotto le scarpe, quel fischio che vorresti dormire ma non puoi, che così acuto com'è non ti lascia nemmeno chiudere gli occhi.

Blue is the frequency, diceva un tale.

Ecco. C'è mancato tanto così che da blu che erano, tutte le frequenze diventassero rosse.
Quando l'udito è talmente compromesso che riesci a capire quello che ti dicono solo se si piazzano davanti e spalancano la bocca in maniera che il labiale sia inequivocabile, e di conseguenza vivi in un mondo di fischi e frequenze ovattate che ti rendono un estraneo nei confronti delle logiche del mondo esterno, un autistico disadattato che campa tranquillo facendosi solo i cazzi di sua stretta competenza, beh, sono cose che alla fine potrebbero pure fare gioco.
Perchè il numero di cazzate che personalmente riesco a sopportare in un giorno è pericolosamente vicino alla zona rossa, e quindi guardare un idiota dagli occhi iniettati di sangue (segnatamente, l'editore) che ti sbraita contro una cazziata diretta a qualcun altra (segnatamente, la direttrice) che invece fischietta come se non c'entrasse niente e finge indifferenza prima e sollecitudine poi, mentre tutto quello che mi passa nella mente sono frequenze blu che faccio di tutto perchè non diventino rosse all'improvviso,

virgola

e mentalmente ripasso il testo di City Slang versione degli Hellacopters che è bella stridente e fischiante e fastidiosa per i timpani vergini di chi non ha il Rock'n'Roll come patologia terminale, mentre tento disperatamente di seguire la linea solista di quella Gibson 335 che strepita dentro il Mashall Jcm800 fuori da ogni controllo perchè se non lo facessi mi vedrei costretto a spaccare il culo al mio editore,

altra virgola

mentre cerco di ricostruire le cinque voci che si sovrappongono durante il ritornello, sepolte da un magma di distorsione valvolare, per distrarmi da quella voce con una seccante cadenza di paese pedemontano,

ulteriore virgola

mentre urlo mentalmente, tra corteccia cerebrale e sinapsi che iniziano pericolosamente a chiudersi, l'assolo di chiusura, quello definitivo, quello della più cazzuta versione di City Slang che il mondo abbia mai conosciuto,

si, sempre virgola

facendo finta che l'atteggiamento leccaculistico della direttrice è una maniera di pacificare i deliri di un rincoglionito terminale a salvaguardia di certe dinamiche redazionali, mentre invece è semplicemente un preoccuparsi del suo buco del culo dirottando un cazzo volante che girava da ore verso il culo di chi invece, tipo il sottoscritto, non c'entrava nè dal dritto nè dal rovescio, cosa che la renderebbe passibile di sgozzamento immediato,

e adesso qui gli piazzo un punto altrimenti finisce che nessuno ci si racapezza più e non si capisce un cazzo, e siccome sto parlando di storie di un certo livello non voglio che accada. Ci siamo capiti.

Ecco che succede. Ecco a cosa sono costretto, a che compromessi mi forzo a scendere, mentre tento disperatamente di annichilirmi in un ronzio di fondo di frequenze che collidono tra distorsioni e rumore bianco per non esagerare con la reazione, che per me non è mai uguale e contraria, ma diversa e balcanicamente cento volte più violenta, mentre penso che come cura farsi risuonare 24 ore al giorno City Slang versione degli Hellacopters è cosa buona e giusta.

Altrimenti mi vedrei davvero costretto a fare del male a qualcuno.

 

Fortuna che poi la sera sono andato a sciropparmi gli Adel's. E lo sciollero è tornato prepotentemente a sorridermi.

 

Garantisce Mister TheGoblin | febbraio 01, 2008 18:12 | commenti (6)



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